Un terreno con annesso edificio composto da diverse unità immobiliari distribuite su quattro piani destinate a residenza e garage. Tutti beni già sequestrati ad Antonino Fichera, 73 anni, noto pluripregiudicato, ritenuto contiguo al clan mafioso “Cappello”. Ad eseguire il decreto della Procura distrettuale della Repubblica di Catania, è stato il personale della Direzione Investigativa Antimafia di Catania, diretta da Renato Panvino. Il valore stimato dei beni è di circa 1 milione di euro

Gli approfonditi e complessi accertamenti patrimoniali, delegati agli investigatori della D.I.A., hanno consentito di provare come Fichera e la sua famiglia, avessero accumulato un ingente patrimonio, sproporzionato rispetto a quanto dichiarato al fisco.

Dell’uomo era stata anche riconosciuta la pericolosità sociale sin dalla fine degli anni ’60, come conclamato dai decreti applicativi della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza  emesse nel 1976 e nel 1991, determinati anche dai numerosi reati patrimoniali a suo carico in materia di armi.

Soggetto contiguo al pericoloso clan mafioso catanese denominato “Cappello”, Fichera annovera numerosi precedenti penali in particolare per i reati di furto, ricettazione, porto abusivo di armi, associazione per delinquere, estorsione ed omicidio. Per quest’ultimo reato, aggravato dalle circostanze di cui all’art. 7 legge 203/91, è stato arrestato nel maggio 2013 e si trova attualmente agli arresti domiciliari.

In particolare, Fichera è stato ritenuto gravemente indiziato quale esecutore materiale, in concorso con  Roberto Campisi (già detenuto e ritenuto affiliato alla famiglia dei Cursoti milanesi), dell’omicidio avvenuto il 26 agosto 2008, di Mario Mauceri meglio conosciuto come  Mario U’ Lintinisi,, affiliato alla cosca rivale “Sciuto – Tigna”. Mauceri era ritenuto coinvolto nell’uccisione del figlio di Antonino Fichera, Sebastiano, ritenuto affiliato proprio alla cosca Sciuto-Tigna.