Asili comunali. Ce ne siamo già occupati non una, non due, ma ben tre volte. Non ci pesa affatto scrivere tanti articoli sullo stesso argomento, ma ciò che ci dispiace è che non siamo ancora riusciti a sortire alcun effetto concreto. Sembra il giorno della marmotta: il tempo si riazzera e tutto resta comunque sempre uguale. Anche ieri le ennesime telefonate per ascoltare parole al cospetto delle quali non possiamo mai e poi mai smettere di indignarci: le testimonianze di persone che si trovano a dover lavorare gratis, da circa 10 mesi. Sembrano storie simili, semplici, tutte diverse, ma tutte in qualche modo uguali. E nessuna di queste è in alcun modo accettabile.

Sarebbe facile tentare di ribadire per l’ennesima volta quello che già abbiamo detto. Accennare che ai dipendenti spetterebbero fondi europei PAC – sulla carta assolutamente vincolati e garantiti, formulare delle perplessità nei confronti delle cooperative Delfino, Fenice, Esperia ed Infomedia – artefici di fatture che puntualmente tornano indietro perchè piene di errori, indagare sul “consorzio quarantacinque” di Reggio Emilia – gruppo del terzo settore al quale quasi tutti gli asili della provincia fanno riferimento. Ma oggi affronteremo il problema da un’altro punto di vista. Cuore a cuore, raccontando una storia semplice. Quasi una fiaba “nera”, se non fosse tutto assolutamente gravissimo e inaccettabile.

C’erano una volta, in provincia di Catania, quattro asili comunali. Tre nella zona del centro, uno a Misterbianco; più due spazi gioco a Lineri e Motta Sant’Anastasia. Ogni giorno i circa ottanta dipendenti che si occupano del benessere dei piccoli catanesi si svegliano e vanno al lavoro. Lo fanno con il sorriso sulle labbra e la preoccupazione nel cuore, perchè praticamente non guadagnano, e fanno fatica a provvedere ai propri bisogni e a quelli dei propri cari. Una delle protagoniste di questa “fiaba al contrario” è, diciamo, la fata Morgana.

Morgana è preda di una maledizione potente ed apparentemente inevitabile: fin dal suo primo giorno di lavoro viene pagata con ritardo, o non viene pagata affatto. “Il problema c’è da sempre. Il primo anno mi hanno pagato la prima mensilità dopo 6 mesi. Come minimo c’è sempre stato un ritardo di questa entità, ma poi si è arrivati a “blocchi” nei pagamenti anche di dieci mesi, come siamo adesso. Nel nostro ambiente si parla sempre di incontri tra sindacati e assessorato, tra cooperative e rappresentanti, ma di cosa avranno da parlare se non cambia nulla?”.

“E in tutto questo non abbiamo mai ricevuto una vera risposta al nostro problema. Negli altri comuni non c’è alcun disagio di questo tipo, e ci hanno detto che anche da noi i fondi europei PAC dovrebbero arrivare regolarmente”. E allora dove sta l’impedimento, dove si inceppa la catena? Dato che ci troviamo nel mondo magico delle fiabe, sarà per caso colpa di una “fattura”? Esatto!

“I fondi non possono essere svincolati e non possono arrivare a noi lavoratori perchè le cooperative fanno delle fatture sbagliate, che tornano sempre indietro. Ma perchè le cooperative continuano a sbagliare in maniera sistematica? Dovrebbe essere anche nel loro interesse sbloccare i soldi, a meno che non ci sia altro sotto…” conclude Morgana.

E lei e tutti gli altri protagonisti della nostra fiaba, come vivono questa situazione? “Noi non abbiamo fatto trapelare nulla nei confronti dei bambini. Le mamme non se ne sono accorte in tutto questo tempo. Cerchiamo di camuffare per quanto è possibile, ma adesso la situazione è insostenibile”.

Da giorno 17 maggio il nostro “fantabosco” entrerà in sciopero ad oltranza, perchè non esiste alcun motivo plausibile per il quale questa possa essere ritenuta una situazione accettabile.

Nemmeno nelle fiabe.