Ci mancava solo il “decano” Di Cataldo…Ormai è un classico, almeno sin dai tempi della decadenza di Pignataro, oggi indagato, ad Unict ne combinano più di Bertoldo. Ora, dopo lo scandalo dell’indagine “Università Bandita” che ha azzerato i vertici accademici dell’ateneo catanese, con il rettore Francesco Basile dimissionario e il pro-rettore Magnano San Lio interdetto, accade che nessuno abbia titolo per esercitare poteri sostitutivi. L’unica soluzione ragionevole, come prospettato da più parti, sarebbe l’intervento del Ministero per l’istruzione che anche in questo caso pare non accorgersi di quello che accade da anni a Catania. 

Chi segue questa testata, e per le nostre inchieste sull’università sono stati decine di migliaia gli attenti lettori, ricorderà le incredibili resistenze adottate dall’allora rettore Pignataro per schiodare il quale dalla magnifica poltrona occorse nientemeno che una “sentenza interpretativa” del CGA perché proprio non voleva capirlo che doveva mollare: ora, leggendo gli atti dell’indagine della DIGOS che lo ritiene al vertice di un’associazione a delinquere, cominciamo a capire il perché.

Basta leggere alcuni degli articoli in calce per ricordare quello che combinò tra pareri, contro pareri, interpretazioni e “valutazioni” varie.

Sembrava si fosse raggiunto il massimo della “creatività resistenziale”, e invece a quanto pare al grottesco non c’è limite arrivando in un momento così delicato ad inventarsi di sana pianta poteri e procedure che nessuna norma prevede.

Quello che è accaduto nei giorni scorsi all’università di Catania non ha precedenti e probabilmente non risultava prevedibile che l’intero vertice amministrativo venisse azzerato con un provvedimento di interdizione da parte dell’autorità giudiziaria: è un evento eccezionale al quale occorrerebbe trovare una soluzione straordinaria e non certo inventarsi soluzioni avventuristiche come pare stiano tentando.

Nell’ateneo i poteri accademici, a partire da quelli di convocazione dei vari organi statutari, sono infatti concentrati tutti nelle mani del rettore e, in caso di suo impedimento, in quelle del pro-rettore: non esistono ulteriori figure che possano far fronte ad eventuali vacanze.

In casi simili il sistema va in tilt, per uscire dal quale occorre necessariamente l’intervento di un’Autorità superiore, come il ministero, non certo l’iniziativa di figure formalmente inesistenti, al limite subordinate e comunque prive di qualsiasi legittimità ad agire.

Ma evidentemente, anche stavolta, nell’ateneo di Catania si preparano a creare i soliti pasticci cui ci hanno abituati: l’iniziativa estemporanea del decano Vincenzo Di Cataldo di convocare sua sponte il Senato Accademico per le ore 8 di questo lunedì 8 luglio con addirittura all’ordine del giorno gli adempimenti per le elezioni del nuovo rettore appare proprio come una sfida al buon senso se non altro.

Abbiamo infatti letto tutta la normativa di riferimento relativa agli organi statutari e in nessuna norma è previsto che il decano, che non è un organo statutario ma semplicemente il professore ordinario più anziano d’età, possa assumere una simile iniziativa.

Potremmo sbagliarci e per questo motivo in calce alleghiamo Statuto vigente, Regolamento d’Ateneo e Regolamento elettorale.

È infatti previsto, art.6 comma 3 lettera c dello Statuto, che il Senato Accademico possa essere convocato esclusivamente dal rettore ed in caso di suo impedimento dal pro-rettore: entrambi, per i noti motivi, non possono farlo ed infatti non lo hanno fatto.

La convocazione del Senato sarebbe atto propedeutico per avviare le procedure elettorali che, detto per inciso e al di là delle norme, in una fase come questa appaiono del tutto frettolose con un’indagine di queste proporzioni ancora in corso.

Lo abbiamo già scritto: a seguito di una situazione eccezionale come quella accaduta all’ateneo catanese occorre una soluzione temporanea altrettanto eccezionale, con l’intervento del competente ministero che modificando la normativa, (avendone esso si il potere di farlo magari in consiglio dei ministri), possa predisporre un opportuno commissariamento che consenta adeguatamente di creare le condizioni per tornare ad una possibile normalità.

Pensare che si possa votare per il nuovo rettore in una condizione come questa appare davvero tracotante ed irresponsabile: prima occorre fare chiarezza e mettere ordine, condizioni che non possono essere assicurate da quanti rischiano di apparire come interessati esclusivamente al mantenimento di uno status quo del quale c’è poco da mantenere.

Non si spiega altrimenti tutta questa fretta.

Cosa vogliono fare, andare ancora in “continuità”? Quella “continuità” che ha portato l’Università di Catania dov’è adesso, travolgendo anche persone perbene che avrebbero potuto giocare tutt’altro ruolo!

Ci si dirà che la democrazia…il funzionamento…l’efficienza…tutta fuffa: votare in questo momento e per di più su iniziativa di chi non ha alcun potere per convocare organi statutari non fa altro che aumentare la confusione ed i rischi di avventure ulteriormente dannose per l’ateneo.

L’ipotesi della Procura, tutta da confermare ma già validata da un GIP, che l’Università di Catania fosse in mano ad una vera e propria associazione a delinquere meriterebbe maggiore prudenza da parte di chi più o meno consapevolmente quel sistema ha frequentato a alle cui gesta ha quanto meno assistito.

Chi asseconderà questo progetto rischia di doverne assumere tutte le responsabilità, a partire dai senatori accademici che si piegheranno ad una simile procedura.

Il Decano, come detto, è semplicemente il più anziano d’età tra i professori di prima fascia, gli ordinari: non è un organo staturio e non ha alcun potere d’iniziativa autonoma.

Ha il compito, solo ed esclusivamente in virtù della sua anzianità anagrafica, di sovrintendere alle procedure elettorali e proclamare il rettore eletto: punto!

Le elezioni, invece, vanno indette dal rettore in carica “sentito il Senato Accademico” che solo lo stesso rettore può convocare.

In caso di suo impedimento, il Senato può essere convocato dal pro-rettore.

Nel caso di impedimento di rettore e pro-rettore non è previsto da nessuna parte che si possa procedere ad un simile adempimento: qualsiasi iniziativa rappresenterebbe una forzatura che andrebbe a soccombere a qualsiasi ricorso peraltro già annunciato appena partita questa improvvida convocazione da parte del decano che, ribadiamo per l’ennesima volta, non ha alcun potere di convocare il Senato Accademico.

Lasciando perdere la domanda del perché il prof.avv. Vincenzo Di Cataldo abbia assunto una simile iniziativa, non possiamo che ribadire la nostra preoccupazione per le sorti della più importante istituzione accademica della nostra comunità, già duramente fiaccata dalla grottesca vicenda della resistenza alla sua decadenza del precedente rettore Pignataro, ora massacrata dagli esiti dell’indagine “Università Bandita”: occorre un intervento immediato da parte del Consiglio dei Ministri, augurandoci che lo stesso Senato Accademico questa mattina alle 8 riesca a sottrarsi a questa ennesima pericolosa avventura e sia magari proprio lo stesso Senato, in un rigurgito di decoro, a chiedere al ministero un quanto mai opportuno intervento.

Statuto vigente dell’Università degli Studi di Catania

 

Regolamento elettorale dell’Ateneo di Catania