Manager pubblico e privato ai massimi livelli, già candidato sindaco alle ultime comunali milanesi per il centro destra sconfitto per una manciata di voti dal centro sinistra di Sala, Stefano Parisi ha cominciato il suo tour siciliano. Lo abbiamo incontrato. IL VIDEO

Proponiamo la sua biografia per come riportata sul suo blog, attendendo di capire quali saranno gli sviluppi della rete di relazioni che riuscirà ad attivare in Sicilia per poterne tracciare un profilo più approfondito.

Stefano Parisi nasce il 12 novembre del 1956 a Roma. Di fede socialista sin da ragazzo, negli anni Settanta è vicesegretario del Nucleo universitario socialista della sua città. Dopo essersi laureato all’Università La Sapienza della Capitale in Economia e Commercio, entra nel mondo del lavoro ottenendo un impiego presso l’ufficio studi della Cgil, sempre in quota socialista.

Nel 1984 diventa Capo della Segreteria Tecnica del Ministero del Lavoro, mansione che abbandona quattro anni più tardi: nel 1988, infatti, passa alla Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri durante il Governo De Mita; l’anno successivo, svolge lo stesso ruolo presso il Ministero degli Affari Esteri (il ministro di allora è Gianni De Michelis, del Partito Socialista Italiano), occupandosi di molti dossier delicati, e rimanendovi fino al 1991.

A partire dal 1992 è il Capo del Dipartimento per gli Affari Economici della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre due anni più tardi viene scelto come Segretario Generale del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni appena istituito, in un momento storico ed economico importante, che vede l’apertura del mercato della telefonia mobile alla concorrenza e le razionalizzazioni dell’operatore pubblico.

Sempre nel 1994 Stefano Parisi entra a far parte del collegio sindacale della Rai; due anni dopo è Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio. Nel 1997 lascia sia il collegio sindacale della Rai che il Dipartimento per gli Affari Economici della Presidenza del Consiglio dei Ministri, lavorando come city manager, cioè Direttore Generale, del Comune di Milano, il cui sindaco è Gabriele Albertini: contribuisce a rilanciare la città che deve risollevarsi dopo gli scandali di Tangentopoli.

Nel 2000 lascia il proprio ruolo all’ombra della Madonnina e assume la carica di Direttore Generale di Confindustria nel corso della presidenza di Antonio D’Amato, con cui condivide numerose battaglie, inclusa quella relativa all’Articolo 18: trasloca da Viale dell’Astronomia nel 2004, quando, nominato Direttore Generale e Amministratore Delegato di Fastweb, si occupa in prima persona di gestire il processo di espansione della società su scala nazionale.

Nel 2007 Fastweb viene ceduta a Swisscom, ma Stefano Parisi mantiene il proprio ruolo anche con la nuova configurazione societaria. Nel 2009 diventa Presidente di Assotelecomunicazioni-Asstel, e l’anno successivo lascia Swisscom, dopo essere stato sfiorato (riceve un avviso di garanzia) dall’indagine per presunta frode fiscale internazionale che coinvolge Silvio Scaglia, ai tempi presidente di Fastweb (che in seguito verrà assolto con formula piena).

Dopo avere ceduto la presidenza di Assotelecomunicazioni-Asstel, il manager romano viene nominato Senior Advisor per l’Italia di RBS, la Royal Bank of Scotland. Nel 2012 passa alla guida di Chili Tv, società che si occupa della diffusione di film in streaming. Nel 2013, la sua posizione relativa all’indagine su Fastweb viene archiviata.

In occasione della sua visita a Catania abbiamo scambiato qualche idea: