Quando qualcuno ritiene di dover replicare agli articoli pubblicati dal nostro giornale, lo spazio è sempre disponibile e la nostra redazione sempre aperta.

In una di queste, invero purtroppo abbastanza rare occasioni, mentre si discuteva di tutt’altro, un nostro qualificato interlocutore ci ha reso alcune dichiarazioni che abbiamo ritenuto di assoluta rilevanza pubblica ed in quanto tali hanno fatto sorgere in noi l’obbligo di darne notizia.

Alla fine del colloquio, l’intervistato ha deciso di rinunciare alla pubblicazione, ma il materiale raccolto e soprattutto il suo contenuto rimaneva disponibile ed apriva alla riflessione.

La vicenda in cui scivola il nostro interlocutore e di cui si dichiara “testimone diretto” è quella relativa al contributo di 50.000 che una società privata aveva versato all’allora sindaco in carica Raffaele Stancanelli in occasione delle elezioni comunali del giugno 2013.

La ditta è la IPI, società che gestisce, in ATI con la Oikos di Domeniico Proto, l’appalto per la gestione dei rifiuti per conto del comune di Catania.

Si tratta di un appalto da 140 milioni di euro e che ha già prodotto diversi indagati tra cui dirigenti comunali e lo stesso Proto.

Ma nel caso del “contributo elettorale” le stranezze sono diverse.

In tanto l’entità del contributo che è tutt’altro che simbolica: 50.000 euro.

Poi non si comprende perchè mai un imprenditore laziale doveva così cospicuamente sostenere un candidato sindaco di una città lontana 800 chilometri dalla sua residenza.

Ancora, nel momento in cui Stancanelli ottiene i 50.000 euro di contributo risulta in carica quale sindaco del comune con cui l’imprenditore-benefattore ha un appalto da 140 milioni di euro.

Normale? Basta il fatto di iscrivere la somma nel proprio bilancio elettorale per rendere regolare una simile transazione finanziaria?

Ma tutti questi dubbi sono stati già espressi in precedenti articoli e non solo da noi.

Il fatto nuovo, e che qualifica diversamente la questione, emerge proprio dalla conversazione con il nostro intervistato, del quale nella regIstrazione allegata alteriamo la voce per garantirne la riservatezza, mantenendo ovviamente l’originale a disposizione delle Autorità qualora ritenessero di approfondire.

L’interlocutore, testimone diretto della dazione di denaro a Stancanelli, dichiara che “il contributo (Stancanelli, ndr) lo ha chiesto e lui (l’imprenditore, ndr), haimè, lo ha dato”– allora chiediamo noi –  quindi il contributo è stato chiesto?” e l’intervistato ci risponde: “assolutamente, non è che è stato offerto, lo ha chiesto lui… poco intelligente darglielo però gli è stato chiesto, poteva in maniera più furba pagare una cena all’insaputa di tutti e se ne usciva…ma a lui (l’imprenditore, ndr) è stato chiesto e lui (Stancanelli, ndr) era il sindaco di Catania…”.

La domanda è: possibile che passi come regolare il fatto che un sindaco di una stazione appaltante chieda un contributo elettorale da 50.000 euro al titolare di un appalto da 140 milioni di euro?

Possibile che in questa città non ci sia alcun limite?

Il contributo sarebbe stato espressamente chiesto dall’ex sindaco e non offerto dall’imprenditore. L’AUDIO della denuncia dell’imprenditore
Autore
di Simona Scandura