È uno scandalo. Il sovrintendente Roberto Grossi, una delle tante eredità lasciate dalla gestione di Enzo Bianco, ha uno stipendio di 100 mila euro l’anno, anzi 99,999,96 per l’esattezza, giusto giusto 0,4 centesimi in meno del massimo previsto dalle normative per questi incarichi pubblici. E questo è il risultato: programmazione zero!

Inutile dilungarsi, parlano gli atti, parla, anzi urla, lo scandaloso ordine del giorno settimanale affisso alla bacheca destinata ai lavoratori del Bellini, strumento attraverso il quale ogni settimana vengono informati del carico di lavoro per quella successiva.

Quella della seconda settimana di luglio è probabile che vada verificata da qualcuno anche sotto il profilo del potenziale danno erariale, considerato che vengono pagati oltre un centinaio di stipendi pubblici, comprese indennità di funzione, per non fare nulla: a fare un calcolo molto approssimativo questa “soluzione” getta dalla finestra almeno 250 mila euro. Di soldi pubblici.

Così ha deciso il sovrintendente del Teatro Bellini Roberto Grossi, “in attesa che la Regione autorizzi la stagione estiva”.

Quindi la colpa sarebbe di Musumeci, ed in un certo senso è anche probabile che lo sia considerato che consente un simile spreco.

Non gli è venuto neanche in mente al top manager da 8.333 euro al mese di stipendio, di organizzare un qualche concerto al Teatro Sangiorgi, tanto per dire che esistono ancora, o meglio ancora sfruttare il Cortile Platamone già attrezzato dall’amministrazione comunale di Catania e che sarebbe stato a costo zero.

No, la “soluzione” più manageriale è stata molto banalmente di lasciare tutti a casa, “a disposizione”: ma a disposizione di cosa?

Una gestione veramente intollerabile, e la cosa più grave è che non facendo lavorare artisti e maestranze, impedendogli di offrire la loro arte al pubblico, si rischia di far prevalere la percezione che siano più un problema da eliminare piuttosto che una straordinaria risorsa da rilanciare.

Questa è la colpa più grave, oltre allo spreco costante e ripetuto: impedendo ai nostri artisti di esprimersi, si rischia di convincersi che se ne possa fare a meno.

Ed è falso, il più grave errore che si possa commettere.

Se gli si sottrae anche l’opportunità di mostrare il proprio valore, non soltanto artistico, ma anche e soprattutto legato alla funzione sociale oltre che economica che un Teatro svolge in una comunità civile, lo si condanna all’oblio ed alla devastazione: un crimine.

La Regione si svegli e per prima cosa provi a dotare il Bellini di una governance capace di trovare “soluzioni” vere, magari alternative alla mera pretesa di elemosina.