In quasi 10 anni di giornalismo d’inchiesta ce ne sono capitate di tutti i colori, ma la “replica” ricevuta questo sabato ci ha lasciato basiti. Ci viene richiesto espressamente lo stesso spazio dato ad un precedente articolo e non possiamo che esaudire, anzi vorremmo poterne dare anche di più.

Delle centinaia di migliaia di euro di fondi ministeriali gestiti dalla dirigenza del Teatro Massimo Bellini Sudpress si è occupato più volte, basta scorrere in calce la cronologia.

In ultimo, anche a conferma delle tesi sostenute, abbiamo dato conto dell’archiviazione definitiva della querela presentata dai coniugi De Zan-Caiolo ai danni della professoressa Alfia Milazzo, la presidente della fondazione Città Invisibile che ha più volte contestato la gestione di questi fondi.

L’avvenuta archiviazione si pensava avesse chiuso la questione ma ecco che riceviamo, e più volte a scanso di equivoci, una lettera della professoressa Valentina Caiolo, violinista del Teatro Massimo Bellini che ci chiede di pubblicare una sua replica.

In pratica la professoressa (a seguire pubblichiamo integralmente la sua lettera e la risposta del vice presidente di Città Invisibile Liborio Scaccianoce) contesta con una certa veemenza l’avvenuta archiviazione, contestando la decisione del giudice e arrivando ad affermare che si “basa su un dato che non corrisponde alla verità dei fatti.”

Arrivando a definire “farneticanti” le dichiarazioni della professoressa Milazzo contenute nel nostro articolo, che a noi, a leggere la documentazione prodotta, tanto farneticanti non sembrano affatto: anzi.

La professoressa Caiolo replica, tra l’altro, facendo una certa confusione tra vicende diverse che non c’entrano nulla con la querela, come il caso del coinvolgimento della Fondazione Fava in una polemica abbondantemente superata e di tutt’altro tenore.

La professoressa Caiolo si avventura quindi nella ricostruzione dell’acquisto di un violino del valore di 79 euro da parte del comune di Catania che non abbiamo ben capito cosa possa provare e cosa aggiunga alla sostanza dei fatti che è tutt’altra.

Infatti, la professoressa Caiolo, nella foga della replica, afferma perentoriamente, quanto imprudentemente, di “non aver MAI (maiuscolo nella sua lettera) ricevuto alcun incarico a valere sui fondi del PON Sicurezza”.

Non è facile fare luce sugli atti del Teatro Massimo Bellini di Catania considerato che la sua dirigenza continua impunemente e nonostante le segnalazioni ad oltraggiare la normativa sulla trasparenza.

Cercare gli atti di quel periodo è impossibile, andando infatti nella sezione del sito istituzionale del Bellini dedicata alla “Trasparenza Amministrativa” ci si imbatte in una serie di file compressi:

 

 

 

 

I quali restituiscono tutti lo stesso “errore”:

 

 

 

Appunto!

Per fortuna, si fa per dire,  c’è stato un processo e chi doveva difendersi dall’accusa di aver diffamato i coniugi De Zan-Caiolo ha provveduto agli opportuni accessi agli atti per provare la fondatezza delle proprie affermazioni circa la nebulosità della gestione del progetto PON Sicurezza “Sistema”.

Ed emerge immediatamente il provvedimento del sovrintendente Roberto Grossi 275 del 1 luglio 2016 Provv 275_15.

È incredibile:  Ma come fa la professoressa Caiolo ad affermare che non ha MAI ricevuto un incarico a valere sui fondi PON?

 

 

 

 

 

 

 

 

Scrive proprio così, e ce ne chiede la pubblicazione con lo stesso spazio dedicato alla controparte!

Ma il provvedimento del sovrintendente Grossi è chiarissimo e stabilisce persino la paga oraria della professoressa e l’origine dei fondi per pagarla, quelli appunto del PON Sicurezza:

 

 

 

 

Ma insomma…siamo basiti.

Non solo, ma a leggere l’intero provvedimento si apprende della “singolare” procedura adottata dalla dirigenza del Bellini per giungere alla “individuazione” della professoressa Valentina Caiolo:

 

 

 

 

 

Leggiamo bene: in data 4 maggio 2016 il capo del personale del Bellini, che dovrebbe essere la dr.ssa Concetta Elena Piscopo, (che tra l’altro avrebbe anche fatto parte della commissione che scelse il marito di Caiolo, De Zan, quale direttore del progetto!), avrebbe svolto una “ricognizione interna” (?) scovando guarda caso una sola istanza, quella appunto della professoressa Valentina Caiolo, che sempre per mero caso è anche la moglie del direttore del progetto PON con fondi ministeriali Francesco De Zan.

Quindi l’incarico c’è eccome e per di più con le modalità sopra descritte.

Quindi, la replica ci pare un tantino spudorata, stante che la questione dello scontrino che ci viene allegato genera solo confusione e non chiarisce in nulla come in effetti sono stati spesi i 750 mila euro dei fondi ministeriali destinati a posizione svantaggiate, a parte i 30 euro l’ora andati alla professoressa Caiolo per il tutoraggio, i 40 mila (40 mila) al marito Francesco De Zan per la “direzione del progetto” e i 10 mila euro ciascuno ad altri due “selezionati” quali direttori dell’orchestra infantile, i professori Andrea Gargiulo e Pietro Marchese, la cui nomina avviene con lo stesso atto con cui si assegna l’incarico a Valentina Caiolo moglie del direttore De Zan.

Sarebbe interessante, così solo per mera curiosità, accertare se qualcuno dei sopracitati avesse collaborato in altra veste con organizzazioni private facenti capo al sovrintendente Grossi, ma questa è un altra storia.

In aggiunta alle somme sopra individuate, facenti parte del finanziamento ministeriale gestito dal Bellini, troviamo anche gli 80 mila euro per l’acquisto di strumenti musicali che se il parametro è lo scontrino allegato dalla professoressa Caiolo alla sua replica (79 euro per un violino) ci porterebbe a ritenere che ne avrebbero acquistati circa….80.000/79…un migliaio?

Vabbè, lasciamo stare.

In conclusione, abbiamo l’impressione che questa replica piuttosto che chiudere la vicenda e fare chiarezza…la riapre clamorosamente.

E non si dica che Sudpress lo spazio non l’abbia dato.


A seguire la replica integrale della professoressa Valentina Caiolo e la contro replica della Fondazione Città Invisibile presieduta dalla professoressa Alfia Milazzo:

Catania, 9 dicembre 2017

 TUTTO FALSO: il violino regalato dal Comune di Catania all’Orchestra Musicainsieme a Librino per la commemorazione di G. Fava non c’entra nulla con i fondi Pon del Teatro Massimo Bellini

La sentenza di archiviazione della querela Caiolo – De Zan è basata su un dato che non corrisponde alla verità dei fatti, abbiamo le prove e persino lo scontrino.

Gentile direttore

Le chiedo di riservare a questa mia risposta lo stesso spazio da Lei dedicato all’articolo pubblicato da Sudpress il 2 novembre 2017 dal titolo Teatro Bellini, il PON da 750 mila euro e la querela archiviata: “Tutto vero!” e al precedente pubblicato l’8 gennaio 2017 dal titolo Celebrazioni Fava: la denuncia dell’Orchestra Falcone Borsellino.

 Prima di tutto sento la necessità di chiarire due punti fondamentali:

1) Io, Valentina Caiolo, non ho MAI ricevuto dal Teatro Massimo Vincenzo Bellini alcun incarico, né formale né informale, per gestire i fondi del progetto Pon Sistema che il Ministero dell’Interno ha assegnato al suddetto Teatro nel 2013.

È assurdo sostenere e credere che un professore d’orchestra, quale sono, possa gestire anche un solo euro del bilancio dell’Ente per cui lavora come violinista.

2) L’associazione Orchestra e coro Musicainsieme a Librino nata nel 2009, che presiedo, non ha MAI ricevuto né strumenti musicali né denaro o qualsiasi altro tipo di bene provenienti dal Progetto Pon Sistema del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania.

Chiunque affermi pubblicamente il contrario o diffonda simili notizie  afferma e diffonde informazioni false, infondate, diffamanti e lesive della mia onorabilità, essendo infatti un reato la distrazione e l’utilizzo di fondi pubblici per uso privato.

Il contenuto “farneticante” delle affermazioni di Alfia Milazzo nell’articolo da Lei pubblicato l’8 gennaio 2017, cioè le paradossali affermazioni che la signora attribuiva post mortem alla compianta Elena Fava ed il crescendo autoreferenziale in cui arrivava ad investirsi del ruolo di unica paladina a difesa dei bambini, è già stato mirabilmente evidenziato nella lettera da voi pubblicata a firma del prof. Andreozzi, marito appunto di Elena Fava, quindi non aggiungerò altro.

È stato proprio per tutelare l’immagine e l’impegno miei e delle centinaia di bambini, famiglie, associazioni, artisti e colleghi musicisti, che dal 2009 con generosità ed entusiasmo collaborano con l’orchestra di Musicainsieme a Librino, che ho ritenuto opportuno procedere per vie legali dopo aver visto associare pubblicamente il nome mio e quello della mia Associazione ad azioni disoneste e illegali, come quella di “essere l’orchestra direttamente collegata con la gestione dei fondi Pon Sicurezza del Teatro Bellini” o di “utilizzare quantità significative di denaro pubblico” o addirittura di “non operare per il bene pubblico (…) ma per interessi economici”.

Per venire al Provvedimento firmato dal Giudice dott.ssa Matta con cui si archivia la mia querela nei confronti di Alfia Milazzo, e di chi ha pubblicato le sue affermazioni senza cercare un riscontro, devo dire chiaramente che si tratta di una decisione basata su dati non rispondenti alla verità dei fatti.

Dopo la pubblicazione del vostro articolo del 2 novembre 2017 sono stata costretta a fare quello che ogni inquirente e qualsiasi giornalista d’inchiesta avrebbero dovuto fare: ho cercato delle conferme concrete, facendo una richiesta di accesso agli atti presso il Comune di Catania per sapere con che fondi era stato acquistato l’ormai famoso “violino di Giuseppe Fava”.

Ed ecco il documento che l’Ufficio di Gabinetto del Sindaco mi ha ufficialmente consegnato, corredato di copia dello scontrino fiscale: vi si legge che il violino è stato acquistato dall’Economo del Comune il 3 gennaio 2017 presso il negozio Cirrone di via Pacini 58, utilizzando fondi comunali per una spesa di € 79,90 (vedi pdf Allegato n. 1).

In realtà la “scoperta” che il violino non c’entra nulla con i fondi Pon del Teatro Bellini non è affatto una novità… Esistono numerose dichiarazioni del Sovrintendente, tra le quali l’ultima presentata per iscritto ex DPR 445/2000 al Giudice dott.ssa Matta (vedi pdf Allegato n. 2), in cui confermava che i fondi Pon non potevano essere utilizzati da altri enti, associazioni, fondazioni o privati essendo vincolati appunto all’impiego diretto da parte dell’ente assegnatario, il Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania.

La sentenza di archiviazione si basa dunque su due fatti dichiarati in modo stentoreo:

1) “è vero ed incontrovertibile che il violino destinato all’associazione Musicainsieme a Librino sia stato acquistato dal Comune di Catania a mezzo fondi Pon del Teatro Massimo Bellini “ e abbiamo dimostrato che il fatto non è né vero né incontrovertibile.

2) “È altresì vero ed incontrovertibile per loro stessa ammissione (!) che Caiolo e De Zan siano legati da vincolo di coniugio…”

Detto così sembra un’ammissione di reato, ma dopo molti anni di matrimonio e tre figli è comunque per me un bel riconoscimento!

Nel frattempo io e le persone che lavorano con me a Musicainsieme a Librino abbiamo continuato a lavorare con grandi risultati lasciando ad altri farneticazioni e pettegolezzi e dunque l’unico fatto vero ed incontrovertibile è che  il “violino di Giuseppe Fava” ha trovato un meraviglioso utilizzo fra le mani di un ragazzino di Musicainsieme a Librino.

Gentile Direttore La ringrazio per lo spazio che mi ha dedicato e Le porgo cordiali saluti

Valentina Caiolo

Allegati alla lettera:

Dich_Grossi_senza dati sensibili 2

Risposta Comune CT su acquisto violino Fava


La controreplica della Fondazione Città Invisibile:

“La vicenda, per quanto ci riguarda, è da considerare chiusa con il provvedimento di archiviazione del Giudice Dott.ssa Matta.
Era in sede processuale che andavano prodotte eventuali prove da parte della Signora Caiolo.
Ciò non venne fatto.
Aggiungo solo che è grave qualificare come falso quanto affermato da un Giudice con un provvedimento ormai definitivo.
Così come è grave e offensivo definire ‘farneticanti’ le affermazioni della dottoressa Milazzo
confermate, peraltro, dal Giudice.
Ma non abbiamo tempo da sprecare in controversie giudiziarie. Il nostro tempo preferiamo donarlo ai bambini poveri, emarginati e in difficoltà.

Liborio Scaccianoce (vicepresidente Fondazione La città invisibile)