Il sospetto ci era venuto immediatamente, ma come noto a Sudpress se non abbiamo le carte da sottoporre ai nostri lettori evitiamo suggestioni…Abbiamo quindi ricostruito l’esegesi della assunzione dei poteri da parte del Decano dell’Università di Catania Vincenzo Di Cataldo che ha convocato assurde e pericolosissime elezioni per il 23 agosto. A leggere le carte siamo rimasti allibiti, ennesima conferma che la Catania di questi anni rischia di passare alla storia come il più enorme manicomio criminale di tutti i tempi.

Basterebbe mettere a disposizione dei nostri lettori, e magari di qualche altra autorità, il contenuto della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia anno 85° n.74 di sabato 28 ottobre 1944 per rendere superfluo ogni commento.

Non è stato facilissimo reperirla, ma ci siamo riusciti.

Si tratta di un numero in cui sono raccolti in tutta evidenza una serie di provvedimenti figli nientemeno che della dichiarata fase di”defascistizzazione” e quindi da considerarsi del tutto eccezionali, volergli conferire, come hanno tentato, una qualche vigenza è davvero oltre ogni decenza.

Ma facciamo un passo indietro per ricostruire cosa è successo.

Gli effetti dell’indagine “Università Bandita” di DIGOS e Procura di Catania li conosciamo: indagati e interdetti i vertici dell’ateneo catanese, compresi past rettore Pignataro, rettore Basile e prorettore Magnano san Lio. Per questi era addirittura stato chiesto l’arresto.

Immediate sono giunte le dimissioni del rettore Basile che risultano comunicate al ministro della Pubblica Istruzione con nota 21134 del 2 luglio.

Ora, non si sa se questa nota metta formalmente al corrente il signor ministro della Lega del fatto che a Catania è accaduto un terremoto giudiziario o si limita ad una asciutta e decontestualizzata letterina di “normali” dimissioni magari per motivi personali.

Fatto sta che il povero ministro della Lega, che fa la figura del caduto dal pero, in data 3 luglio emana un decreto che è un capolavoro: sarebbe interessante sapere chi glielo ha scritto e sottoposto, noi qualche idea l’abbiamo e ci riporta alla memoria gli incredibili pareri ministeriali all’epoca della vicenda della decadenza Pignataro che non esitammo a definire “barzelletta” e come tali poi risultati decisamente soccombenti alle decisioni del magistratura. Se non li fermi ritornano.

Dicevamo che il decreto è un capolavoro già dal fatto che cita le fonti normative a saltare: parte dal decreto legislativo 300 del 1999, con le sue modificazioni, passando poi al decreto del presidente della Repubblica 31 maggio 2018, per poi tornare ad un Regio Decreto 1592 del 1933, poi a seguire il famigerato decreto luogotenenziale 264 del 1944 per arrivare al decreto del presidente della Repubblica 382 del 1980 e, finalmente, all’ultima riforma, la cosiddetta Legge Gelmini 240 del 2010 per giungere all’unica fonte realmente in vigore che, in virtù dell’autonomia organizzativa riconosciuta da almeno 3 grandi riforme, è lo Statuto dell’Ateneo che la procedura adottata dal Signo Decano non la prevede proprio, anzi potremmo dire la nega decisamente.

Approfondiamo,  consapevoli che sciogliere i nodi di procedure inventate da azzeccagarbugli non è facile, ma ci proviamo.

È lo stesso Decano Vincenzo Di Cataldo a chiarire con una nota stampa dell’8 luglio la fonte dei suoi poteri:

Quindi, secondo loro, ministro della Lega Bussetti che firma e Decano Di Cataldo che interpreta, tutto starebbe lì, nel Decreto Luogotenenziale del 7 settembre 1944 firmato dal povero re Umberto II, come se nel frattempo non vi fossero state decine di leggi innovative che questa norma “defascistizzante” superano.

Il Decano cita infatti solo una parte dell’art. 2, facendogli risalire conseguenze che non può avere, omettendo tutti gli altri 9 articoli che chiariscono inequivocabilmente il contesto storico in cui quelle norme vengono inserite oggi del tutto superate.

Leggetelo voi, articolo per articolo:

In quali casi, come sostiene il decano de Vincenzo, sia stata applicata “pacificamente” una simile procedura non siamo riusciti a scovarlo, di certo non c’è stata alcuna revoca del rettore da parte del ministro né tantomeno risulta sentito il Consiglio dei Ministri.

In realtà, in tutte le norme realmente vigenti, i poteri che si è assunto il signor Decano non sono previsti da nessuna parte.

Quello che è sicuro è che vigente è lo Statuto dell’Ateneo di Catania ed il discendente Regolamento d’Ateneo che, all’art.4 punto 3 recita testualmente:

E proprio questa previsione segnala l’eccezionalità di una condizione che vede impediti entrambi i titolari esclusivi dei poteri di convocazione e presidenza degli organi assembleari dalle cui delibere discende poi la regolarità dei successivi adempimenti, compresi quelli delicatissimi delle elezioni.

Quella seduta del Senato Accademico convocata impropriamente dal Decano Di Cataldo e che ha “invitato” lo stesso Di Cataldo ad indire le elezioni per il 23 agosto semplicemente ed in tutta evidenza NON È VALIDA.

Il Decano, come ampiamente dimostrato, in questa fase non ha alcun potere sostitutivo  o d’intervento.

Infatti, l’unico “organo accademico”, cui fa riferimento il ministro nel suo decreto, competente ad avviare la procedura elettorale è il Senato Accademico che non può essere convocato e presieduto da altri che Rettore o Prorettore: se entrambi mancano è ovvio che devono intervenire gli organi superiori, in questo caso il Consiglio dei Ministri, e se si rileva un vuoto legislativo è questo che deve colmarsi, non inventarsi soluzioni pasticciate ed illegittime che complicano ulteriormente una vicenda già troppo pesante.

Proprio per questo, per evitare ulteriori danni, sembrava ragionevole il ricorso ad una fase commissariale che, garantendo tutti, soprattutto professori, dipendenti e studenti, consentisse di fare chiarezza, decantare le tensioni in atto e riprendere una strada dignitosa.

Si è scelto la forzatura e l’avventura: vedremo se anche stavolta avremo ragione.