Non si fermano le polemiche e neanche le ulteriori “sorprese” collegate all’ormai famigerato “Bando da 120 mila euro per le 36 ore l’anno di Diritto Romano a Lettere” spuntato d’incanto in pieno agosto. La prima novità interessante è che, a quanto pare, si tratta di un’operazione gestita tutta in “famiglia”, considerato che  a firmarlo (non ce ne eravamo accorti) il 27 luglio, in vece del Rettore eletto (che ancora non si è pronunciato sull’intricata vicenda), è stato il Pro-rettore Giancarlo Magnano San Lio che, guarda caso, è stato a lungo direttore del dipartimento di Scienze Umanistiche prima di passarne lo scettro a Maria Caterina Paino, la stessa che ha formalizzato la proposta dei fantomatici archeologi dando il via all’operazione “120 mila euro per 36 ore a Lettere”. Entrambi ritenuti, come la maggior parte degli attuali delegati rettorali, fedelissimi del rettore decaduto Giacomo Pignataro, nominati in dichiarato e discutibile ossequio ad una “continuità” che mantiene l’Ateneo di Catania agli ultimissimi posti di tutte le classifiche nazionali. Forse qualche cambiamento, dopo 18 mesi di “assestamento infruttuoso”, sarebbe il caso di cominciare a farlo! Intanto l’associazione dei consumatori CODACONS ha chiesto formalmente al Rettore Basile di procedere alla revoca di questo e altri bandi.

Mentre le polemiche montano e non si escludono sviluppi di diversa natura, con una nota diffusa ieri, Codacons e Unicodacons hanno chiesto al rettore Francesco Basile di annullare i bandi per la chiamata di un professore ordinario di Diritto Romano e per l’affidamento di altri 160 incarichi per docenze esterne.

Riportiamo integralmente il comunicato:

“Quando sembrava che il ferragosto avesse portato via le polemiche suscitate dai bandi di insegnamento pubblicati dall’Università di Catania in un periodo di vacanze, ci pensa SudPress a richiamare nuovamente l’attenzione  generale sulla vicenda del bando per il Diritto Romano ad Archeologia.

Adesso la situazione incomincia a diventare sempre più chiara.

Infatti, nel recente articolo dal titolo “Unict: e il bando per il Diritto Romano ad Archeologia …si complicò”, il giornale online SudPress rivela la  decisione dell’ateneo catanese di utilizzare 120 mila euro l’anno per pagare un insegnamento complementare, cioè a scelta dello studente, di appena 36 ore di insegnamento.

CODACONS e UNICODACONS (Osservatorio per la qualità dei servizi accademici) ritengono che tale significativa somma possa essere utilizzata per migliorare i servizi affidando l’insegnamento in argomento  ad uno dei docenti, e sono parecchi, del medesimo raggruppamento disciplinare o di raggruppamento  affine in servizio presso l’ateneo catanese.

La cosa sarebbe abbastanza grave (chiediamo al Rettore di verificare) se risultasse vero il fatto che alcuni di questi docenti siano annualmente impegnati per un monte ore largamente inferiore a quello per cui vengono pagati.

Se alla poco edificante decisione di ingaggiare a tempo indeterminato un professore ordinario pagandolo a peso d’oro, aggiungiamo anche quella relativa al bando 2878, anch’esso già attenzionato dalla cronaca ma passato rapidamente in dimenticatoio, ne viene fuori un quadro della gestione della didattica dell’Università di Catania desolante.

Appare opportuno ricordare come con il bando 2878 sia stato arruolato un esercito di oltre 160 docenti esterni, con contratti di poche decine di ore di docenza ciascuno. Per tale operazione, ritenuta necessaria per tamponare le perniciose sofferenze che affliggono ben oltre 50 corsi di studio, tra triennali e magistrali, l’Università distribuisce graziosamente oltre 160mila euro l’anno per lo svolgimento di oltre 6200 ore di didattica.

Allora CODACONS e Unicodacons chiedono al Rettore Basile: “siamo sicuri che fosse proprio necessario ricorrere a docenti esterni, con i requisiti di esperti di chiara fama e cultori della materia? – Siamo sicuri che non si potesse ricorrere a docenti  e ricercatori in servizio perché tutti impegnati a svolgere appieno il monte ore per cui sono pagati E’ stato appurato se i 50 corsi di laurea che necessitano del supporto di 160 docenti esterni fossero tanto richiesti dagli studenti da giustificare la loro attivazione?”

Se così non fosse, potrebbe sorgere il dubbio che oltre al bando per l’insegnamento di Diritto Romano, anche questa pioggerella di incarichi di insegnamento  non siano necessari a sostenere la didattica.

Comunque, aldilà dei dubbi più o meno legittimi, si avverte nettamente la sensazione che la nostra Università continua ostinatamente a foraggiare troppi autoreferenziali e improbabili corsi di laurea, incurante che sono proprio essi la causa principale di forti sperequazioni di risorse umane, strumentali e finanziarie.

Tale politica poco lungimirante  – dichiarano i vertici delle due organizzazioni- si è già concretizzata con una umiliante e crescente perdita di credibilità dell’ateneo catanese testimoniata  dal drammatico e vistoso calo del numero di iscritti, meno 16 mila in questi ultimi anni,  che vanno a cercare in altre università l’offerta formativa che quella di Catania non sembra più in grado di dare.

Che quella sinora perseguita dall’Università di Catania sia una politica “AUTOLESIONISTA”, oltre che dalla fuga di studenti,  è ulteriormente testimoniato dalle minori risorse attribuite dal MIUR, nonché dalla scarsa considerazione e capacità di attrarre adeguate risorse comunitarie.

Alla luce di quanto sopra esposto, CODACONS e UNICODACONS chiedono al Rettore dell’Università di Catania, Prof. Francesco Basile, di intervenire con urgenza ed annullare gli effetti dei bandi in questione.”