Il tema della corruzione, una delle questioni più discusse in Italia nell’ultimo ventennio, affrontato dai parlamentari nazionali Giuseppe Berretta e Basilio Catanoso

 giuseppe berretta 

“Numerose ricerche e relazioni di organismi nazionali e sovranazionali hanno rilevato l’estensione del fenomeno corruttivo in Italia e la consapevolezza della sua pervasività da parte dei cittadini. Secondo il Corruption Perceptions Index 2015 di Transparency International, l’Italia si collocherebbe per corruzione al 62° posto su 167 paesi, dietro nazioni come Emirati Arabi, Bhutan, Botswana, Rwanda. Le misurazioni basate sull’esperienza diretta propongono una realtà parzialmente diversa. 

Ad esempio, la ricerca dell’Eurobarometro 2014 che si basa su interviste nelle quali si chiede ai cittadini se negli ultimi 12 mesi siano stati oggetto di richieste o aspettative di tangenti, stima le “vittime della corruzione” con una percentuale pari al 2%, al pari di Paesi come Francia, Spagna e Olanda e meno di Irlanda e Austria e a fronte di un dato medio Ue del 4%.

La cosa interessante è che anche per Eurobarometro in Italia la percezione della corruzione è altissima: il 97% degli italiani ritiene che ci sia “molta” o “abbastanza” corruzione, a fronte del 76% della media Ue.

Resta il fatto che la percezione degli italiani e di conseguenza della Comunità internazionale è quella di una nazione profondamente corrotta e, com’è noto, la percezione è fondamentale.

La lotta alla corruzione è stata una delle priorità del Parlamento e del Governo in questa legislatura. Negli anni del governo Berlusconi non è stato così. Di più, gli anni antecedenti il 2012 sono stati caratterizzati da inerzia, immobilismo, disinteresse, se non arretramento anche per quel che riguarda il contrasto alla corruzione, penso in particolare alla sostanziale depenalizzazione del falso in bilancio ad opera dei governi di centrodestra.

Il deciso e innegabile cambio di rotta, dopo anni di inerzia, si è registrato solo a partire dalla fine della scorsa legislatura, dalla seconda metà del 2012. A partire dall’approvazione della cosiddetta legge Severino (legge 6 novembre 2012, n. 190), che risponde a una chiara scelta di politica legislativa anticorruzione. Mi riferisco, in particolare, all’impostazione di fondo della legge Severino, ossia all’idea che il contrasto alla corruzione debba essere affidato a una politica integrata di rafforzamento dei rimedi repressivi, di potenziamento degli strumenti di prevenzione, di diffusione e di promozione di una cultura del rispetto delle regole e dell’etica pubblica.

Nell’attuale legislatura, oltre ai numerosi provvedimenti che hanno riformato e rafforzato il ruolo dell’Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche (ANAC) presieduta da Raffaele Cantone, si segnala l’approvazione della nuova normativa anticorruzione, contenuta nella legge n. 69 del 2015.

Il provvedimento è diretto a contrastare i fenomeni corruttivi attraverso una serie di misure che vanno dall’incremento generalizzato delle sanzioni penali, comprese quelle accessorie, alla riformulazione di alcuni reati, come quelli che puniscono il falso in bilancio. 

Di grande rilevanza sul versante della moralizzazione della vita pubblica e del contrasto alla corruzione sono anche le novità legislative in tema di scambio elettorale politico mafioso e di autoriciclaggio. Novità contenute rispettivamente nella legge n. 62 del 2014, di modifica dell’art.  416-ter del codice penale, e nella legge n. 186 del 2014.

Insomma, in appena cinque anni la disciplina in materia di prevenzione e repressione della corruzione è stata radicalmente modificata e potenziata, adeguandola alle indicazioni provenienti dagli organismi internazionali preposti al contrasto del fenomeno.

Questi sforzi sono stati riconosciuti anche da Trasparency International, che nel rapporto 2015 “Esportare la corruzione – Valutare l’applicazione della Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione”, presentato nell’agosto dello scorso anno, definisce “moderati” i progressi del nostro Paese.

Non ci siamo limitati però a modificare la disciplina anticorruzione. Altre misure attuate dal Governo Renzi concorrono a contrastare il fenomeno. In particolare, meritano di essere citate, tra le molte: la riforma della pubblica amministrazione, che limita le inefficienze e la discrezionalità (che spesso scade nell’arbitrio) in cui sguazzano i corrotti, e il nuovo codice degli appalti, che dovrebbe mettere ordine e moralizzare il settore dei lavori pubblici e delle forniture di beni e di servizi.

Un’ultima considerazione. E’ evidente che per contrastare e debellare la corruzione le norme siano fondamentali, ma non sono sufficienti. E’ necessaria una mobilitazione generale fatta di cittadini che denunzino, di partiti che selezionino una classe dirigente onesta ed espellano i corrotti, di imprenditori rispettosi delle regole, di magistrati che indaghino e che, accertate le responsabilità, condannino corrotti e corruttori, di pubbliche amministrazioni efficienti e trasparenti, di amministratori pubblici al servizio della collettività. Potrei proseguire ma, com’è evidente, c’è ancora molto da fare”.

Giuseppe Berretta

Testata Basilio

Il fenomeno della corruzione è emblematico del basso livello a cui i costumi della società italiana siano arrivati. Da più parti, e a gran voce, si chiedono interventi validi per arginare un fenomeno così tanto preoccupante. Ma, mi chiedo, è solo una questione legata all’inasprimento delle pene, così come si cerca di fare capire pubblicizzando alcune misure legislative? Io credo di no! 
E no, per vari motivi, alcuni dei quali tengo ad accennare: è inutile aumentare pene in un Paese dove la certezza della pena è solo una utopia; è dannoso per il funzionamento del sistema introdurre norme che stravolgono i principi dell’ordinamento, come accaduto con la legge Severino che introduce l’illogico principio della retroattività rispetto ai fatti contestati, sovvertendo il quadro dei diritti conosciuti.

Il problema cruciale rimane, però, quello della assoluta mancanza di etica a tutti i livelli, cosa che crea assuefazione nel popolo italiano; questo, indubbiamente, anche per colpa di una politica che, abdicando al proprie ruolo, ha perso di credibilità.

La politica deve riportare in auge un sistema di principi e di valori all’altezza del ruolo e delle aspettative degli italiani lavorando sulla selezione di una classe dirigente adeguata al compito.

Questa ritrovata credibilità metterebbe la politica nelle condizioni di lavorare sulla formazione e l’educazione civica dei cittadini a partire dalle scuole, favorendo la coesione sociale e ristabilendo una gerarchia di valori basati sull’etica e sul senso di responsabilità.

Basilio Catanoso