Il 27 febbraio, lo scorso venerdì, il GGA ha emesso sentenza di illegittimità dello statuto dell’Ateneo catanese. Possibile commissariamento.  SUDPRESS pubblica il documento integrale. Comincia la campagna elettorale

Passano decisamente in secondo piano, derubricate a semplici scaramucce, le polemiche scaturite dal feroce scontro tra il Magnifico Rettore Giacomo Pignataro e l’ex Direttore Generale Lucio Maggio, conclusosi, al momento, con la soccombenza del secondo.

Adesso si farà sul serio, considerato più che probabile che si dovrà tornare al voto per rinnovare anzi tempo tutti gli organi statutari dell’Università di Catania eletti in base ad uno statuto illegittimo.

E’ successo infatti che, decidendo “in via definitiva”, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia ha accolto il ricorso del Ministero dell’Università contro lo statuto adottato dall’Ateneo catanese nel 2011, quando Magnifico Rettore era Tony Recca.

In primo grado, il TAR aveva rigettato il ricorso, mentre il CGA, ritiratosi in camera di consiglio il 15 gennaio 2014, ha finalmente emesso, dopo oltre un anno, la sentenza.

E’ stata depositata venerdì 27 febbraio ed è clamorosa: lo Statuto dell’Università di Catania è illegittimo.

Senza entrare nel merito delle motivazioni, che come sempre Sudpress allega in calce, sono gli effetti di questa sentenza ad aprire scenari complicati ma probabilmente insuperabili.

La dichiarazione di illegittimità dello Statuto trascina nello stesso vizio anche tutti quegli organi che proprio in base a quelle norme sono stati eletti: Rettore, Consiglio di amministrazione e Senato Accademico.

Adesso, se gli atti sinora compiuti dagli organi eletti su basi illegittime potranno comunque considerarsi validi ed efficaci in ossequio al principio di salvaguardia dell’attività amministrativa, dal momento della notifica di questa sentenza, la questione si complica.

Chiunque avrà interesse, potrà infatti impugnarne gli atti, facendone peraltro ricadere la responsabilità sui singoli componenti gli organi viziati nella loro legittimità.

La soluzione non è semplice, considerato che di fatto non vi sarebbero in questo momento, proprio perché eletti in base a norme dichiarate illegittime, organi in grado di approvare un nuovo statuto. Probabilmente dovevano pensarci prima che fosse emessa la sentenza.

Ambienti ministeriali pare stiano già valutando la nomina di un commissario che possa approvare uno statuto valido ed indire, sulla base di uno strumento valido, le nuove elezioni.

Un bel pasticcio che apre di fatto un’interessante campagna elettorale.

 

Sentenza CGA del 27 febbraio 2015