200 euro per ogni studente irregolare, cioè che si trovi indietro con i CFU da conseguire per essere considerato in corso. A questo ammonta la cifra richiesta, senza preavviso e in anticipo, agli studenti dell’Ateneo di Catania. Scadenza 31 dicembre 2019 e il provvedimento riguarda una platea di oltre 12.000 studenti: un bel modo di chiudere un bilancio, da top management, certamente legale e trasparente

Di spese anomale e bandi dubbi all’università di Catania ci siamo abbondantemente occupati da sempre. E quanto abbiamo documentato su queste pagine si trova spesso riportato nelle ordinanze della Procura della Repubblica.

E chi pensa che ne gioiamo si sbaglia: che un’istituzione di cultura, antica e (un tempo) prestigiosa come quella dell’Ateneo catanese finisca nelle pagine di cronaca per associazione a delinquere ci duole e non poco. Anche perché i risultati sono sotto gli occhi di tutti: calo di iscritti, calo di qualità nella formazione, calo di credibilità. I ragazzi fuggono e le famiglie preferiscono spendere altrove i soldi destinati all’istruzione dei figli.

Ieri la notizia di una nuova brillante iniziativa: il CdA d’Ateneo ha stabilito che tutti gli studenti “irregolari” dovranno pagare il contributo minimo di 200 euro stabilito dalla legge 232/16 (comma 258), entro la scadenza del 31 dicembre 2019, e non più entro il 10 febbraio del 2020.

Un mese e mezzo di anticipo. Con buona pace della Guida dello Studente. E con tutte le problematiche che comporterà e che i rappresentanti degli studenti stanno già in queste ore segnalando.

Il sistema informatico – che già in fase di regolare iscrizione ha dato non pochi problemi agli studenti – non è programmato per i bollettini anticipati. Tra gli studenti cosiddetti “irregolari” ci sono anche i laureandi che, ultimando il percorso in sessione straordinaria potrebbero essere esonerati dal pagamento del contributo fisso. Ma che in questo caso dovranno pagarlo ugualmente. Senza alcuna notizia rispetto all’eventuale politica di rimborso.

Considerando, tra l’altro che le iscrizioni si chiuderanno il 15 di novembre e che quindi ci sarà chi si ritroverà a pagare iscrizione e quota minima nel giro di meno un mese.

Per non parlare dei disagi arrecati alle famiglie. Anticipare di quasi due mesi una tassa comunque consistente potrebbe mettere in difficoltà alcuni studenti.

Ma i disagi, chiaramente, sono solo per i ragazzi e i loro genitori.

La misura coinvolge oltre 12.000 studenti. Abbondantemente un terzo degli iscritti all’Ateneo.
Moltiplicando 12.000 per i 200€ di contributo fisso da versare si ottiene la “modica” cifra di 2 milioni e 400mila euro.
Da saldare
entro il 31 dicembre e cioè entro la chiusura dell’esercizio di bilancio 2019.

A pensar male si fa peccato, ma il più delle volte si indovina.