È davvero incredibile quello che stanno combinando alla Regione, in ogni settore: non funziona niente, un’approssimazione insopportabile, assenza di strategia al limite della dabbenaggine e nel campo del Turismo e Spettacolo un disastro senza precedenti nonostante la straordinaria congiuntura favorevole. La vicenda del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania è poi l’apoteosi dell’inadeguatezza: artisti di tutto il mondo stanno registrando appelli accorati per strappare il glorioso ente alla fine cui lo stanno condannando una regione troglodita ed una governance insignificante e parassita.

La sua costruzione iniziò nel 1870 e l’inaugurazione con Norma nel 1890 fece gridare al miracolo: il mitico tenore Beniamino Gigli  proclamò la sua sala come la migliore al mondo per acustica.

Sulle tavole del Teatro Bellini di Catania le voci dei più grandi, da Maria Callas a Luciano Pavarotti, ma anche le vette della prosa con Vittorio Gassman per non dire delle direzioni di Gianandrea Gavazzeni.

Un gioiello, lo abbiamo scritto tante volte, lo pensiamo ogni volta che passiamo da quella piazza che dovrebbe essere il salotto della città di Catania ormai abbandonato allo spaccio ed al degrado.

Il Teatro Massimo Bellini è uno degli esempi più plastici di cosa comporti avere come classe dirigente una massa informe e indistinta di incapaci che come ultimo libro forse hanno letto il sussidiario delle elementari.

Basta dare una scorsa al sito istituzionale del Bellini per farsi un’idea di come è gestito: a parte la trasparenza zero più volte denunciata, risultano scoperti da anni i ruoli chiave per cui il Teatro procede praticamente per inerzia, grazie alla buona volontà di quei pochi dipendenti che ancora resistono.

Il direttore amministrativo è a “scavalco” in prestito dalla regione, manca niente meno che il direttore tecnico e persino il direttore agli allestimenti scenici: un paradosso per qualsiasi teatrino di provincia, figuriamoci per un ente lirico della tradizione del Bellini.

Per non dire dello scandalo dei precari da 27 anni che continuano ad essere sfruttati e presi in giro in sfregio a tutte le leggi dalla Costituzione in giù.

Adesso, non sapendo che pesci prendere, dalla Regione hanno sparato la boutade della trasformazione in “Fondazione”: una delle ipotesi più ridicole che si potessero inventare per prendere ancora un pò di quel tempo che non c’è più.

In ultimo l’imminente scadenza dell’attuale sovrintendente Roberto Grossi, responsabile di una gestione asfittica con lo zenith dello spreco nell’operazione “Capinera”, “l’opera lirica moderna” per la quale non si sa quanto si sia speso, che doveva rilanciare il Teatro come ente di produzione e si è rivelata un disastro e di cui si è persa traccia nel circuito delle messe in scena.

Circolano nomi imbarazzanti per la successione e si vocifera che alla Regione siano talmente incapaci da orientarsi persino ad una patetica “proroga” tanto per prolungarne l’insopportabile agonia, a dimostrazione documentale di quanto siano scarsi e inadeguati: non ci sono altre valutazioni possibili.

Del resto cosa ci si può attendere da un governo regionale in cui manca da mesi un assessore ai Beni Culturali dopo la dolorosa perdita dell’unico, Sebastiano Tusa, che aveva un profilo adeguato e si tiene incollato alla poltrona quello al Turismo Sport e Spettacolo che ha devastato i settori di competenza disperdendo una irripetibile congiuntura internazionale favorevole, mantenendo la splendida Sicilia ai livelli più bassi di permanenza dei turisti: sotto i 3 giorni contro i 7 di Malta!

E per forza, non hanno che fare oltre che girare per musei e siti chiusi!

La realtà è che finché avremo al governo dei vari enti gente incapace di capire il valore, anche economico, dei nostri teatri e dei tanti luoghi di cultura e arte della nostra incredibile regione, non ci sarà speranza di rendere civile e profittevole un territorio che è stato culla della civiltà ed è ridotto a ricovero di mentecatti spesso anche criminali, nel migliore dei casi pericolosamente deficienti.

In conclusione, ci associamo a modo nostro all’appello di questi artisti internazionali: “Provate ad essere meno inconcludenti e risolvete immediatamente in maniera seria il ridicolo problema del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania prima che dobbiate vergognarvene per il resto della vita!”