Enzo Trantino alla luce della sua trentennale esperienza al Parlamento, analizza il quadro politico. Dal “tradimento” di Gianfranco Fini agli attuali amministratori, l’avvocato catanese non risparmia nessuno e punta il dito su Crocetta, Cuffaro e Bianco. E poi su chi cambia casacca “É una truffa parlamentare, occorre un codice etico”

Impegnato costantemente nei processi e sempre presente e attivo in tribunale, l’avvocato Enzo Trantino rappresenta una voce autorevole e obiettiva della politica, vista la sua trentenne esperienza parlamentare. Noi lo abbiamo incontrato  per ascoltare la sua visione in questo periodo di gran fermento per le elezioni regionali siciliane. Abbiamo discusso sul governo del presidente Rosario Crocetta per portare lo sguardo anche a Catania e all’amministrazione di Enzo Bianco.

Lei si è dedicato profondamente alla politica, fino al 2006, quando, dopo 34 anni di vita parlamentare cominciata nel 1972, ha lasciato. Cosa è successo?

In tutte le cose, quando si perde il gusto di farle perché diventano ripetitive, ci si interroga e alla fine uno decide di riprendere la propria libertà, fermo restando che la politica è un amore, quando è fatta con purezza, è scienza, è studio, è bene sociale. E oggi, alla luce di quell’esperienza, vivo momenti di angoscia ma non certamente di nostalgia, perché la politica mi ha dato più di quanto meritassi e più di quanto pensavo di chiedere.

Però proprio a Catania durante una convention al cinema Golden, Gianfranco Fini disse che uomini come lei erano ideali per la Corte Costituzionale, quasi a volersi sbarazzare di lei. Si è sentito tradito?

Io sono stato un ingenuo nel credere alla parola data. Ho conosciuto due Fini. Il Fini che conoscevo io animava le speranze del popolo italiano perché il suo tradimento, attenzione, ha rovesciato il destino dell’Italia, se c’era una continuità del buon governo. Fini l’ha interrotta passando dall’altra parte, non so quali ambizioni avesse ma comunque è impazzito. L’altro Fini non mi interessa più perché, quando si è comportato in quel modo, io ho messo l’accento sull’ultima i… finì! Quindi per me è finito, non mi interessa più. I precetti cristiani, familiari, di convivenza civile, mi hanno sempre impedito di alzare l’accetta quando l’albero è caduto, ammesso che Fini sia stato un albero se è caduto non sarò io ad alzare l’accetta, difatti ora sta affrontando i guai suoi, se li è voluti tutti, perché lo vedo un uomo senza amici, da cui tutti prendono le distanze, ci sarà pure un motivo.

La sua destra oggi da chi è rappresentata? Storace, Salvini, Meloni

La mia destra è troppo esigente. A questo punto è rappresentata da me e mio figlio con cui mi confronto e dai miei nipoti che spero condividano i precetti del nonno, che sono di speranza.

Tante volte le è stato chiesto di ricandidarsi. Perché non ha più ceduto?

Ci sono state delle tentazioni che sono state rimandate al mittente con cortesia e gratitudine, perché l’essere pensato come soggetto utile alla propria comunità certamente non dispiace. Però è un tema che adesso mi lascia del tutto indifferente e io, che non conosco l’indifferenza, l’ho sperimentato così perché questa non è la mia politica, la mia era la “bella politica”, non che fosse la repubblica di Platone. ma sicuramente diversa da quella che c’è oggi con persone inaffidabili, incompetenti. Oggi non ci sono più maestri in politica, perché non c’è nulla da insegnare, oggi c’è una corsa ad ostacoli con tutte le regole truccate.

Chi trucca le regole?

Coloro i quali hanno interesse che siano truccate, vale a dire c’è una schiera di manigoldi pronti a tutto che sono quelli che fanno i salti tripli, quadrupli. Pensi che in questa legislatura vi sono persone che guidano il gruppo più importante per numero dell’Ars e hanno fatto sette passaggi all’interno di una sola legislatura, il che per me diventa una specie di incubo. Prima queste cose erano impensabili, io vengo da un mondo dove il salto della quaglia impediva persino il saluto, non perché qualcuno ce lo insegnasse, ma perché non era agevole parlare con uno che aveva disatteso i principi etici del mandato parlamentare. Oggi la depressione istituzionale arriva nel momento in cui si è persa la qualità della politica.

Cosa pensa di Rosario Crocetta?

Non lo conosco se non per un incontro in un aereo e tutto è finito lì. Però devo dire che io sono un siciliano e sono un suo amministrato: trovo un grande disagio a sapermi amministrato da Crocetta perché è un soggetto impresentabile. Avrà problemi suoi personali o di salute, o qualcosa che lo spinge a questi continui sbalzi di umore sicché passa dall’euforia alla depressione ed esalta situazioni che sogna che siano così come le rappresenta. Queste cose, se in letteratura potrebbero farne un personaggio, in politica ne fanno una macchietta istituzionale.

All’Ars chi ritiene politico rispettabile?

Io ho molta stima di Nello Musumeci, perché l’ho visto crescere politicamente e moralmente, l’ho visto da cittadino quando era amministratore alla Provincia e so che là dove c’era Sodoma e Gomorra è tornato un giardino di speranza, di trasparenza e soprattutto di futuro. Anche Giovanni Ardizzone a me piace perché è un uomo che mostra rigore istituzionale. Poi riguardo Totò Cuffaro, mi meraviglio molto perché nonostante penso sia un uomo accorto, responsabile, ha marchiato a fuoco Nello Musumeci per la sua appartenenza definendolo “molto collocato”, nel senso che è un uomo che viene dalla destra.

Magari ha dichiarato questo per spianarsi la strada, visto che alla fine è stato deciso di non fare le primarie nel centro destra per la corsa alla Regione.

Magari è questo o un’altra alchimia, io so solo che l’ultima esperienza di Cuffaro, prima delle sue disavventure affrontate con grande dignità, è stata proprio con un governo di centro destra, dove lui aveva i voti del centro destra. Non se n’era accorto prima che questo centro destra potesse essere inquinante e pericoloso o menomante? Queste cose mi disturbano perché significa che c’è un assedio che si porta l’accampamento avversario considerandolo nemico.

L’annullamento delle primarie: c’è qualcosa sotto o FI ha voluto seguire la linea di Silvio Berlusconi che non si è mai schierato a favore di questo metodo per la scelta di un candidato?

Io faccio un peccato di pensiero. In politica oggi, attraverso diversi mezzi, è facile prevedere quello che sarà lo sviluppo di una scelta. Io sostengo, ma questa è una mia ipotesi, che in tutta questa vicenda le primarie servivano ad impedire che Musumeci potesse essere il candidato scelto perché lui ha dimostrato già col deposito di oltre 50.000 sottoscrizioni che era nelle condizioni di avere gradimento da parte dell’elettorato. Però se Musumeci non funziona, allora datemi un altro soggetto che a vostro giudizio sia migliore di lui, qui invece l’agguato e l’eliminazione da cui lui non è nuovo a causa del cosiddetto fuoco amico che lo ha impallinato alle spalle, è sempre dietro l’angolo.

Uno sgambetto che ha consentito a Crocetta di vincere le elezioni?

Crocetta è stato eletto da una minoranza sparuta di siciliani perché dall’altra parte si è consumato un inganno.

Si sta però ripetendo lo stesso quadro, questo potrebbe spianare la strada a qualcun altro, se non a Crocetta, al M5 Stelle ad esempio.

Non lo so. Del Movimento 5 stelle conosco le ultime da Genova dove Grillo ascolta la sentenza del giudice e l’annulla perché ad un certo punto lui ha deciso così. I 5 stelle avranno persone per bene all’interno ancora non sperimentate, ma non voglio fare un attacco contro di loro: sono indifferente al tema. I siciliani sceglieranno come vogliono ma se si sceglie perché non c’è altro, ad un certo punto è come una minestra riscaldata o come la presentazione di un piatto mai provato solo perché quello che abbiamo provato non è più gradevole.

Basta che non ci sia il cambio di casacca

Il problema è che manca un impegno etico costituzionale da sottoscrivere per tutti i candidati sul divieto di passaggio all’altra sponda quale che sia, non importa a questo punto il distintivo perché la “mala parte” é sempre “mala parte” da qualunque zona d’ombra venga fuori. Il divieto dovrebbe precedere la costituzione, nel senso che questa non può fondarsi su un illecito perché sarebbe una truffa parlamentare. É come in tribunale: nel momento in cui io scelgo di difendere un imputato, non posso disinvoltamente trovarmi alla difesa opposta, perché ci sono sanzioni penali e deontologiche.

Su una torre ci sono Lombardo, Cuffaro, Miccichè e Romano. Lei chi salva tra questi?

Non salgo sulla torre.

Andiamo a Catania: c’è un aggettivo col quale definirebbe questa città?

Si, irredimibile. L’aggettivo non è mio, l’ho preso in prestito da Sciascia anche senza il suo consenso! La confusione, la corruzione, il mal governo, il malaffare vengono criticati da tutti, ma piacciono a tanti perché nel torbido si pesca. Con questo voglio dire che la situazione di Catania è di complicità tra il cittadino che si erge a giudice ma nello stesso tempo si sottomette a suddito quando c’è qualcuno che offre di più. Catania oggi ha bisogno di cure da cavallo e non c’è ottimismo che tenga e quello che io rimprovero alle amministrazioni, tutte quelle che si susseguono, è che si adopera una politica degli annunci non seguiti dai fatti.