Circolano voci che non siamo al momento in grado di verificare, ma talmente insistenti ed importanti che è opportuno allertare l’opinione pubblica, prima che accada ancora ciò che è già accaduto ed al contempo dare spazio per eventuali smentite o chiarimenti

Le “voci”, soprattutto quelle che circolano tra i corridoi dei palazzi del potere, sono alla base dell’attività di un giornale d’inchiesta.

Quando voci e segnalazioni si fanno insistenti e rischiano di gettare ombre pesanti sull’operato della pubblica amministrazione, può essere opportuno renderle note all’opinione pubblica, anche per dare a chi ne è oggetto la possibilità di chiarire o smentire.

E così facciamo in questa occasione.

Le “voci” cui ci riferiamo si riferiscono a transazioni per decine di milioni di euro che sarebbero state concluse nelle ultime settimane dall’amministrazione comunale attraverso procedure non del tutto trasparenti e forse anche irregolari, considerato che nulla è stato pubblicato in merito e che gli uffici che dovrebbero curare queste delicatissime pratiche non risulterebbero coinvolti.

Il caso più eclatante riguarderebbe il contenzioso con la Fasano Costruzioni srl dei fratelli Massimino, di cui ci siamo già occupati per la stranezza dei suoi sviluppi.

E’ un affare stranissimo che parte da lontano. Nel 1989 la Fasano Costruzioni costruisce tre torri da adibire ad edilizia popolare in viale Castagnola.

La facciamo davvero breve perché non è la ricostruzione dell’intera storia di cui ci occupiamo adesso, magari lo rifaremo in seguito.

Il comune di Catania ne acquista due ma resterebbe a pagare una piccola somma (rispetto al totale dell’operazione) di circa 700 milioni di vecchie lire, che decide di non pagare.

La società chiede quindi la rescissione del contratto ed avvia un contenzioso, risultando vincitrice con sentenza del 29 aprile 2010. Inspiegabilmente il comune di Catania, per una serie di ragioni di cui parleremo in altra sede, non si oppone alla sentenza di condanna e fa scadere i termini per l’appello.

Quindi, divenuta definiva, fa maturare in capo al comune un debito in sorte capitale di 5  milioni e 200 mila euro, che per effetto di interessi e spese arriva alla mostruosa cifra di 22 milioni di euro.

Le voci, ribadiamo, delle quali attendiamo smentita immediata e di cui daremo conto insieme alla reale situazione di questo contenzioso, riferiscono della conclusione di un accordo già siglato tra l’amministrazione e l’impresa creditrice per un valore di 13 milioni di euro.

Gli aspetti singolari della vicenda sarebbero diversi.

Intanto, il contenzioso sarebbe ancora aperto ed in attesa di un giudizio del Tribunale che, se una improvvida transazione non chiudesse la vertenza, potrebbe ribaltarne le sorti.

In ogni caso sarebbero ancora in fase di accertamento le responsabilità, anche patrimoniali, di quanti avevano il dovere di opporre la sentenza in danno del comune e non lo hanno fatto.

Altro punto riguarderebbe il fatto che gli uffici competenti in questo genere di delicatissime operazioni transattive non sarebbero intervenuti in nessuna fase dell’operazione.

Terzo aspetto, il Collegio di Difesa, che per regolamento deve essere obbligatoriamente investito per esprimere parere, non sarebbe nemmeno stato informato.

In attesa dei chiarimenti, segnaliamo che altra voce riferisce anche di ripetute “transazioni” con L’ODA, l’Opera Diocesana Assistenziale di Catania, più volte finita in cronaca per i suoi problemi finanziari e i dipendenti pagati con grande ritardo.

Anche in questo caso le “transazioni” verrebbero perfezionate direttamente da esponenti dell’amministrazione, senza l’ausilio degli uffici competenti e senza che vengano pubblicati gli atti relativi.

Se fosse vero, il rischio sarebbe che in questo modo si potrebbero sottrarre somme consistenti alla soddisfazione di creditori che non potrebbero così rivalersi attraverso i pignoramenti presso terzi.

Insomma, storie certamente ingarbugliate che proveremo a rendere più chiare  prossimamente, ma intanto abbiamo ritenuto opportuno offrire sin da subito al comune di Catania la possibilità di smentire ufficialmente che vi siano state transazioni di questo tipo concluse da componenti della giunta in violazione delle regole.