Davvero, ammettiamo di non averci creduto fino alla fine, fino a questo venerdì. Quando agli inizi di agosto ci è giunta notizia che l’ateneo catanese stava per realizzare l’assurda operazione di cui ci occupiamo, con tanto di nome annunciato del “predestinato”, eravamo alquanto scettici che avrebbero avuto un tale coraggio. Abbiamo pubblicato, il 10 di agosto, per scrupolo, più per tentare di impedire quello che giudichiamo uno spreco insopportabile ed irragionevole, non sappiamo se legittimo o meno, si vedrà. Abbiamo anche fatto formale accesso agli atti…ma niente, avanti come treni per raggiungere obiettivi che sfuggono all’umana comprensione, o all’umana decenza, si vedrà anche questo.

Il titolo del pezzo del 10 agosto era decisamente suggestivo, persino azzardato nella decisione di metterci addirittura la fotografia di chi si mormorava potesse essere il beneficiario diretto di un bando assurdo:

Poi siamo tornati sull’argomento, il 21 agosto, ponendo altri interrogativi sull’affaire, con seri dubbi sull’origine della richiesta da parte della sezione archeologica del dipartimento di Filologia Classica di Catania e, soprattutto, dimostrando, documenti alla mano che per la materia oggetto del bando, Diritto Romano a Lettere, vi erano già pagati dall’ateneo catanese almeno due docenti ordinari presso la facoltà di Giurisprudenza che svolgono appena la metà delle 120 ore che dovrebbero prestare per contratto e avrebbero quindi aver potuto svolgere, GRATIS, le 36 ore richieste dagli archeologi. Gratis!

Niente da fare, l’Ateneo catanese decide di spendere comunque 120 mila euro l’anno per 36 ore per chiamare un misterioso, a quanto pare mica tanto, professore ordinario da fuori: al modico costo di 3.333 euro l’ora!

A queste non leggerissime supposizioni, nessuna smentita, nessuna replica, nessuna precisazione: piomba il silenzio.

Così il 17 settembre ci attiviamo e inviamo una PEC con accesso agli atti per capire meglio.

Il direttore generale Bellantoni ci risponde 2 volte: la prima ci comunica soltanto che i dati richiesti sono pubblicati sul sito istituzionale, e non è vero perché non riguardano le informazioni che richiedevamo; con la seconda  ribadisce la pubblicazione degli atti e alla domanda più importante circa il numero di candidati presentatisi alla selezione oppone il segreto per la privacy.

Lasciamo stare e decidiamo di aspettare l’esito dei lavori della Commissione.

Altra stranezza riguarda proprio la commissione.

A quanto pare, passo indietro, pare non vi sia alcun atto d’interpello rivolto ai romanisti di Giurisprudenza che avrebbero potuto svolgere GRATIS questo insegnamento.

Non solo questo, ma i romanisti catanesi vengono proprio tenuti inspiegabilmente fuori da tutta la procedura.

La commissione di valutazione, nominata dal Rettore il 25 settembre, è infatti composta tutta da docenti esterni, contravvenendo alla prassi più che consolidata di inserire un componente interno: chissà perché in questa “selezione” vengono scelti tutti da fuori, i prof. Giuseppe Falcone da Palermo, Aldo Petrucci da Pisa e Andrea Lovato da Bari che ne sarà presidente.

I 3 si riuniscono 2 volte, per via telematica, ed il loro lavoro deve essere stato semplice semplice.

Già nel primo verbale dell’11 ottobre prendono atto, chissà con che stupore, che vi è un solo candidato e procedono a fissare i criteri per la complicata valutazione.

Alla seconda riunione del 22 ottobre, sempre telematica, i 3 sottoscrivono l’inatteso esito della bizzarra selezione a candidato unico.

Il candidato unico è quindi, guarda un pò, Orazio Licandro, nato il 6 gennaio 1962.

Che poi non è omonimo dell’assessore alla Bellezza e Saperi Condivisi (o Saperi e Bellezza Condivisa, ci confondiamo sempre) della giunta Bianco: è proprio lui.

Per inciso, nel precedente articolo, vedi che profetici, avevamo persino ipotizzato il costo per l’ateneo catanese se fosse stato scelto un candidato che avesse avuto 56 anni, e scrivevamo: “Considerato che un posto all’Università “è per sempre” ed ipotizzando il profilo di un possibile candidato che potrebbe avere un’età media di circa 56 anni, al costo annuo di 120 mila euro e andando in pensione a 70 anni, il calcolo è presto fatto: 1 milione 680 mila euro nei 14 anni di restante servizio.” 

Superprofetici!

Il successivo 26 ottobre, venerdì, il Magnifico Rettore dell’Università di Catania Francesco Basile decreta:

“A seguito della procedura di selezione, avviata ai sensi dell’art. 18, comma 4, della legge n. 240/2010, per la chiamata ad un posto di professore di prima fascia per il settore concorsuale 12/111 DIRITTO ROMANO E DIRITTI DELL’ANTICHITA’, settore scientifico-disciplinare IUS/18 “Diritto romano e diritti dell’antichità” (profilo), presso il Dipartimento di Scienze umanistiche di questo Ateneo, il prof. Orazio Antonio LICANDRO, nato il 6 gennaio 1962, è stato individuato dalla Commissione quale candidato destinatario dell’eventuale chiamata.”

 

CENTOVENTIMILA euro l’anno per 36 ore di Diritto Romano a Lettere che avrebbero essere potuto essere svolte GRATIS da docenti che svolgono la metà delle ore per le quali sono già pagati!

Questo accade, anzi è proprio accaduto, all’Università di Catania, agli ultimi posti in tutte le classifiche del mondo.

Anno di Grazia 2018…E così è se vi pare!


Riepilogo di tutti i documenti citati:

La richiesta di accesso agli atti da parte di Sudpress

La prima risposta di UNICT all’accesso agli atti da parte di Sudpress

La seconda risposta di UNICT all’accesso agli atti da parte di Sudpress

La nomina della commissione

Il primo verbale della Commissione

La relazione finale della Commissione

Il decreto finale del Magnifico Rettore che individua Orazio Licandro come “selezionato dalla Commissione”