Non è un giudizio di valore, troppo presto e troppo difficile per valutare quanto di positivo o negativo ci sia nell’azione politica di quello che appare, piaccia o meno, come l’unico leader attualmente in azione sulla scena italiana, che sta dettando senza competitor l’agenda dei temi nazionali e persino l’intera politica estera. Di certo ogni suo intervento ha effetti destabilizzanti su un sistema che aveva certamente bisogno di una scossa, ma non sappiamo ancora quanto attrezzato a subire un terremoto di questo tipo.

L’irruzione sulla scena politica italiana del Movimento 5 Stelle, con le sue strane modalità di selezione della classe dirigente e l’ascesa di figure provenienti dal nulla, ha avuto l’effetto di azzerare un intero establishment politico che si trascinava stancamente, ma sempre famelico, tra centrosinistra e centrodestra, risultando ormai del tutto inadeguato ad interpretare le esigenze di un paese sempre più vicino al quarto mondo che alle potenze mondiali di cui faceva parte.

Il 4 marzo ha segnato uno spartiacque: ci voleva, non c’è dubbio.

Poi è accaduto l’inimmaginabile: l’ascesa inarrestabile, o meglio finora inarrestata, di un giovane cresciuto sin da ragazzino nelle aule dei consigli comunali prima e delle aule parlamentari dopo. Uno che la gavetta l’ha fatta tutta, conoscendo a fondo le dinamiche del potere ed al contempo non perdendo mai il contatto con il territorio, intercettando le pulsioni della “sua” gente” e mostrando una capacità non comune di esprimerle.

In brevissimo tempo è riuscito a portare il suo partito, quella Lega sfiancata da scandali miserabili di familismo sudamericano ridotta al 4%, a riprendersi le due cifre, tanto da risultare il primo partito di un centro destra destinato allo sfaldamento.

L’accordo di governo, quel contratto che lo ha portato al vertice dell’esecutivo, il “contratto” con i 5Stelle, è stato poi un capolavoro, rischiosissimo, azzardato ma che adesso pare assegnargli consensi che superano il 35%.

Il risultato di questa repentina ascesa è una sorta di bulimia, l’esigenza di alzare i toni ad ogni occasione, quasi a dover alimentare un meccanismo adrenalico che entra in astinenza se non si esagera: il rischio di overdose è alto.

Interpretare paura, rabbia, frustrazione della “gente” non basta più, bisogna crearlo proprio il nemico, individuarlo, scoprirlo e offrirlo al pubblico ludibrio.

E bisogna personalizzarlo.

Nemica è la Fornero, il presidente francese Macron, Junker e chi più ne ha più ne mette.

Nemici i neri che ci invadono, ci tolgono il lavoro, rubano e stuprano le donne.

Anche la dura ed inedita posizione che chiude i porti lasciando qualche decina di migranti a ondeggiare per giorni alla fronda di Siracusa, oltraggio alla millenaria accoglienza mediterranea, porta a giustificazioni difficilmente confutabili: non si può continuare ad accogliere tutti!

Quanti e chi siano questi “tutti” ancora non lo ha capito nessuno, ma di certo il sistema criminogeno rivelato dalle tante inchieste, da “Mafia Capitale” in poi, rende plausibile che la lotta agli affari possa venire prima dei diritti di persone che non hanno nulla, di certo nessuna colpa se non la disperazione e fuggono per mare dalla violenza e dalla miseria.

Per non dire di regole che non esistono più, catene di comando che partono da un twitter.

Posizioni tutte sul filo del rasoio abilmente mediate dall’indossare le divise delle Forze dell’Ordine che abbattono le case dei mafiosi, con ciò creando appartenenza dando anche immagine di rigore ed efficienza.

Una strategia di comunicazione che alterna innocenti selfie con la Nutella ad attacchi eversivi a giudici chiamati a giudicarlo, indicati per nome in diretta video, sfidati apertamente sul piano dei poteri, spazzando in un attimo il principio della loro divisione: la supremazia degli “eletti dal popolo” prodromo degli “unti dal Signore”.

È presto per dire quali saranno gli effetti sulla società italiana di questi choc quotidiani, ma in fondo l’Italia non esisteva più da un pezzo, magari arriva qualcuno capace di ricostruirla…