Continua lo scontro sui conti in rosso del Comune di Catania. Chiamato in causa dallo stesso Bianco nel corso della conferenza stampa blindata di sabato, Stancanelli risponde oggi dichiarando alla stampa: “Lo devo a chi mi ha collaborato e ai dipendenti comunali. quello che è stato detto è la negazione della verità”

Manlio Messina vorrebbe introdurli partendo dalla situazione ereditata nel 2008, ma Stancanelli lo ammonisce: “Non è questo l’oggetto della riunione di oggi”.

Lo chiarisce da subito: “E’ la prima volta dopo tre anni che parlo del Comune di Catania e che metto piede al Palazzo. Ho sempre detto – e sono convinto che sia una questione di rigore – che non si interviene per fare il controcanto o il grillo parlante nei confronti dell’amministrazione che deve lavorare e mi sono quindi sempre astenuto da ogni commento”.

Stavolta però ho sentito il bisogno di farlo: non potevo credere che sarebbero arrivati a tanto“.

Si riferisce alle accuse al suo operato avanzate da Enzo Bianco nel corso della sua “Operazione Verità”, la conferenza stampa blindata nel corso della quale Sindaco e assessore al Bilancio hanno reso noti alla città i numeri e nel corso della quale avevano affermato di avere ereditato “una vettura senza benzina, con le ruote a terra e col motore quasi fuso”.

Noi la macchina l’abbiamo consegnata con le ruote, abbiamo rifatto il motore e l’abbiamo anche lasciata con la benzina” risponde l’ex Primo Cittadino riprendendo la stessa metafora usata dall’Assessore Girlando.

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“La verità – continua –  è che per guidare una macchina non ci vuole solo la benzina, ma ci vuole anche il conducente. Un conducente serio che si occupi della macchina, non che esibisca la macchina“.

“Amministrare significa fare il bene della città: dei 61 milioni di debiti fuori bilancio che abbiamo inserito nel piano, 21 milioni erano stati creati durante l’amministrazione della primavera di Bianco, ma io non ho fatto conferenze stampa additando e dando colpe. Mi sono preso le mie responsabilità di amministratore erano ormai debiti del Comune e noi dovevamo farci carico di dare risposte politiche. Questa è la differenza di Amministrazione”.

Parte quindi dal dato più eclatante e sul quale l’Amministrazione Bianco ha battuto più volte e cioè la riduzione del debito di quasi 133 milioni di euro raggiunta nei tre anni di governo della città.

“128 milioni di questi 133 sbandierati da Bianco – afferma Raffaele Stancanelli – non sono altro che i mutui pagati nei tre anni. Non volevano pagare neanche i mutui? E vi dico di più: fattivamente non sono stati neanche pagati, perché i fondi vengono trattenuti mensilmente direttamente dalla tesoreria. Si chiamano fondi vincolati e vengono trasferiti direttamente ai creditori”.

“Per cui anche a dare ragione alle slide fornite da Girlando – continua l’ex Sindaco – non hanno ridotto di un euro il debito della città. Anzi. Lo hanno incrementato“.

“Sbandierano i numeri sulla riduzione del personale grazie ai prepensionamenti dicendo che sono stati più di quanto previsto dal nostro Piano di Riequilibrio. Bene: e allora perché proporzionalmente i costi non sono diminuiti ma sono anzi aumentati?”.

Ma non è questo il punto centrale per Raffaele Stancanelli, perché quello che la Corte dei Conti contesta a Bianco e alla sua Giunta non sono i numeri: sono i ritardi nella trasmissione di dati e documenti e soprattutto il non aver tenuto fede al Piano di riequilibrio approvato nel settembre 2013.

“Un piano – ricorda Stancanelli – che Bianco avrebbe potuto cambiare, la legge glielo consentiva, ma non lo ha fatto. Lo ha adottato come proprio, se ne è preso i meriti, si è dichiarato contento e soddisfatto perché aveva vinto la città, ha usufruito delle premialità stanziate dalla Regione per i comuni che erano stati in grado di dotarsene entro i tempi stabiliti per legge. L’Amministrazione Bianco ha ricevuto nel mese di novembre 2013, 71 milioni di euro senza interessi. Adesso quel piano lo disconosce e la colpa è nostra che lo abbiamo redatto”.

Un piano, ricorda Stancanelli, scritto dai tecnici del Comune di Catania: quegli stessi dipendenti comunali che l’attuale Sindaco Bianco e la sua Giunta non hanno ritenuto all’altezza per redigere il piano trentennale e a causa della cui inadeguatezza sono stati costretti ad affidarne la redazione ad una ditta esterna.

“Il piano di riequilibrio che abbiamo redatto e che il Ministero ci ha approvato – rincara la dose Roberto Bonaccorsi, all’epoca dei fatti assessore al Bilancio – ha fatto scuola, è stato utilizzato come base anche da altri comuni siciliani che lo hanno visto a loro volta approvato con successo. Il Ministero si è complimentato con noi perché avevamo inserito un piano di dismissione delle partecipate che avrebbe dato liquidità al Comune. Non doveva servire per sanarne i Conti. Che fine ha fatto dopo tre anni questo piano di dismissione?“.

“E poi perché ieri non ha guidato la delegazione del Comune che è andata a riferire alla Corte dei Conti?” chiede Stancanelli. “Perché fa soltanto le cose dove può pavoneggiarsi” risponde. “Quando leggo certi comunicati – ironizza – mi viene da ridere e mi viene in mente l’Istituto Luce”.

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“E vorrei ricordare – continua ancora Stancanelli – che noi il piano di riequilibrio non lo abbiamo portato in Consiglio l’ultimo giorno: lo abbiamo discusso per sei mesi, abbiamo rese partecipi le associazioni di categoria. Loro dicono che è un modo fascista, io lo reputo democratico”.

E in riferimento all’appello alla compattezza della città fatto dal Sindaco, Raffaele Stancanelli risponde: “Prima di chiedere collaborazione, Bianco mettiti d’accordo con te stesso. Se si chiede aiuto non si può poi criminalizzare chi esprime la propria opinione o mettere all’indice chi ha collaborato con chi è venuto prima”.