Il professionista catanese segnala un tema, decisamente molto tecnico, ma da non sottovalutare. In pratica l’esasperata, forse anche esagerata, soggezione delle esigenze di sicurezza rispetto a quelle politiche e finanziarie: un modello di “sviluppo”, ammesso che lo sia, totalmente da rivedere e che comincia ad implodere su se stesso. Compiendo stragi.

Renato Cappellani

Morandi, ottimo ingegnere, prediligeva l’arditezza alle soluzioni più sicure e non raro era il fatto che altri specialisti, come il prof Franco Levi, ottimo progettista di ponti, fosse spesso impegnato a mettereva posto calcoli e dettagli.

Erano i tempi dell’utilizzo del C.A.P., novità strutturale in Italia, che precomprimendo il calcestruzzo armato, lo disimpegnava dalle vietate trazioni, attribuendole quindi funzioni prima impensabili.

Il tutto, grazie alle barre d’acciaio armonico, la cui portata a trazione supera il quadruplo di quello ordinario.

Erano pure i tempi in cui l’ingegneria spiegava pochi e geniali progettisti contro una valanga di ingegneri che procedevano con coefficienti di sicurezza altissimi, per la forte incompetenza di calcolo.

Erano però anche i tempi dell’apparizione del calcolo semi probabilistico, portato per primo a Torino dal Prof. Franco Levi, grazie alle esperienze FIB CEB, con cui si dava finalmente priorità allo studio di opportuni coefficienti di sicurezza, tardivamente, molto tardivamente poi contemplati dal Regolamento Italiano!

Nel caso in esame, sin dal varo del ponte, molte perplessità si ebbero sugli stralli in cap., soluzione adottata ovviamente per mere esigenze estetiche (di norma gli stralli sono realizzati con soli cavi d’acciaio indipendenti, disposti a ventaglio,)

Altra storia è l’usura degli attacchi o dei tiranti stessi ad opera della logorazione del calcestruzzo per la fatica indotta da 40 anni di flussi viario di grossi mezzi pesanti (per i nuovissimi e meno arditi ponti strallati come quelli sulla Vistola a Varsavia è interdetto il transito di mezzi pesanti)

Le responsabilità più immediate sono quindi di coloro che confezionano coefficienti di sicurezza semiprobabilistici, non in funzione di considerazioni statiche e meccaniche, ma squisitamente finanziarie e politiche. Siamo quindi in completo ambiente criminogeno, che oggi caratteristizza la maniera di ragionare!