In un commento ci viene contestato di occuparci “solo” di Università, WonderTime, corruzione e politica: e di che dovremmo occuparci? In attesa di conoscere gli esiti delle indagini annunciate sulla gestione del comune di Catania di cui ci siamo occupati a lungo, crediamo proprio che, per quanto riguarda la “nera” quanto accade nell’ateneo catanese sia di sommo interesse per i nostri lettori, e per quanto riguarda la “bianca”, WonderTime ci pare sia una delle poche cose positive degne di menzione: a noi sembra equilibrato. Per scippi e spaccio, di certo importanti, legga altre testate caro amico. Tornando al caso: Codacons ed Unicodacons hanno formalmente contestato con un esposto allla Procura della Repubblica di Catania la convocazione del senato accademico e chiedono indagini per abuso d’ufficio e usurpazione di funzioni pubbliche. Alla convocazione del Senato per l’elezione delle elezioni fissate per il 23 agosto, si aggiungono adesso le nuove sedute del 31 luglio. Si pone anche il problema del mancato avvio del procedimento disciplinare nei confronti degli indagati interdetti i cui termini a norma di statuto scadrebbero il prossimo 29 luglio.

CODACONS  ed UNICODACONS (Osservatorio per la qualità dei servizi accademici), dando seguito alle diverse perplessità sollevate da più parti, hanno depositato un esposto-denunciaalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania per la controversa convocazione del Senato accademico per le imminenti elezioni del nuovo rettore dell’Università di Catania. Lo ha reso noto l’Avv. Carmelo Sardella, Dirigente dell’Ufficio Legale Codacons.

L’esposto a firma del Presidente Regionale Codacons, Avv. Giovanni Petrone, contesta l’illegittima convocazione del senato accademico. Infatti, dopo lo scandalo dell’indagine “Università Bandita” che ha azzerato i vertici accademici dell’ateneo catanese, con il rettore Francesco Basile dimissionario e il pro-rettore Magnano San Lio interdetto, interdizione per quest’ultimo poi revocata dal GIP ma ormai decaduto in quanto dimesso il rettore, nessuno aveva titolo per esercitare poteri sostitutivi.

In contestazione è anche la vigenza del Decreto Luogotenenziale del 7 settembre 1944 che sembrerebbe esser stato utilizzato dal Decano per convocare d’urgenza le imminenti elezioni del rettore.

In realtà, come già scritto, lo stesso decreto del 1944, superato da decenni di norme innovative e persino dagli statuti delle università, è stato utilizzato per convocare altre sedute degli organi statutari con all’ordine del giorno decine di punti difficilmente rientranti nella necessaria amministrazione.

Nei giorni scorsi il CODACONS aveva richiesto di un intervento chiarificatore da parte del Ministero e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con un auspicato apporto collaborativo da parte dell’ANAC.

Adesso, si ipotizza, invece, il reato di abuso d’ufficio e usurpazione di funzioni pubbliche.

Infatti, commenta l’Avv. Petrone, in nessuna norma è previsto che il decano, che non è un organo statutario ma semplicemente il professore ordinario più anziano d’età, possa assumere una simile iniziativa. Le elezioni, invece, vanno indette dal rettore in carica “sentito il Senato Accademico” che solo lo stesso rettore può convocare. In caso di suo impedimento, il Senato può essere convocato dal pro-rettore. Nel caso di impedimento di rettore e pro-rettore non è previsto da nessuna parte che si possa procedere ad un simile adempimento.

CODACONS e UNICODACONS, quindi, conclude l’Avv. Sardella, hanno chiesto alla Procura di Catania di svolgere tutte le opportune indagini per accertare se la convocazione del Senato accademico per indire le elezioni dell’Università di Catania sia avvenuta in violazione di legge da persona che non può esercitare la pubblica funzione, senza legittima investitura e per fini esclusivamente propri e in contrasto con quelli della pubblica amministrazione.

Ad appesantire il quadro la mancata attivazione, a quanto si sa, della procedura disciplinare nei confronti degli indagati colpiti da misure cautelari.

Delle due infatti l’una: o il Decano, in virtù del famigerato decreto luogotenenziale del 1944, assume tutti i poteri e quindi i doveri, oppure no.

Se è legittima, in sostituzione del rettore, la indizione delle elezioni e persino la convocazione di Senato e Consiglio di Amministrazione, allora deve considerarsi doverosa l’attivazione della procedura disciplinare.

Infatti l’art. 10 del Regolamento d’Ateneo, questo si di sicuro vigente, recita: “Procedimento disciplinare nei confronti dei professori e dei ricercatori e Collegio di disciplina
1. L’avvio del procedimento disciplinare nei confronti dei professori e dei ricercatori spetta al rettore. 2. Il rettore, per ogni fatto che possa dare luogo all’irrogazione della censura, non oltre trenta giorni dalla conoscenza dei fatti, contesta l’addebito all’interessato.”

Quindi, in sintesi, o il decano sta usurpando pubbliche funzioni (giacché il decreto luogotenenziale è abrogato da decenni e vige il regolamento di ateneo che gli impedisce di convocare e presiedere senato accademico e consiglio di amministrazione) e in questo caso potrebbe scattare l’art. 347 codice penale. Ovvero, se al contrario e per come si sta comportando, ritiene di averli questi poteri, omettendo l’avvio del procedimento disciplinare nei termini prescritti, e favorendo per tale via Pignataro e compagnia, rischierebbe di abusare del suo ufficio incorrendo così nella possibile violazione degli artt. 323 e 328.

Insomma, un discreto pasticcio…accademico.