E inutile lamentarsi, è il tema dell’estate, quasi come la vecchia canzone dei Righeira: quello che stanno combinando supera la più fervida immaginazione. Adesso spunta un documento, mai contestato dal ministero, datato 2013, in cui si chiarisce testualmente che “le norme di legge che attribuivano funzioni amministrative al decano risultano già da tempo abrogate; la materia è regolata esclusivamente dai singoli Statuti e regolamenti dei vari Atenei.” Interessantissime le firme che accompagnano questa nota: gli stessi dirigenti che adesso l’attuale Decano con super poteri autoattribuiti Vincenzo Di Cataldo asserisce essere d’accordo lui. Chiariscano…

Con una lunga nota del 22 luglio inviata al mondo accademico, il prof. Vincenzo Di Cataldo prova a darsi ragione sulla contestata ascenzione unilaterale ai poteri spettanti al Rettore che ha deciso di assumere unilateralmente facendola discendere da ragionamenti già all’attenzione delle più varie autorità oltre che di tutta Italia.

Sostiene il Decano Di Vincenzo: “A seguito delle dimissioni del rettore, Prof. Francesco Basile, il decano dei Professori ordinari ha avuto dalla legge il compito di indire le elezioni del nuovo rettore e, nel frattempo, svolgere le funzioni di rettore, fino all’elezione del nuovo e limitatamente all’ordinario. Mi permetto di aggiungere che il decano aveva ed ha il dovere di assumere e svolgere questo ruolo, pur non avendolo cercato; e se non lo avesse assunto o non lo svolgesse sarebbe sicuramente responsabile verso la sua Università, non solo sul piano politico, ma anche sul piano strettamente giuridico. Questo nel rispetto del decreto legislativo luogotenenziale 7 settembre 1944, n. 264, la cui vigenza è confermata dal decreto legislativo 1 dicembre 2009, n. 179, e secondo l’art. 12 del regolamento elettorale dell’Università di Catania. Capisco che un decreto umbertino possa sembrare un po’ demodé, e qualcuno lo ha detto, ma chi è chiamato ad eseguire le leggi non può permettersi di autoesonerarsene solo perché un decreto di sicura vigenza reca la firma dell’ex re. Del resto, questo non è certo l’unico caso: in Italia vigono ancora migliaia di leggi e decreti risalenti al periodo monarchico. Proprio perché legittimato a svolgere le funzioni di rettore, il decano aveva ed ha il potere di convocare il Senato accademico, e lo ha convocato. Il Senato ha invitato il decano ad indire le elezioni. E il decano le ha indette. Tutto questo, secondo le norme indicate, e, ripeto, con il consenso unanime del Senato, del Direttore generale e dei Dirigenti tutti dell’Ateneo. E, aggiungo, con piena informazione del Ministro dell’Università.”

Proviamo a smorfiare questo estratto, magari sorvolando sul fatto che il “Decano” parla di sé in terza persona e nella sua esegesi delle fonti si ferma, guarda caso, al 2009, saltando a piè pari del tutto la vera riforma, la Legge Gelmini 240 del 2010, proprio quella che, in uno alla ormai acclarata autonomia degli atenei, spazza via tutta la vecchia legislazione.

Sorvoliamo anche sul fatto che il Decano-Rettore ha ritenuto “ordinario” convocare per il prossimo 31 luglio una seduta di Senato Accademico con 18 punti all’ordine del giorno ed una di Consiglio di Amministrazione con 31 argomenti.

Intanto, primo capoverso, Di Cataldo usa la formula perentoria che il compito lo ha avuto direttamente dalla Legge, che è sempre quella che ha in mente lui, quella che il buon prof. Condorelli in altro articolo definisce “Luogodemenziale”, il famigerato decreto del 1944.

E fin qui ci siamo, sino a quando non si esprimerà un giudice, passa l’opinione di chi se ne arroga la forza.

Qui siamo assolutamente certi che quelle norme siano state implicitamente abrogate da tutta, TUTTA, la legislazione successiva: vedremo. A brevissimo.

Intanto torniamo alle affermazioni del Decano che aprono più di uno squarcio.

Afferma il prof. Di Vincenzo di aver operato con il “consenso unanime dei dirigenti tutti dell’Ateneo.”

Aggiungendo la piena informazione del Ministro che a tal proposito sta dimostrando tutta la sua adeguatezza.

L’affermazione però circa il “consenso unanime dei Dirigenti tutti dell’Ateneo” non può che essere del tutto falsa a meno che si sia in presenza di dirigenti che smentiscono se stessi, ed in questo caso dovrebbero ampiamente motivarlo trattandosi di atti di questa importanza.

Tra i “Dirigenti tutti” cui fa riferimento il Decano ci sono infatti ancora in servizio l’Avvocato Capo dell’Ateneo Vincenzo Reina, l’Avvocato Rosanna Branciforte, Dirigente Area Rapporti Istituzionali con competenze proprio sulle questioni statutarie e regolamentari, e il dr. Vicarelli già Dirigente dell’Area Servizi Generali competente sull’Ufficio Elettorale.

I tre dirigenti sottoscrissero la nota 25548 dell’8 marzo marzo 2013, inviata in allegato al Ministro dell’Istruzione e mai contestata, anzi del tutto realizzata nei suoi effetti.

La nota si riferiva alle procedure da adottare nel caso di cessazione anticipata delle funzioni del rettore in carica e conteneva un’affermazione che sgombrava il campo sin da allora dalle fantasiose forzature che oggi sembra vogliano fare giurisprudenza.

Richiamando peraltro un precedente relativo all’Ateneo di Udine, l’allora Direttore Generale Lucio Maggio con la controfirma, appunto, degli attuali 3 dirigenti di prima fascia Reina, Branciforte e Vicarelli affermava quanto mai contestato ed anzi ritenuto pacifico dallo stesso ministero che ne prese atto: “Le norme di legge che attribuivano funzioni amministrative al decano risultano già da tempo abrogate; la materia è regolata esclusivamente dai singoli Statuti e regolamenti dei vari Atenei.”

Con ciò confermando sin da allora di essere, questi dirigenti, perfettamente consapevoli dei limiti assoluti dei poteri, inesistenti, del decano che invece oggi vengono platealmente e proditoriamente esercitati come discendenti da voleri quasi divini, se non altro reali, nel senso del re!

E del resto appare del tutto ovvio che si tratterebbe di un azzardo del tutto antistorico attribuire niente meno che i poteri di rettore ad una figura che ha il solo merito dell’anzianità: al decano non possono che essere attribuite funzioni del tutto formali nell’ambito di una procedura in condizioni normali del tutto regolata.

Ma se il “sistema” salta, come accaduto nel caso catanese, con tutto il vertice indagato ed interdetto, è quanto meno ragionevole adottare interventi sostitutivi capaci di ricondurre un’istituzione nell’alveo della legalità e, possibilmente, delle efficienza e meritocrazia.

E quindi, questi dirigenti con chi sono “unanimi”?