Questa Festa del Lavoro 2019 abbiamo voluta dedicarla tutta al Teatro Bellini di Catania, con ben tre articoli di apertura, perché contiene tutti i simboli di quello che non dovrebbe accadere. L’acme della vergogna si raggiunge con l’incredibile vicenda dei lavoratori che da ben 27 anni sono mantenuti in condizione di precarietà con lo scandalo che vengono assunti e licenziati, senza diritto a ferie, tredicesima, gratifiche, premi di produzione, festività. In ultimo, proprio in questi giorni, gli hanno fregato anche la retribuzione delle feste pasquali. Ma è sopportabile? È civile? È lecito? Ma possibile che la Procura della Repubblica non individui dei reati? E il Ministro del Lavoro? E il Presidente della Regione? Ma davvero può accadere una cosa simile e per così tanto tempo in un ente pubblico?

Il Teatro Massimo Bellini di Catania è un ente pubblico non economico della Regione Sicilia, controllato dal governo e sotto la diretta responsabilità dell’Assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, in questo momento retto da un tale Sandro Pappalardo che probabilmente, ma questa è una nostra opinione, anzi la mia opinione personale, è tra i peggiori assessori di tutti i tempi: ci torneremo a breve per dimostrarlo.

Nel frattempo i sindacati, nel corso della conferenza stampa di cui diamo conto a parte, hanno denunciato che ad una richiesta di intervento urgente sulla crisi del Bellini non in grado nemmeno di approvare il bilancio, questo signore avrebbe risposto: “Ne parliamo dopo le elezioni”…

Il presidente Musumeci ne è personalmente responsabile perché è lui che sceglie e mantiene gli assessori del suo governo, sia chiaro.

Torniamo al caso del titolo: il precariato storico al Bellini.

Basta dire che in un Teatro di questo livello, che ha visto sul suo palcoscenico da Gigli a Pavarotti alla Callas, persino il Primo Violino, la Spalla, la figura più importante dell’orchestra che ne garantisce qualità e continuità, il Maestro Vito Imperato, un musicista di livello internazionale e riconosciuta autorevolezza da parte di tutti i colleghi, non è mai stato stabilizzato ed è tutt’ora a contratto annuale!

Per il Maestro Imperato probabilmente poco male, troverebbe facilmente ruolo in tutto il mondo ed il rischio è in questo caso tutto per il Teatro che magari prima o poi ne perde l’eccellenza.

(PS dopo aver pubblicato ricevo un messaggio da un professore dell’orchestra che mi corregge: il Primo Violino è assunto a giornata, neanche annualmente …da piangere!)

Ma quella più drammatica è la condizione di oltre 20 precari storici che svolgono all’interno del Teatro mansioni senza le quali non potrebbe funzionare.

Sono madri e padri di famiglia tenuti praticamente in condizione di costante, recidivo, continuato, ignobile stato di ricatto e schiavitù.

In alcuni casi da 27 anni, qualcuno nel recente passato da precario c’è morto, altri sono arrivati alla pensione senza neanche avere il piacere di una busta paga intera.

Vengono assunti a tempo determinato, licenziati e poi riassunti, a volte anche per un solo giorno, per poche ore: li tengono al guinzaglio, al cappio!

Promettendogli ad ogni cambio di gestione, di assessore, di governo che “domani”, “domani”, “dopo le elezioni” appunto. Magari non queste, le prossime: una vergogna.

Non si capisce se è sadismo, incapacità di trovare una soluzione, deficienza costituzionale in chi gestisce o cos’altro, proprio non si capisce.

Sono passate almeno tre leggi nazionali che ne avrebbero consentito la stabilizzazione e se ne sono fregati.

E la domanda sorge spontanea: se a fronte di una vicenda così nota e macroscopica nessuna delle autorità interviene, quali possibilità ci sono in questa città che vengano rispettati i più elementari principi di legalità e rispetto?

Si sono incatenati, hanno dormito sui tetti, protestato in ogni sede: ma che devono fare?

Torniamo alla conferenza stampa sindacale del 30 aprile. Abbiamo dato voce ai sindacati confederali e ai rappresentanti aziendali.

Ma in apertura si è rispettosamente alzato Franco Isaia: “Scusate, sono un precario del Bellini da 27 anni, potrei avere l’onore di sedere con voi?”

Viene subito accolto al tavolo e nel suo intervento con semplicità ed efficacia riassume, anche a nome dei suoi colleghi e con la solidarietà degli “stabili”, il dramma di una condizione di persone private della dignità di essere riconosciuti per il lavoro che svolgono ed il ruolo che hanno.

Non si capisce come non si inquadri questa vicenda come un caso da manuale di caporalato e non siano ancora scattate le necessarie misure, riconoscendo i diritti di chi li rivendica da decenni e le sanzioni per chi continua a negarli.

Oltre ai danni arrecati all’Ente da una simile gestione del personale: basti dire che, per “risparmiare” li hanno licenziati in occasione delle feste pasquali così da non dover pagare le festività dovute e la conseguenza per il Teatro è che mancano, tra gli altri, i portieri per cui si entra ed esce senza alcun controllo.

Poco importa alla dirigenza che manchino anche i centralinisti perché tanto il centralino non funziona da tempo e nessuno pensa a farlo riparare.

Esatto, al Teatro Bellini di Catania non funzionano neanche i telefoni!

Una situazione incresciosa ed è molto grave l’inerzia della Procura, dei governi nazionale e regionale, perché se possono accadere cose simili per di più in un ente pubblico di così grande importanza e visibilità, può davvero accadere di tutto.

E non è giusto.