L’8 dicembre ricorreva il 26°anniversario dall’uccisione del giornalista siciliano Giuseppe Alfano, e come da prassi sono piovute a profusione le “consuete” dichiarazioni da parte del mondo politico e non solo, ma tralasciando le formule di rito, cosa resta davvero? Siamo proprio sicuri che, nel concreto, ci si stia realmente impegnando per onorare la sua memoria? O rischiamo nuovamente di trovarci in una situazione paradossale e vergognosa come quella avvenunta in occasione della commemorazione di Pippo Fava? Abbiamo rivolto queste ed altre domande a Sonia Alfano, figlia di Beppe ed ex parlmantare; e le sue risposte, purtroppo per tutti, non sono andate sicuramente verso una direzione positiva.

La storia che stiamo per raccontare è una storia fatta di errori, troppi e forse calcolati, e di dimenticanze, anche queste, a voler pensar proprio male, volute. Ma partiamo con ordine: ciò che è certo è che giorno 17 dicembre 2018 Sonia Alfano si è vista costretta a rinunciare alla scorta che da ben sei anni le era stata affiancata dalla Questura di Palermo, perchè del tutto inefficace nel prevenire attacchi ed intimidazioni nei suoi confronti.

E questa non è un opinione, i fatti parliano chiaro: le auto blindate della sua scorta sono state infatti oggetto di ripetuti e misteriosi “incidenti”. Inseguimenti autostradali nell’arco della stessa settimana da parte di due Land Rover sospette, che poi si è scoperto essere in leasing. Numerossisime esplosioni di pneumatici, due nell’arco di sei ore sullo stesso veicolo, e poi nuovamente sulla stessa auto una sola settimana dopo. Ma non finisce qui, perchè dopo aver cambiato lo pneumatico e controllato lo stato dell’auto, un’altra ruota ha deciso comunque di esplodere, proprio su un viadotto.

“Per la Questura di Palermo si sarebbe trattato di usura, una strana usura che colpisce la stessa auto in meno di 20 minuti. Gli agenti della mia scorta dicono di avere relazionato, però mai nessuna spiegazione è stata data a questi accadimenti” – chiarisce Sonia Alfano in una lettera indirizzata al Ministro Salvini.
Non un gran bel biglietto da visita per la Questura di Palermo, che però per tutta risposta come sceglie di reagire? Sembra incredibile, ma ciò che dispone è una rimodulazione del dispositivo di sicurezza, che viene paradossalmente “deintensificato”, passando dal secondo livello al terzo.

In considerazione di questi ultimi eventi, di questi ripetuti incidenti abbastanza discutibili, ho deciso di rinunciare alla scorta. E’ infatti evidente che non era sicuramente più un dispositivo di sicurezza valido. Già il 17 dicembre ho rinunciato ufficialmente, ma questa rinuncia non è ancora stata resa operativa. Così il 4 gennaio ho sollecitato nuovamente per rendere effettiva la revoca. Evidentemente questo non è un normale “ritardo”, ma semplicemente nessuno vuole farlo, nessuno si vuole assumere la responsabilità. Lunedì pomeriggio mi ha chiamato il capo dipartimento del questore, manifestando tutta la sua preoccupazione e chiedendomi di rivedere la mia decisione, ma io non sono disposta a cambiare idea. Con me non si devono mettere la coscienza apposto, non ho bisogno di questo” – prosegue Sonia Alfano

“Sono state poche le persone che lo hanno davvero ricordato giorno 8. Le parole di Nello Musumeci possono fare solo piacere, sono una gradita conferma; ma ad accezzione sua, dell’ex presidente del senato Pietro Grasso e di Leoluca Orlando, nessun altro ha ritenuto doveroso ricordarlo. Ma più che altro io invece avrei sperato che il Ministro di Giustizia, nel prendere atto che le indagini a messina sono aperte da più di 16 anni, avesse diramato un comunicato, nel quale scusarsi per tutti questi anni e nel quale rilanciare l’impegno per fare chiarezza. Ma evidentemente è impossibile sperare che un pozzo secco dia acqua“.