È davvero imbarazzante, alla prossima è probabile che invochino la discesa dello Spirito Santo ma intanto il governo regionale è proprio deludente. E continuano a consentire una gestione totalmente illegittima del personale precario che viene licenziato e poi riassunto appositamente per impedirgli di acquisire il diritto al tempo indeterminato: sta accadendo anche in questi giorni con gli addetti alla vigilanza, licenziati e per le loro funzioni, obbligatorie per poter tenere il Teatro aperto, è stato affidato incarico ad una ditta esterna, con probabile aggravio di costi. Di questo parleremo meglio, e di nuovo, nei prossimi giorni. Ma è davvero uno scandalo esagerato.

Come al solito si è dovuto attendere che i lavoratori salissero sul tetto, con tanto di vigili del fuoco costretti a montare il tappeto gonfiabile di sicurezza davanti al Sangiorgi, per strappare una riunione al governo regionale con i sindacati e lavoratori reduci da una conferenza stampa dai toni finalmente sufficientemente duri.

Il pasticcio combinato dall’assessore al ramo Sandro Pappalardo, esponente di Fratelli d’Italia, con il tentativo di “rinviare a dopo le elezioni” ogni discussione era stato pesantemente denunciato dai rappresentanti sindacali, imponendo al presidente Musumeci di convocarli al palazzo dell’ESA per tentare, riuscendoci parzialmente, l’ennesima dilazione per una soluzione di cui non hanno idea mostrando di non sapere che pesci prendere e continuando a ragionare in termini ragioneristici senza alcuna visione del ruolo che le istituzioni artistiche e culturali possono svolgere per l’economia della regione: un’approssimazione imbarazzante!

Tentativo parzialmente riuscito, si diceva, perché stavolta i sindacati, pur in maniera moderata, hanno reagito, mantenendo lo stato di agitazione e chiedendo maggiore concretezza.

In estrema sintesi il presidente Musumeci avrebbe addebitato l’incredibile azzeramento del capitolo dedicato al Bellini ad una fantomatica “questione tecnica”, in pratica l’ammissione che i “bilanci” non bilanciano mai niente o lo fanno per finta, con i fondi che vengono messi e tolti dai bilanci della regione come gli pare a loro, a seconda degli umori, “ad muzzum”, mostrando che sono tutti privi della minima attendibilità: tanto vale che la smettano di perdere tutto questo tempo ad ogni sessione… Ma lasciamo stare.

Secondo il vice presidente Armao, presente alla riunione, i fondi per il Bellini, allo sta a zero per il 2021 ed insufficienti persino per gli stipendi ad oggi, verranno ripristinati con l’approvazione del “collegato alla finanziaria”: tre oro vince, tre oro perde. Vedremo.

Ma la sparata più clamorosa è che hanno ripescato un tentativo già attuato, e abortito, una quindicina di anni addietro: la mitica “Fondazione”!

Cioè, secondo gli scienziati della Regione la soluzione sarebbe la trasformazione del Teatro Bellini, oggi Ente Autonomo Regionale, in una fondazione di diritto privato: ma proprio…

Chissà perché la trasformazione della ragione sociale dovrebbe avere effetti così miracolosi. Cercheremo di capirlo.

Naturalmente non è mancata la garanzia che nei prossimi giorni, sempre con il “collegato alla finanziaria” verranno sicuramente trovati anche i fondi per stabilizzare, dopo 27 anni, i precari storici.

“Nei prossimi giorni, ma è probabile che non ci arrivino prima delle elezioni”: of course!

Intanto sono riusciti a far alzare il sipario di Madama Butterfly che ieri è andata più o meno in scena con qualche problema all’allestimento che pare sia arrivato in ritardo e non è chiaro quanto sia costato: perché una delle caratteristiche di questa gestione del Bellini è l’assoluta mancanza di trasparenza che abbiamo denunciato decine di volte senza che le autorità competenti si degnassero di intervenire.

Intanto, se si apre il sito web istituzionale del Teatro Bellini, si viene accolti da giorni da un pop up che chiarisce inequivocabilmente la sciatteria della gestione: telefoni guasti!

Tornando all’incontro governo-sindacati, questi ultimi pare che stavolta non se la siano bevuta, almeno non del tutto, ed al termine hanno emanato un comunicato che, pur nella moderazione, chiarisce che hanno solo deciso di farsi prendere in giro per l’ennesima volta ma forse ancora per poco: “Quella della trasformazione del Teatro Massimo “Bellini” di Catania in Fondazione è un’ipotesi possibile per il rilancio. Ma in questo contesto straordinario deve ancora essere studiato e discusso il modello che occorre dargli, e perciò i sindacati catanesi non l’hanno ancora sottoscritto. La possibilità che il Teatro “Bellini” diventi Fondazione è stata dunque presentata, ma manca ancora di quel necessario e democratico passaggio di discussione, analisi e confronto, che ne provi la validità  e la sostenibilità per il reale  rilancio dell’ente lirico”.

Così le segreterie di Cgil e Slc Cgil, Cisl e Fistel Cisl, Uil e Uilcom Uil, UGL e UGL spettacolo, Fials e Libersind di Catania che – continua la nota – “hanno risposto in questo modo alle dichiarazioni ufficiali del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci che, confermando la continuità del finanziamento regionale anche per i prossimi anni e aprendo alla stabilizzazione dei precari, ha prospettato la soluzione del rilancio dell’Ente attraverso la sua trasformazione in  Fondazione.”
“Abbiamo a cuore la salvezza del Teatro “Bellini” che per Catania, per l’area etnea e per gran parte della Sicilia orientale è una grande risorsa storica e culturale, con tutto quello che ciò comporta per l’economia e il turismo- continua la nota-  Tuttavia i sindacati catanesi attendono che venga avviata la fase di discussione;  ci aspettiamo che ciò avvenga subito e in un percorso co-progettatto  e condiviso. Auspichiamo che non vengano saltati i necessari passaggi di dialogo e che in lo stesso presidente Musumeci si renda garante di ciò. Ci aspettiamo dunque che la Regione apra subito la discussione, affinché si compensa insieme cosa sia meglio per il Teatro e Catania stessa, noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

Tradotto: le elezioni gliele fanno passare, e poi si spera che non attendano anche le prossime, e poi le prossime e poi le prossime ancora, per altri 27 anni!