Chi non sa come finisce l’opera Tosca? Muore lanciandosi dalle mura di Castel Sant’Angelo, ormai è scontato e sarà accaduto migliaia di volte sui palcoscenici di tutto il mondo. Così com’è scontato l’esito delle “proteste” dei precari del Bellini: occupano, mandano comunicato, gli arriva la telefonata dell’assessore di turno e smobilitano. Fino alla prossima…ci si potrebbe scrivere un’opera: ma più che lirica comica, se non fosse tragica per questi lavoratori e vergognosa per chi prende impegni che poi non mantiene mai.

Continuano ad andare in scena spettacoli dalla trama confusa per i dipendenti del Teatro Massimo Vincenzo Bellini

Continua il tira e molla tra le autorità deputate a risolvere il problema dei lavoratori precari del teatro che, nelle prime ore di ieri, hanno deciso di prendere in mano la situazione con un’azione di protesta.

Dopo una difficile fine del 2018, anno che non ha visto la stabilizzazione tanto attesa dai lavoratori precari, i primi mesi del 2019 non sono stati migliori.

Anzi, la situazione continua ad aggravarsi di giorno in giorno, e i lavoratori sono stanchi di non vedere mantenuti gli impegni presi dall’Assessore Pappalardo proprio in occasione di un incontro tenutosi nel dicembre dello scorso anno, durante il quale Pappalardo aveva dichiarato che stabilizzare la situazione dei lavoratori precari del teatro sarebbe stata una priorità già dopo l’incontro con questi ultimi.

Nella realtà dei fatti, però, a quelle parole non è seguita affatto una stabilizzazione concreta, anzi una ulteriore decurtazione dei salari a seguito della riduzione dell’orario lavorativo dei dipendenti che, in modo del tutto arbitrario, hanno visto ridurre il loro impegno lavorativo full-time da 36 ore settimanale ad un part-time da 25 ore.

Questa la ragione che, alle sei di mattina, ha spinto un gruppo di lavoratori ad occupare l’ingresso del teatro per impedirne le normali funzioni.

La protesta, durata fino alle 11:30 circa e poi sedata dall’intervento della Digos, è servita a mobilitare non soltanto l’Assessore Pappalardo che, ancora una volta, ha promesso la stabilizzazione in tempi brevi (due, massimo tre giorni addirittura), ma anche il Sovrintendente che, arrivato da Roma, ha rilasciato una dichiarazione in netto contrasto con quella di Pappalardo, ovvero: ci sono dei tempi tecnici e burocratici, la risoluzione del problema non sarà così immediata.

Stanchi del tira e molla di responsabilità tra le autorità che dovrebbero occuparsi delle loro sorti, i precari del Bellini hanno deciso di concedere solo i due giorni promessi dall’Assessore.

“Dopodiché ricominceremo con le proteste, e questa volta non ci fermeremo finché non saremo ascoltati”, ha dichiarato Salvo Agosta, storico dipendente del Bellini che si batte per le sorti sue e dei colleghi sin dall’inizio delle vicissitudini finanziare del teatro.

“L’assessore dice una cosa, il Sovrintendente ne dice un’altra, vediamo chi ha ragione. Nel frattempo abbiamo intenzione di continuare con azioni forti che diano fastidio. In questi due giorni siamo in stand by, ma domenica, la sera della prima, ritorneremo a manifestare con forza se nei due giorni promessi dall’assessore non avremo risposte”.

Determinato a non cedere le armi, Agosta si fa portavoce di un disagio che assume sempre di più i contorni di una vera e propria messa in scena teatrale. Non resta che aspettare il successivo atto della piècee stare a vedere se la musica cambierà o meno.