E si, perché pare che di questa “riunione” di archeologi così interessati al Diritto Romano non ci sia traccia e perché a votare l’esosa decisione da 120 mila euro l’anno è stato un consiglio di amministrazione d’Ateneo di cui fa parte, guarda caso, proprio una professoressa ordinaria di Diritto Romano che svolge la metà delle ore per le quali viene pagata: perché non andava lei ad Archeologia, invece di “chiamare” un (ancòra) misterioso Ordinario a così caro (ed ingiustificato) prezzo?

Nel precedente articolo abbiamo posto il problema di quanto accadeva in università nel periodo più caldo dell’anno: evidentemente non solo metereologicamente.

Maria Caterina Paino

Riepilogando: Il dipartimento di Scienze Umanistiche, nella seduta dello scorso 16 maggio, si è messo in testa di inserire tra le materie del suo corso di Filologia Classica il Diritto Romano, materia tipica di Giurisprudenza caratterizzata dal codice IUS/18, e per farlo ha chiesto la “chiamata” da altra università di un professore ordoinario che, abbiamo visto anche questo, comporta una spesa aggiuntiva per le casse dell’ateneo catanese di oltre 120 mila euro l’anno, cifra con la quale si potrebbero fare tante altre cose.

Ancora presto per dire se si tratta di una “chiamata ad personam” mascherata da bando pubblco: si saprà a breve.

I feedback ricevuti a quell’articolo ci hanno indotto ad approfondire la questione. E lo abbiamo fatto.

La prima curiosità sorge proprio sull’origine di questa richiesta che viene attribuita dalla direttrice del dipartimento Maria Caterina Paino ad imprecisati colleghi dell’area romanista di Archeologia.

Nel verbale del 16 maggio, infatti, si fa riferimento ad una riunione della sezione di Archeologia durante la quale sarebbe stata avanzata questa richiesta di, testuale, “una chiamata di I fascia per il settore scientifico disciplinare IUS/18 Diritto Romano e diritti dell’antichità.”

Chissà perché a questi romanisti sia venuto in mente di avere bisogno per una materia, come vedremo molto complementare, addirittura di un Ordinario.

In ogni caso, del verbale di questa “riunione” di archeologi romanisti non c’è traccia e non siamo ancora riusciti ad individuare a quale dei docenti di Archeologia sia venuta la brillante idea: a saperlo saremmo lieti di poterne comprendere meglio le ragioni e facciamo appello all’intero corpo docente, magari il responsabile si fa avanti e ci spiega, ne saremmo lieti di darne conto:

Ma l’arcano continua.

Con una certa fatica, alla fine scoviamo dove gli archeologi catanesi hanno inteso inserire questa materia così importante da richiedere la chiamata esterna di un Ordinario: nel secondo semestre del primo anno, tra le complementari.

Hanno un pò cambiato la denominazione che diventa “Storia delle istituzioni politiche dell’antichità”, ma sempre con il codice identificativo IUS/18.

Quello però che stupisce è il peso didattico che gli hanno attribuito: si tratta di una complementare da appena 36 ore d’insegnamento!

Questo significa che ogni ora costerebbe la bellezza di oltre 3 mila e 300 euro: non c’è male, neanche un Nobel.

Per non dire che andrà verificato quanti degli studenti iscritti a Filologia Classica, che pare non superino il centinaio, andranno a scegliere questo insegnamento: è probabile, in base alle statistiche universitarie, che non superino le 5 unità ed in questo caso l’ateneo catanese andrebbe a spendere 24 mila euro per ciascuno di questi e per un insegnamento meramente complementare.

Non proprio un modo oculato di gestire le già scarse risorse finanziarie.

Ma andiamo avanti e torniamo al fatto, già accennato nel precedente articolo, che l’Università di Catania docenti romanisti di questa materia ne ha già più che in abbondanza, anzi probabilmente persino a spreco considerato che non riescono a fare neanche le ore che gli vengono pagate.

Vediamo meglio.

I docenti di area romanista presso la facoltà di giurisprudenza di Catania sono ben 8: 3 Ordinari, 2 Associati e 3 Ricercatori.

Gli ordinari a tempo pieno hanno l’obbligo, contrattuale, di svolgere ogni anno almeno 120 ore d’insegnamento in aula e per questo vengono pagati, a prescindere se poi queste ore le facciano o meno: dipende dagli studenti iscritti e dalle scelte didattiche dei dipartimenti.

Nel caso dei docenti della materia in questione, IUS/18, abbiamo i professori Rosaria Longo, Francesco Milazzo, Arcaria Francesco, Renato La Rosa, Mario Genovese, Lucio Maggio, Eleonora Nicosia e Patrizia Nicosia.

E vediamo un pò quali sono i carichi di lavoro dei singoli docenti?

Nel caso degli ordinari a tempo pieno, ricordiamo, costano appunto oltre 120 mila euro l’anno e sono pagati per svolgere almeno 120 ore di insegnamento frontale, come recita l’art. 2 del “Regolamento per l’assegnazione ai professori e ricercatori dei compiti didattici”.

Nel specifico, come abbiamo visto sopra, abbiamo gli ordinari Rosaria Longo e Francesco Milazzo che ne occupano appena la metà, rimanendogli ben 60 ore già pagate con le quali avrebbero tranquillamente potuto assolvere alle 36 ore complementari richieste dagli esigenti archeologi del dipartimento di Filologia Classica: GRATIS!

Ma se proprio non si voleva, per arcane ragioni, disturbare gli illustri ordinari di Giurisprudenza, che sarebbero stati obbligati a questo insegnamento, potevano quanto meno interpellare i 3 Ricercatori, che non hanno l’obbligo dell’insegnamento ma possono eventualmente farlo.

Nel caso dei 3 romanisti di Giurisprudenza, nessuno di loro è impegnato in insegnamenti frontali e si potrebbe, con il loro consenso non essendo obbligati a differenza di Ordinari ed Associati, chiedere il loro impegno.

In questo caso ai Ricercatori le ore d’insegnamento andrebbero pagate extra e non è difficile farne conto.

Per l’insegnamento frontale di un Ricercatore il costo orario è fissato in 25 euro che, moltiplicato per le 36 ore dell’insegnamento romanistico voluto dagli archeologi, sommerebbe, per tutto l’anno accademico, ad appena 900 euro!

Contro gli oltre 120 mila della brillante proposta riportata dalla direttrice Maria Caterina Paino e subito accolta dal consiglio di amministrazione dell’Ateneo nella seduta del 20 giugno 2018, “si badi a valere sui punti organico d’Ateneo”.

E qui un’altra curiosità.

Intanto, a distanza di 2 mesi il verbale del CdA non risulta ancora pubblicato, e poco giova segnalare che c’è di mezzo l’estate perché il tempo di pubblicare il bando di questa “chiamata” di cui ci occupiamo lo hanno avuto e in pieno agosto!

Sarebbe interessante leggerlo, intanto per comprendere meglio le ragioni di questa scelta, ma anche per conoscere i componenti presenti alla seduta.

Rosaria Longo

Infatti tra i consiglieri di amministrazione c’è proprio la professoressa ordinaria Rosaria Longo di cui sopra, la stessa titolare dell’insegnamento IUS/18 in questione e che svolge appena la metà delle ore di insegnamento cui sarebbe tenuta e per le quali è già pagata: avrebbe potuto alzare la manina e segnalarlo ai distratti colleghi di CdA cui, evidentemente, questi calcoli…sfuggono.