La vicenda è, ancora una volta, strana. Anzi stranissima. Al centro della storia, un altro “fedelissimo” di Enzo Bianco, Roberto Sebastiano Giordano, dipendente comunale dal 1990, ragioniere addetto ai pagamenti e sino a poco tempo fa alle dirette dipendenze di quel Massimo Rosso, già Capo di Gabinetto del sindaco, attualmente interdetto dalla magistratura dalle funzioni di Ragioniere Generale del comune. Bianco ha voluto il ragioniere Giordano persino nel Comitato per i festeggiamenti di Sant’Agata, presieduto dal suo braccio destro e vice segretario del Partito Democratico Francesco Marano. E, soprattutto, lo ha nominato nel 2016 Commissario dell’AMT in Liquidazione, rendendolo autore di uno dei bonifici più spettacolari nella storia delle casse comunali.  Ma quello che raccontiamo oggi è  un altro caso. Forse.

Si tratta infatti di un incarico che il ragioniere Giordano ricoprì nell’ormai lontanissimo 2007, mentre era dipendente del comune di Catania e che svolse per conto dello stesso comune.

Si era alla fine dell’era Scapagnini che il 2 aprile 2007 inviò una nota al direttore del Patrimonio rappresentandogli “l’urgenza di provvedere alla valorizzazione economica di beni immobili da trasferire alla Società Catania Risorse”, invitandolo “ad attivare le procedure rivolte all’individuazione di professionalità munite dei requisiti occorrenti alla bisogna, anche facendo ricorso eventualmente all’esterno.”

L’indomani, il 3 aprile, il direttore con la propria nota 69898 affermò “la non indispensabilità del ricorso a professionisti esterni”, proprio per, testuale,evitare oneri a carico del bilancio comunale”. E meno male.

Obiettivo meritorio quello di avvalersi di personale dipendente dello stesso comune, che come vedremo (e purtroppo per i catanesi, che invece pagheranno profumatamente) non si rivelerà tanto a buon mercato, tanto da far supporre che forse sarebbe stato meglio rivolgersi a qualche “geometra esterno” se il costo di un “ragioniere interno” si rivelerà così esoso.

Il 16 aprile 2007 il sindaco conferì quindi l’incarico al ragioniere Roberto Sebastiano Giordano, “funzionario dell’amministrazione incardinato presso la Ragioneria Generale dell’Ente.”

Appena 25 giorni lavorativi dopo, esattamente il 21 di maggio, il ragioniere Giordano “depositava presso la segreteria della Direzione Patrimonio le perizie richieste e redigeva, altresì, apposita notula delle competenze professionali.

Certo, per poter essere svolta in meno di un mese non doveva trattarsi di un’attività troppo complessa e non è dato sapere, al momento, se per quel periodo il ragioniere Giordano si fosse collocato in ferie o aspettativa o piuttosto risultasse in servizio.

Quella “notula” tornerà alla memoria degli uffici comunali  successivamente, addirittura tre anni dopo, ricordando a tutti quell’incarico, conferito a dipendente interno per evitare le spese di un esterno. 

È infatti il 29 ottobre 2010 che il ragionier Giordano “reitera formale richiesta di pagamento delle spettanze ammontanti a 139 mila euro”.

CENTOTRENTAMLA:  sorbole, un bel risparmio.

In quel 2010, lo ricordiamo, a capo dell’amministrazione c’era ormai il sindaco Stancanelli e probabilmente assessore al Bilancio era Roberto Bonaccorsi, amministrazione anch’essa come al solito molto avversata da questo giornale, a dimostrazione che non si è mai guardati al colore o alle persone, badando solo a fare sempre il nostro dovere di informare su quanto accade laddove si esercita potere.

E su Stancanelli parecchio abbiamo raccontato e con durezza, ma di certo possiamo riconoscerne il rigore nella gestione e possiamo immaginarne l’espressione quando venne a conoscenza di quella singolare parcella rivendicata da un dipendente dello stesso comune “incaricato per risparmiare”.

Infatti, l’allora direttore del Patrimonio, il 16 novembre 2010 risponde picche al ragioniere Giordano, aggiungendo che “la richiesta non poteva trovare accoglimento per la mancanza d’impegno di spesa.”

Quindi, mancava persino l’impegno di spesa, segno probabile che l’amministrazione dell’epoca riteneva quell’incarico rientrante tra i compiti dell’ufficio di competenza, tanto che a quanto pare non esiste neanche un disciplinare d’incarico, un contratto, una scrittura privata, qualcosa che rendesse certo e trasparente l’onere per le casse comunali, come richiesto dalle norme di contabilità pubblica, che peraltro privilegiano il principio della omnicomprensività dello stipendio dei propri dipendenti, concedendo extra in condizioni del tutto eccezionali e adeguatamente motivati.

Ma non ci confondiamo, la richiesta viene respinta e per i successivi tre anni non se ne parla più.

A giugno 2013 viene eletto Enzo Bianco.

A dicembre 2013, il 18, il ragioniere Giordano si prende di coraggio e deposita ricorso in tribunale ex art. 702 bis cpc: vuole 139 mila euro!

Un anno dopo, in piene festività natalizie, il 22 dicembre 2014, l’avvocato Francesco Caruso, (guarda un pò, già assessore della giunta Scapagnini), interviene in nome e per conto del ragioniere Giordano che, mosso da compassione, offre al comune (che ancora lo stipendia) una bella offerta transattiva.

Offerta che viene prontamente accolta, non si sa mai ci ripensi, dall’Avvocatura Comunale che ritarda il veglione di Capodanno protocollando una relazione favorevole proprio l’ultimo dell’anno, il 31 dicembre 2014, non sappiamo a che ora ma il protocollo è il 420615. Che solerzia, non c’è che dire.

E da qui le tracce si perdono, almeno per i successivi tre anni, intervallo temporale ricorrente in questa saga.

Nel frattempo il ragioniere Giordano avanza la carriera collaterale al fianco di Enzo Bianco che lo inserisce nel Comitato per i festeggiamenti per Sant’Agata presieduto dal suo braccio destro (il sinistro, Massimo Rosso, è attualmente interdetto, come abbiamo detto) Francesco Marano che è anche vice segretario regionale del partito del sindaco, circostanza che viola lo statuto dello stesso comitato scatenando un putiferio: ma questa è un’altra storia che abbiamo già raccontato.

Ancor più significativo, molto di più, l’altro incarico conferitogli da Enzo Bianco: Commissario dell’AMT in Liquidazione. Siamo al 3 di febbraio 2016.

La vicenda di questa partecipata del comune di Catania è più che travagliata, l’abbiamo raccontata in tutte le salse ed ha interessato quasi tutte le forze dell’ordine impegnate sul territorio, ma con esiti al momento deludenti.

Il clou si ha nell’agosto 2016, quando d’incanto e tra lo smarrimento generale, dai conti correnti della società gestita da Giordano su incarico di Bianco, spariscono la bellezza di 44 milioni di euro per finire sul conto gestito dall’amministrazione Bianco ed usati, come dimostrato documentalmente da Sudpress, per spese correnti.

Operazione che ha scatenato le opposizioni ed interessato la Procura della Repubblica, ma che trova nell’ultima relazione della Corte dei Conti del 23 marzo 2018 la sua più lucida sintesi.

La Corte dei Conti infatti stigmatizza l’anomalia del “trasferimento presso il tesoriere dell’ente delle disponibilità liquide depositate presso i c/c intestati ad AMT, pari a € 44.082.190,00, con vincolo di destinazione per il pagamento dei debiti della municipalizzata. Detto importo proviene dal pagamento dei debiti nei confronti di AMT da parte del comune di Catania mediante l’impiego dei fondi dell’anticipazione ottenuta dalla CC.DD.PP. ex D.L. 35/2013 che allo stato, anziché essere impiegati per il pagamento dei numerosi debiti di Amt nei confronti dell’erario e dell’Inps, sono stati trattenuti nelle disponibilità dei conti correnti per essere poi trasferiti presso il tesoriere del comune, a beneficio dell’anticipazione di tesoreria, divenendo, conseguentemente, somme a destinazione vincolata utilizzate per spese correnti ex art. 195, comma 2, del Tue) non ricostituite a fine esercizio. Non risulta, inoltre, comunicata, in sede istruttoria, la composizione della cassa vincolata al 31.12.2016 che certifichi la presenza di dette somme quali somme vincolate da ricostituire al termine dell’esercizio 2016.”

Più chiaro di così non si potrebbe, e la  Corte aggiunge che la situazione della partecipata risulta aggravata con questa spericolata operazione proprio dal mancato utilizzo dei fondi presi in prestito dall’amministrazione per pagarne i debiti, che non essendo stati onorati continuano a produrre ulteriori debiti da sanzioni ed interess: roba da mal di testa e non si capisce ancora come la procura della repubblica di Catania non vi abbia riscontrato alcun illecito.

Ancora, sempre la Corte e sempre nella stessa relazione a pagina 16, denuncia la “finta chiusura” della liquidazione sostenuta dall’amministrazione Bianco per giustificare il trasferimento dei 44 milioni: dopo il trasferimento dei fondi, infatti, il ragioniere Giordano si dimette e viene nominato un altro Commissario Liquidatore che non sarebbe stato necessario se la liquidazione fosse compiuta, mica ci vuole uno scienziato per capirlo.

Circostanza questa che prova ulteriormente la forzatura compiuta su quei conti.

Adempiuto, e come abbiamo visto, il suo gravoso compito alla AMT in Liquidazione, torna di attualità per magia quella contrastata parcella che ancora non abbiamo capito su quale reale presupposto si basi e che sinora nessuno, in 11 anni, gli aveva voluto riconoscere: l’amministrazione Bianco si.

Infatti è il direttore del Patrimonio Maurizio Trainiti, lo stesso che ha firmato le ormai famigerate lettere invito per l’ennesima gara dei rifiuti andata deserta, che, alla vigilia del ferragosto 2017, il 9, ripescando il parere dell’Avvocatura Comunale niente meno di quattro anni prima, (marzo 2014), DETERMINA di approvare la transazione e di riconoscere così al ragioniere Roberto Sebastiano Giordano la bellezza di 83.400 euro (OTTANTATREMILAQUATTROCENTO).

E qui si chiude la storia. Forse.

La determina che approva la “transazione” da 83.400 euro con il ragioniere del comune di Catania Roberto Giordano