Incredibilmente una ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo sospende il commissariamento dei sindaci metropolitani e li reintegra nelle rispettive posizioni, dopo che un provvedimento dell’ex Governatore Rosario Crocetta, a inizio settembre, lo aveva imposto agli enti. A Catania, Enzo Bianco, esulta trionfalmente, affermando di essere pronto a riprendere da dove interrotto “con tutta l’energia e la passione possibili, per affrontare e risolvere i problemi”. Ma intanto la città precipita nella classifica per la qualità della vita e non solo

Sarà forse tornato da uno dei primi viaggi sulla Luna, il reintegrato Sindaco Metropolitano catanese, se con i consueti toni entusiastici afferma di voler riprendere in mano la situazione attualmente disastrosa dell’ex Provincia, e ora di nuovo Città Metropolitana.

I dati sono evidenti e incontrovertibili, Catania affonda da anni, da tutti i punti di vista, sicurezza, pulizia, cultura, turismo. Un esempio su tutti è la vicenda Pubbliservizi, la partecipata appunto dell’ente, ormai al crollo, con i dipendenti disperati a causa di una situazione figlia della mala amministrazione di questi anni, e non certo delle poche settimane in cui il commissario straordinario Salvo Cocina si è trovato a dover afferrare il timone della nave alla deriva, lasciatogli forzatamente da Bianco. Gli stessi sindacati, che avevano applaudito Bianco per una soluzione rivelatasi poi impercorribile, sono scesi in piazza in sciopero.

Altro tempo perso dunque per la città e gli abitanti, per i lavoratori e di fatto una situazione che tornerà ad essere anche peggio di prima a causa della giustizia amministrativa.

L’ex presidente della Regione Rosario Crocetta lo aveva definito “un atto doloroso ma dovuto”, necessario dopo l’approvazione da parte dell’Ars nel mese di agosto della legge che reintroduceva l’elezione diretta per il sindaco metropolitano.

La prima sezione del Tar per la Sicilia ha così accolto l’istanza cautelare di sospensione presentata dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, sospendendo “per quanto di ragione gli effetti dei provvedimenti impugnati” e fissando l’udienza per la trattazione di merito del ricorso al 25 ottobre 2018.

“I sindaci delle città metropolitane della Sicilia – si legge nell’ordinanza – si sono insediati pleno iure già per effetto della L.R. n. 8 del 2016, con la conseguenza che la sopravvenuta norma del 2017, ed in particolare la disposizione transitoria di cui al novellato art. 51 L.R. 15/2015, non sembra possa trovare legittima applicazione nei loro confronti”.

E aggiunge: “La nuova disciplina andava applicata alle situazioni ancora in fieri (come quelle dei Liberi consorzi comunali, privi di organo di vertice) e non certo per le città metropolitane, in cui i sindaci dei rispettivi Comuni capoluoghi avevano assunto da oltre un anno il munus metropolitano”.

“Credo importantissimo -ha affermato Orlando- il fatto che i Giudizi Amministrativi, nel caso specifico di Palermo, hanno anche riconosciuto che l’elezione di giugno era da intendersi come una elezione diretta anche per la carica di Sindaco Metropolitano, essendo avvenuta in un quadro normativo ben chiaro e definito. E’ un altro tassello positivo che allontana il buio periodo dello stato di calamità istituzionale che ha contraddistinto la Regione siciliana negli anni scorsi”.

Adesso bisognerà capire se ci sarà un nuovo pronunciamento del Cga di Palermo e quali saranno le decisioni del neo presidente della Regione Nello Musumeci in merito. Possibile, insomma, che la parola fine in questa vicenda debba ancora essere scritta.