È un orgoglio poter raccontare di eccellenze tutte catanesi il cui progetto è stato selezionato come primo tra altri 500 da tutta Europa e tutti di altissimo livello. Si tratta del Dipartimento di Chimica dell’Università di Catania con il team guidato dal prof. Giuseppe Spoto che è stato scelto per coordinare altri 13 centri di ricerca europei, atenei e aziende specializzate per realizzare il prototipo di uno strumento capace di individuare nel sangue i marcatori del cancro. Progetto concluso nei tempi previsti e lavoro presentato a Roma il 25 ottobre. Li abbiamo incontrati nel loro laboratorio…

Arriviamo alle 15, il dipartimento di Chimica è in fondo alla Cittadella Universitaria, proprio l’ultimo.

Giuseppe Spoto ci viene incontro gentilmente per farci parcheggiare, ma siamo in scooter e non ce n’è bisogno.

È professore ordinario del dipartimento di Chimica dell’Università di Catania ed insegna Metodologie analitiche avanzate, Chimica analitica II e Laboratorio.

Il laboratorio è poco più di uno stanzone, si sono trasferiti da poco perché quello di prima si allagava ad ogni acquazzone: aneddoto che ci ricorda che siamo proprio a Catania, nonostante quello che ci racconteranno a breve di questo futuristico progetto che vede proprio un team di Catania scelto come coordinatore di un progetto europeo da oltre 6 milioni di euro e che coinvolge altri 13 enti di diverse nazioni.

La stessa Catania dove i laboratori degli scienziati si allagano: ma andiamo avanti, oggi si parla di cose buone, importanti.

E dove purtroppo, come ci raccontano, molti bravi studenti sono costretti ad emigrare per poi ritrovarsi magari inseriti in quelle strutture d’eccellenza che da noi appaiono un miraggio.

Il prof. Spoto ci racconta con entusiasmo di questo progetto, denominato Ultrapacad, che è risultato il primo nella graduatoria dei nove finanziati dalla comunità europea su i quasi 500 presentati. Una selezione durissima, dove vengono messe in campo le migliori eccellenze internazionali, dove non valgono nepotismi o padrinati ma solo il merito perché a quei livelli si guarda davvero al futuro.

Il lavoro del prof. Spoto è stato premiato affidando al suo team il coordinamento del progetto che ha realizzato uno strumento in grado di individuare da una semplice analisi del sangue la presenza nell’organismo di cellule tumorali.

Questo metodo di rilevazione, che eviterebbe il ricorso a metodi diagnostici più invasivi e dolorosi, non è stato ampiamente utilizzato principalmente a causa della mancanza di piattaforme a basso costo disponibili sufficientemente sensibili da rilevare la presenza di specifici biomarcatori del cancro.

ULTRAPLACAD mira a superare tali ostacoli sviluppando un dispositivo compatto per la rilevazione dei biomarcatori del cancro che circolano nel sangue. Il dispositivo consentirà ai medici di esaminare più pazienti e portare a una diagnosi precoce del cancro, oltre a un miglioramento nei trattamenti di follow-up dopo l’intervento chirurgico sui tumori.

Anche i costi sanitari per lo screening e il trattamento del cancro potrebbero essere ridotti. I tumori in una fase precoce possono essere più facili da trattare, prima che si diffondano ad altre parti del corpo. Oltre a contribuire a salvare vite umane, l’individuazione precoce e il trattamento potrebbero anche portare a una riduzione dei costi per il sistema sanitario.

Il dispositivo di ULTRAPLACAD utilizzerà un nuovo sistema diagnostico basato su innovative tecniche analitiche ottiche in grado di rilevare la presenza di cancro nel DNA, nei microRNA e negli autoanticorpi tumorali trasportati dal sangue.

Il team si sta concentrando sulla rilevazione del tumore del colon-retto analizzando un campione di sangue di pochi millilitri. Sarebbe un’alternativa all’esecuzione di colonscopie invasive e spesso dolorose.

Della squadra del prof. Spoto fanno parte anche le ricercatrici Roberta D’Agata e Noemi Bellassai, anch’esse particolarmente entusiaste di questa esperienza, ed a loro si è recentemente aggiunta la giovane ricercatrice tedesca Vanessa Jungbluth, che ha scelto di venire a Catania per partecipare a questa esperienza, segno che il prestigio del team e la validità del progetto hanno ampiamente varcato gli stretti confini della nostra isola sempre troppo…isolata.

I ricercatori del progetto sperano che il metodo possa essere ulteriormente sviluppato per rilevare altre forme di cancro.

Il cancro del colon-retto rappresenta oltre la metà dei casi di cancro registrati in Europa e la diagnosi precoce del cancro del colon-retto attraverso lo screening ha dimostrato di ridurre notevolmente i tassi di mortalità, e questo è l’obiettivo primario di un gruppo di scienziati catanesi che sino a poco tempo fa lavorava in un laboratorio che si allagava per la pioggia.

E Catania, di questi professionisti che amano tanto la loro città da non abbandonarla nonostante le offerte e si dedicano al loro lavoro con tanto impegno da non fermarsi davanti a niente, può essere orgogliosa: il doppio.