Il ministero della Pubblica Istruzione, e non da ora, sta dimostrando una totale inadeguatezza ad affrontare il tracollo di quella che fu una prestigiosa istituzione, una delle più antiche università del mondo: quella di Catania, Siculae Studium Generale dal 1434.

Da anni denunciamo in maniera rigorosamente documentata quella deriva che con il signor, ora interdetto, Pignataro raggiunse livelli inimmaginabili.

Non a caso al fianco dell’attuale ministro della Lega, l’ex insegnante di educazione fisica Marco Bussetti, siedono alcuni di quei dirigenti latori di quei “pareri barzelletta” che sfidarono le sentenze della magistratura in occasione della decadenza proprio di Pignataro, il protagonista assoluto dell’inchiesta “Università Bandita”.

Del resto basta leggere le pagine dell’inchiesta dedicate alle intercettazioni degli “incontri” tra lo stesso Pignataro e l’allora presidente del CGA Zucchelli che doveva decidere della sua decadenza per rendersi conto della pervasività e tenacia con cui ci si permettevano impunemente comportamenti al di là di ogni decenza.

Quegli stessi dirigenti sono ancora lì, anzi hanno fatto ulteriore carriera, e probabilmente continuano a consigliare, molto male, i vari ministri pro tempore che poi passano lasciando ai loro posti i veri artefici della decadenza dell’intero sistema dell’istruzione italiana di cui il caso catanese è solo l’acme di quel manicomio criminale di cui troppe volte abbiamo scritto.

A segnare un punto a favore della ragionevolezza non a caso quello che prima di tutto è e resta un Professore Ordinario, che quindi il mondo universitario lo conosce bene. E ad un Professore Ordinario perbene, come ce ne sono tanti anche a Catania, quello che è accaduto e sta accadendo non può che far rivoltare lo stomaco.

Al premier Giuseppe Conte, infatti, sono bastati infatti pochi minuti di un incontro con una parte della deputazione catanese di maggioranza, segnatamente i 5Stelle, per capire che Catania è un macello nazionale e richiede interventi drastici, altro che elezioni burla a ferragosto.

Dopo anni di silenzio sulle vicende universitarie, magari in cambio di qualche bannerino da 500 euro, ecco scatenarsi tutta la stampa (si fa per dire) contro il capezzale di quel potere definito dagli inquirenti “di stampo mafioso”: ora tutti vigili e attenti a copiare ed incollare stralci delle centinaia di pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha condotto all’interdizione una parte ancora troppo limitata di quel “sistema” che ha ridotto ai minimi termini il prestigio dell’Accademia catanese.

Mentre sembravano prevalere gli artisti dell’arzigogolio, i prestigiatori del tronfio azzeccagarbugliamento, bravi a scovare niente meno che decreti luogotenenziali del primissimo dopo guerra, ecco che arriva il colpo di scena con l’irruzione in campo del premier Conte, ormai sempre più destinato ad assumere una leadership naturale dopo aver fatto sfogare per oltre un anno i suoi due vice rivelatisi entrambi campioni di social-bluff senza alcuna sostanza.

Il premier Conte ha infatti immediatamente preso in mano la complicata situazione trovando una prima soluzione che bypassa l’inconsistenza del ministro Bussetti, insulsamente ostinato a lasciare il cerino agli stessi appiccatori dell’incendio.

Infatti il presidente del consiglio lancia immediatamente un segnale fortissimo annunciando l’invio di ispettori per verificare quanto avvenuto e controllare quanto in divenire.

Delle 18.12 il primo lancio d’agenzia: “Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato una delegazione di parlamentari delle forze di maggioranza eletti nella circoscrizione di Catania. I parlamentari hanno rappresentato alcune criticità riguardanti il territorio, con particolare riguardo alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto un ampio numero di docenti dell’Ateneo catanese. All’esito dell’incontro il Presidente Conte ha concordato con il Ministro Bussetti l’invio di ispettori per effettuare verifiche amministrative e contabili al fine di accertare la regolarità e la correttezza dei procedimenti amministrativi e dell’impiego di risorse pubbliche, rimanendo impregiudicate le indagini penali di competenza della Procura di Catania. Il Presidente Conte e il Ministro Bussetti hanno assicurato di seguire con la massima attenzione le evoluzioni delle indagini ispettive.”

Notizia devastante per l’establishment locale poi lanciata da tutti i media nazionali che finalmente si accorgono che a Catania in troppi settori il Potere, sacrosanto strumento di composizione di interessi, è stato trasformato in schifo esagerato e finalmente qualcosa si muove per riportarlo nei suoi limiti: meglio tardi che mai.

È una giravolta a 360 gradi, un triplo salto mortale del ministro Bussetti che forse solo adesso si accorge di cosa gli hanno fatto firmare con il decreto del 3 luglio che rimarrà alla storia con quel richiamo al decreto luotenenziale del 1944 e che ha fatto da trampolino al salto con l’asta del Decano Vincenzo De Cataldo che ne ha approfittato per convocare un Senato Accademico che non poteva convocare ed elezioni agostane che non poteva indire.

Ora, e solo ora, con l’intervento del premier Conte, il ministro della Lega, laureato con la tesi “Il minibasket: giocosport educativo” si è accorto della necessità di inviare gli ispettori che speriamo abbiano meno fantasia di quei dirigenti che sinora lo hanno “consigliato”.

Immaginiamo che le puntate da scrivere saranno ancora molte, alla millesima faremo una bella festa: in piazza Università!