“Solidarietà verso il prossimo ed ospitalità”, i concetti espressi da Emiliano Abramo, presidente della comunità di Sant’Egidio e Sebastian Intelisano, che opera all’interno della stessa, per presentare la quarta edizione di “Tre giorni senza frontiere”. Si tratta di tre giornate che vanno dal 9 all’11 agosto caratterizzate da giochi e divertimento tra giovani, allo scopo di favorire l’integrazione nel Mediterraneo

L’integrazione torna ad essere un tema in prima linea in questo periodo, questa volta con un’iniziativa culturale, promossa e voluta dalla Comunità di Sant’Egidio, che vede insieme ragazzi di etnie diverse. La volontà è quella di credere in una parte di Catania che vuole accogliere e aiutare di fronte a una delle più immani tragedie degli ultimi tempi.

E a proposito di accoglienza, in merito anche agli ultimi avvenimenti portati alla luce dai media, Abramo ha affermato con fermezza che non bisogna dare solo la priorità al soccorso in mare, ma potenziare l’accoglienza sul territorio.
A noi spetta di cambiare un clima che inizia a diventare asfissiante, che addirittura nei codici di condotta sembra voler superare il Diritto Internazionale che, ricordo, obbliga la nave più vicina a prestare soccorso -ha precisato Emiliano- Non dobbiamo cadere nel tranello della ricerca del nemico che ci fa vedere un uomo in mare o che fugge dalla guerra come tale”.

E a supporto delle ONG ha dichiarato che: “Alle organizzazioni bisogna dire grazie come a tutto il mondo del volontariato. Sul resto sarà la magistratura a fare chiarezza. Le organizzazioni umanitarie, la Guardia Costiera, le Prefetture non sono nemici da accusare”.

Sono intervenuti alcuni ospiti, chiamati ad esprimere il lor parere sull’accoglienza, tra cui il vice sindaco di Catania, Marco Consoli. Il vice sindaco ha ricordato come la città fosse impreparata quando iniziarono i primi sbarchi dichiarando anche che, da quel momento ad oggi, Catania sarebbe diventata “la città dell’accoglienza”.

“L’esperienza che ho vissuto al Cara di Mineo è stata umanamente straordinaria, nonostante all’inizio avessi qualche pregiudizio -ha dichiarato Giuseppe Caruso, commissario prefettizio del Cara di Mineo, intervenuto durante la presentazione- Il lavoro che viene svolto a livello di accoglienza è di massimo livello e il personale che opera all’interno, circa 350 operatori, lavorano vicino agli ospiti senza vederli come un nemico ma come il prossimo da aiutare”.