Discariche e inceneritori

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Tra discariche e inceneritori: Motta sarà una volta in più base siciliana dei rifiuti?

Il Consiglio Comunale del paese deciderà se approvare il progetto proposto dagli elvetici della Nexxus Energy, intanto su change.org parte la petizione “No inceneritori nella valle del Simeto – La materia non si brucia”. Già mille firme raccolte.

Inceneritori. Discariche. Motta Sant’Anastasia e la spazzatura, sembra debba per forza essere un binomio – per così dire – vincente! In Sicilia è un problema atavico, quello dei rifiuti, tra contestazioni, interventi maldestri e purtroppo inefficaci. Il paesino dell’hinterland catanese ha vissuto anni difficili. Prima la discarica di Tiritì, successivamente chiusa e ancora in attesa di essere bonificata, poi la discarica Valanghe d’Inverno e una vera e propria guerra tra istituzioni e comitati no discarica nati con l’obiettivo di salvaguardare gli interessi dei cittadini, non soltanto di Motta, ma anche di Misterbianco, comune limitrofo alla zona destinata allo smaltimento dei rifiuti. 

Prima della chiusura dello scorso anno solare, il presidente Crocetta in persona ha incontrato le due comunità, promettendo la pronta chiusura del sito Valanghe d’Inverno, al quale saranno destinati soltanto rifiuti secchi, e successivamente neanche quelli… il tutto entro “qualche mese”. In attesa di capire le reali possibilità pratiche affinché questo provvedimento possa effettivamente e definitivamente entrare in vigore. Qualche passo si è mosso, con il primo decreto emesso, ma una serie di inconvenienti nel corso degli anni mina ancora la fiducia e le sperante dei poveri abitanti del posto, asfissiati e stanchi

Al di là della faccenda legata alle discariche, però, Motta ha salutato il 2016 con un’altra notizia sconvolgente, per certi versi: la possibilità di dar vita ad un vero e proprio colosso industriale nella zona dello svincolo autostradale per Motta della Catania-Palermo. Ad un paio di decine di chilometri (anche qualcosa in meno di un paio) dal centro di Motta Sant’Anastasia, un’azienda svizzera, la Nexxus Energy, avrebbe presentato al Sindaco del Comune etneo, Anastasio Carrà, la propria proposta di costruzione di un “Centro Tecnologico Innovativo”, un complesso industriale finalizzato alla produzione di energia elettrica, bio gas, al recupero e trasformazione di rifiuti provenienti dalle diverse aree urbane, commerciali ed industriali. Il termovalorizzatore che si vorrebbe impiantare nel territorio mottese andrebbe ad occupare un’area complessiva – tra le 13 piattaforme previste, un museo, una zona ristoro, laghetto annesso e quant’altro – di oltre 66 ettari di terreni (occorrerebbe tra l’altro modificare la destinazione d’uso dell’area da agricola a industriale) situati nello specifico in prossimità dell’area con accesso della strada statale n. 192 e delimitata dalla ferrovia Catania–Palermo.

Verranno conferite circa 700mila tonnellate di rifiuti ogni anno, così suddivise: 125mila tonnellate di rifiuti urbani non differenziati, 125mila tonnellate da raccolta differenziata, imballaggi e rifiuti trattati; 7mila tonnellate di rifiuti biodegradabili, 28mila tonnellate di pneumatici fuori uso, 405mila tonnellate annue di “combustibile sostitutivo”.

Presentato il quadro generale, e detto dell’approvazione della delibera da parte della giunta, ma anche della bocciatura della proposta da parte della commissione consiliare urbanistica di Motta alla messa in moto del progetto che costerà all’incirca 580 milioni di euro, sulla questione dovrà esprimersi  il Consiglio Comunale. Sarà la partita decisiva sulla questione. Mentre la Nexxus Energy assicura la totale sicurezza in termini di inquinamento, i maggiori esponenti dell’opposizione mottese dichiarano di volerci vedere chiaro.  Comuni limitrofi hanno già dichiarato che opporranno resistenza se sarà opportuno, è il caso di Camporotondo Etneo, mentre altri, come Belpasso, già rintracciati in passato dalla Nexxus per la realizzazione del progetto, hanno rigettato al mittente la proposta. Ma in generale, tutti gli aderenti al “Patto fiume Simeto” – nato proprio per contrastare iniziative di questo genere e di cui tra l’altro anche Motta fa parte – hanno accolto con sorpresa la notizia dell’approvazione di giunta. 

Intanto, su change.org è partita una petizione, il tema è “No inceneritori nella valle del Simeto – La materia non si brucia” diretta tra gli altri al Comune di Motta Sant’Anastasia. In poche ore è stata superata quota mille. In tanti, dunque hanno aderito apponendo la propria firma…

Una decisione non di poco conto, perché cambierà forse in modo irreversibile i connotati del posto, se non in termini di vivibilità, sicuramente in quanto al paesaggio e al malcontento della popolazione. 



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