Giovanni La Via, che a marzo ha ricevuto due importanti riconoscimenti che lo collocano tra i più influenti deputati europei, ha invitato 9 rappresentanti della stampa siciliana nell’ambito di un programma del PPE per divulgare le funzioni del parlamento europeo cercando di superare l’ondata di populismo che lo vorrebbe cancellare. Sudpress c’era ed è stato molto interessante. LA VIDEO INTERVISTA DAGLI STUDI TELEVISIVI DEL PARLAMENTO EUROPEO DI BRUXELLES.

Cominciamo dall’inizio.

Se un leader, come crediamo noi, si valuta dallo staff che lo collabora possiamo dire che quello selezionato da Giovanni La Via, al netto delle simpatie personali, è di altissimo livello, sia nella rappresentanza locale che in quella di stanza a Bruxelles.

A gestire il viaggio, dagli inviti ai voli, coincidenze, vitto e transfer vari sono stati da Catania Alfio Musarra e Valentina Sciacca: insuperabili per efficienza e cordialità.

Alle 5.30 del mattino all’aeroporto Fontanarossa ci raduniamo in 9 assonnati rappresentanti della stampa siciliana: Orazio Aleppo, Letizia Carrara,  Livio Cortese, Elisabetta Ferlito, Carmen Greco, Alessandro Gullo, Desiree Miranda, Simona Pulvirenti, Sara Rinaudo.

Molti neanche ci conoscevamo se non per nome e credo di poter dire che al ritorno siamo diventati (quasi) amici.

Si parte.

A Bruxelles ad attenderci ed assisterci per tutta la permanenza Carmen Scirè, l’angelo custode belga di La Via, e Dario Siggia, mentre a farci da Cicerone durante la visita dello straordinario Parlamentarium, un vero modernissimo ed avvincente “museo” della politica europea, la giovane stagista Francesca Angileri.

Anche loro davvero attentissimi a che tutto filasse liscio. E tutto è andato molto bene, consentendoci di trarre il massimo profitto da questa esperienza che doveva consentirci di comprendere come il Parlamento Europeo  sia un’istituzione che nella sua complessità, e limiti, merita di essere conosciuto e raccontato. Ed in questa fase storica di populismi ed antieuropeismo, una mission di questo tipo rischia di essere ardua.

Appena atterrati, non c’è neanche il tempo di sistemarsi in camera che si comincia subito a lavorare: accreditamento al Parlamento (entrata Altiero Spinelli, emozione patriottica) ed incontro con l’eurodeputato Giovanni La Via.

E la sorpresa, piacevole bisogna ammetterlo, è proprio il deputato catanese di Area Popolare, che naturalmente conosciamo già, ma abbiamo occasione di osservarlo in un contesto complesso, internazionale, in cui si muovono centinaia, migliaia di persone, la maggior parte delle quali si notano subito come siano spaesate, peones che vagano quasi senza meta.

Negli enormi corridoi del parlamento europeo, in questi spazi di centinaia di metri quadri, la maggior parte delle persone, parlamentari peones e funzionari, scivolano insignificanti come formiche in un formicaio, mentre individui sùbito, pur senza avere idea di chi siano, le personalità che hanno un qualche peso: sono quelle più salutate, ossequiate, con la coda di gente dietro, fermate da tutti.

Tra queste c’è certamente Giovanni La Via, che nel percorso dall’ingresso cui è venuto ad accoglierci alla sala riunioni in cui lavoreremo, viene fermato più volte e con chi lo saluta si intrattiene tranquillamente parlando agevolmente in inglese e francese.

Comprenderemo presto che la capacità di interloquire con colleghi e rappresentanti delle altre nazioni è uno dei requisiti essenziali, insieme ovviamente alle competenze tecniche, il primo requisito per poter rappresentare al meglio gli interessi italiani nella gestione dei difficili dossier che si giocano sul filo delle relazioni bilaterali: essere influenti ed autorevoli è un must indispensabile per l’Interesse Generale di una nazione.

Ed è infatti il tema centrale e più interessante, oltre che inquietante, del primo briefing con l’onorevole La Via, il quale ci spiega con estrema efficacia come purtroppo la qualità della rappresentanza politica italiana sia affidata praticamente alla fortuna, essendo enormemente condizionata dal voto di preferenza su collegi enormi (si pensi a quello che somma la Sicilia alla Sardegna), per cui nulla garantisce che venga eletto il più competente.

In Italia capita infatti che finiscano al parlamento europeo personaggi televisivi che poi, se e quando a Bruxelles ci vanno, si perdono nei corridoi facendo di tutto tranne che servire gli interessi nazionali.

Cosa diversa, spiega La Via, in altri paesi come ad esempio la Germania, che utilizza un sistema a liste bloccate in base al quale i partiti per ottenere consenso elettorale sono incentivati a proporre i migliori esperti nazionali da inserire nelle varie commissioni.

E poi ci si lamenta se la Germania riesce ad avere un ruolo dominante, mentre noi ci beiamo (da beoti) di mandare qualche subrettina.

Per fortuna, ma solo per fortuna, può capitare, che a rappresentare l’Italia ci sia qualcuno come Giovanni La Via, e naturalmente non lo diciamo noi pur avendo verificato quanto è rispettato, ma parlano i risultati del suo lavoro di cui dobbiamo dare conto, acclarati da due recentissimi importanti riconoscimenti internazionali che devono inorgoglire, una volta tanto, da italiani, e ancor di più da siciliani, a prescindere dalle posizioni politiche.

La Via è stato infatti appena insignito del MEP Awards 2017,  come miglior Deputato europeo per la categoria “ambiente”.

Roba da andare fieri come italiani, considerato che si concorre tra 751 componenti del parlamento, la seconda assemblea parlamentare al mondo (dopo la Camera del Popolo dell’India).

Per di più l’eurodeputato di Alternativa Popolare è il primo siciliano a vincere “l’Oscar” del Parlamento europeo: dobbiamo complimentarci, c’è poco da fare.

Qualche giorno prima di ricevere l’ambìto riconoscimento veniva diffuso l’esito di una ricerca del sito VoteWatch.eu, che monitora da vicino l’attività di tutti gli europarlamentari, e che sempre a Giovanni La Via ha attribuito, con 34.5 punti calcolati con un particolare algoritmo, il primo posto tra gli eurodeputati più influenti per le politiche ambientali, seguito con uno stacco di ben 5 punti dalla seconda sul podio, la maltese Miriam Dalli.

Significativa, e vogliamo riportarla, la motivazione della giuria del MEP Awards, che dall’edizione in corso è composta da leader ed esperti esterni, che hanno proclamato Giovanni La Via vincitore della sua sezione, in occasione della cerimonia del 22 aprile al Concert Noble di Bruxelles:

“Giovanni La Via nella prima parte della legislatura 2014-2019 è sempre stato in prima linea per quanto riguarda i dossier legati alla tutela dell’ambiente. Presidente della commissione Ambiente, Salute pubblica e Sicurezza alimentare, ha guidato la delegazione parlamentare alla Conferenza COP 21 di Parigi, mostrando un forte impegno per il raggiungimento dell’accordo sul clima. In qualità di relatore per il Parlamento europeo della sua ratifica, ha dato una grande spinta per una più rapida implementazione. Il deputato, professore universitario, è stato anche protagonista in tema di lotta contro il cambiamento climatico e nelle negoziazioni sulla direttiva NEC, con cui sono stati definiti i nuovi limiti da rispettare per la qualità dell’aria nei diversi Stati membri. Gestione dei rifiuti e il pacchetto legislativo sull’economia circolare sono anche stati parte del suo lavoro parlamentare giornaliero, con un obiettivo onnicomprensivo di rendere l´Europa più sostenibile, più efficace in tema di gestione delle risorse naturali e più competitiva”.

Questi tre giorni di stretto confronto con l’euro deputato catanese ci hanno fatto ben comprendere la complessità del ruolo svolto dai nostri parlamentari e l’importanza che riveste la selezione di rappresentanti capaci di farsi rispettare: è strategico per gli interessi economici dell’Italia.

Non meno importante l’aspetto della comunicazione istituzionale ed anche per comprendere meglio questo delicato settore che ci interessava più da vicino Giovanni La Via ci ha organizzato un interessante incontro con Manuela Conte, responsabile della comunicazione dell’intera delegazione dei parlamentari italiani, che ci ha spiegato bene le complessità di un ruolo avvincente, in cui la sfida quotidiana è riuscire ad esprimere nel miglior modo possibile le posizioni di decine di deputati spesso di idee diverse tra loro: sfiancante.

Insomma, un’esperienza interessante, conclusa con la convinzione che in Europa ci sia tanto da fare ed occorre impegnarsi per mandare i migliori a rappresentare gli interessi nazionali e poi magari farli tornare con ruoli di primo piano nella governance nazionale.

Come fanno in Germania.

Ci sarà un perché…