Cominciano i distinguo, anche via mail, rispetto ad alcune scelte del Magnifico Pignataro che hanno gettato nello scompiglio l’intero Atene che resta tra gli ultimi nelle classifiche nazionali

Lo scontro tra il Magnifico Rettore Giacomo Pignataro e il Direttore Generale  Lucio Maggio, culminato con il licenziamento di quest’ultimo, aveva lasciato i vertici dell’Ateneo catanese, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, alquanto scossi ed alcune componenti non avevano nascosto sin dall’inizio le loro perplessità. 

Nonostante questo, i provvedimenti prima sanzionatori e poi di revoca di Maggio, erano stati approvati a larga maggioranza sia dal CdA che dal Senato Accademico, in alcuni casi con la motivazione che si votava per motivi dichiaratamente politici, per  “spirito di solidarietà istituzionale” con lo stesso Rettore Pignataro eletto da poco e quindi da non sconfessare nella fase iniziale del suo mandato.

La sentenza del Tribunale del Lavoro che il 18 novembre ha ordinato l’immediato reintegro del direttore Maggio nelle sue funzioni di direttore generale, dichiarando in via d’urgenza l’illegittimità della sua revoca, comincia a provocare distinguo tra quanti, a diverso titolo e probabilmente con diverse responsabilità, hanno approvato la proposta del rettore di licenziarlo.

Nei giorni scorsi una mail da parte della professoressa Maria Grazia Cinquegrani, componente del Senato Accademico, ha raggiunto tutti i componenti dell’Ateneo catanese: “Carissimi, per opportuna conoscenza invio copia della mia dichiarazione rilasciata in seduta di Senato Accademico il 13 maggio 2014, sul punto relativo alla rescissione del contratto del dott. Lucio Maggio direttore generale: “Voto a favore della proposta del Rettore senza entrare nel merito della contrapposizione giuridica ormai evidente tra il Direttore Generale, il Rettore e parte del CdA, solo come atto di fiducia al Rettore ed al CdA, organi elettivi di Ateneo.”

In realtà, nel corso della seduta del Senato Accademico del 13 maggio che approvava (con la sola a tensione del senatore Giulio Fortini) la proposta del Rettore Pignataro di licenziare Maggio, tutti gli intervenuti avevano ritenuto opportuno far riportare a verbale che il loro parere favorevole non era determinato da una valutazione nel merito della questione, quanto per motivi definiti, dagli stessi senatori, “politici”, ritenendo di “dover dare fiducia agli organi democraticamente eletti e cioè il Rettore ed il CdA”.

Questo infatti il deliberato finale (allegato in calce all’articolo) riportato nel verbale: “Il Senato, con l’astensione del dott. G. Fortini, esprime viva preoccupazione per le vicende rappresentate dal rettore, anche con riferimento al relativo clamore mediatico; confida pienamente nell’operato del rettore e del Consiglio di amministrazione;”.

Evidentemente questa incondizionata fiducia comincia a vacillare avendo subìto il duro colpo di una sentenza giudiziaria che dà platealmente torto proprio ai “vertici democraticamente eletti”, aprendo tra l’altro la strada ai già annunciati ricorsi risarcitori da parte del direttore Maggio, che si vede adesso sostenuto anche nelle sue lamentele circa la grave lesione della sua immagine personale e professionale chiaramente riconosciuta nell’ordinanza del giudice del lavoro.

Il fatto che i senatori accademici abbiano avvertito l’opportunità di chiarire al momento della votazione le motivazioni esclusivamente “politiche” di sostegno al Rettore, e di ribadirlo adesso con mail dirette a tutto l’Ateneo, dimostra il forte disagio di quanti si sono sentiti trascinati in uno scontro che “ha fortemente scosso l’Ateneo” e probabilmente continuerà a scuoterlo sino a che non verranno tratte le conseguenze di scelte che si sono rivelate, per come sentenziato dal giudice, del tutto illegittime coinvolgendo nelle responsabilità, forse anche patrimoniali, l’intero Ateneo.

Di fronte ad una simile situazione cominciano infatti a circolare voci negli ambienti universitari  circa la perdita di credibilità di un rettorato che si è lanciato a testa bassa in questo scontro rivelatosi disastroso e che, per altro verso, non pare stia riuscendo a garantire quell’effettivo rilancio per cui era stato “democraticamente eletto”.

 Verbale Senato Accademico 13 maggio 2014

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