Chi frequentava la “Catania Bene” degli anni ’80 non poteva non conoscerlo. Ottima famiglia, allievo del mitico Leonardo da Vinci di una volta, protagonista assoluto della vita notturna catanese, “inventore” dei gruppi organizzativi che animavano le migliori discoteche dei tempi d’oro della movida

Oggi leggo su La Sicilia l’annuncio della famiglia della ricorrenza dell’anniversario della morte di Matteo Scuderi.

Una messa sarà celebrata lunedì 11 gennaio alle ore 18 nella chiesa dei Martiri Inglesi a Sant’Agata li Battiati.

E torno indietro ai tempi della scuola.

Che era il Leonardo da Vinci degli anni ’80, una scuola d’elite sempre in concorrenza coi salesiani di via Cifali, luoghi da cui passava tutta la buona borghesia catanese e gran parte di quel che restava dell’aristocrazia.

Il primo ricordo di Matteo, lui all’ultimo anno, io al primo ginnasio, lo ritrovo messi accanto nella mitica “fila di punizione” di Fratel Tito, lo straordinario burbero ispettore del liceo.

Io alle prime armi come giovanissimo “monello”, lui super esperto di punizioni lasalliane.

Buttati fuori dalla classe per qualche intemperanza o semplicemente perchè arrivati in ritardo, subivamo il supplizio dello stare in piedi per ore nel corridoio centrale, a distanza di due metri l’uno dall’altro, con l’obbligo del silenzio ed esposti al pubblico ludibrio. Se venivamo scoperti a parlare o appoggiati alla parete, si aggiungeva il dover imparare a memoria interi canti della Divinia Commedia.

Ricordi fantastici.  E sono ricordi che solo chi li ha vissuti può comprendere ed a loro li rivolgo.

In quella fila nascevano amicizie e solidarietà studentesche.

Matteo era un mito per noi ragazzini. 

Era il capo supremo ed indiscusso del Gruppo Organizzativo MacIntosh e Banacher, le due discoteche più importanti del meridione.

Da lui e dai suoi fedelissimi dipendeva se potevi entrare o meno a far parte della Catania Giovane che contava, entrare nella cerchia ristrettissima era un miraggio.

Al suo fianco inseparabili, Franco Grasso e Franco Riccioli.

Al confronto, quelle che vengono chiamate le “liste” di oggi fanno tenerezza, allora si esercitava un potere incredibile e quei ragazzi all’ingresso che smistavano tessere e ingressi rappresentavano la soglia da varcare per esistere nella Catania che contava.

Ed in quel cerchio di cui facevano parte Alfio Drago, Davide Mirabella, Alberto Anastasi, io entrai con gli amici di sempre, Pierluigi Papalia e Guglielmo Ferro.  

Ancora oggi, a distanza di 35 anni, mi è capitato di incontrare persone che mi hanno detto: “mi ricordo di lei all’ingresso del McIntosh, mi ha strappato la tessera”, o la dolce segretaria di dove lavoro adesso che ancora mi rinfaccia che non la facevo entrare perchè troppo piccola.

Ricordi dolcissimi.

E il capo di tutto, temuto ed invidiato, era lui, Matteo Scuderi, che faceva tremare con lo sguardo chi provava a dare fastidio.

La sua Renault, 5 se non ricordo male, super maggiorata, aveva un impianto stereo che squassava la città.

Alla fine del pomeriggio giovani, si andava tutti insieme in piazza Verga, da Roney, dove immancabilmente passava con il suo autista il nonno armatore di Matteo che abbassava il finestrino per raccomandargli di fare il bravo.

Eravamo veramente ragazzini, e fu un tempo fantastico, regalandoci ricordi che oggi forse consentono a molti di noi di non piombare nella depressione di tempi diventati troppo brutti.

Credo di poter dire che ci siamo divertiti, con poco, con molto.

E Matteo, che se ne è andato a seguito di una complicazione operatoria per una banale frattura, di quei tempi è stato un protagonista assoluto e sono certo che siamo in tanti a ricordarci ancora di questo fantastico gigante buono.

Ciao Matteo, fai il bravo.