“L’anno prossimo metto la testa a posto ma quest’anno lasciatemi giocare” così esordisce Desy Di Mauro, 19 anni, vice capitano del Femminile Catania. Il calcio è la sua passione e il Catania la sua squadra del cuore, per questo è rimasta ai piedi dell’Etna nonostante i suoi genitori vivano a Milano.

Il Femminile Catania quest’anno ha fatto il salto di qualità. Dopo l’obbligo imposto dalla FIGC per le squadre di Serie A, Serie B e Serie C di avere una rappresentanza femminile, il Catania Calcio ha acquisito il Femminile Catania. Le ragazze si allenano adesso a torre del grifo, nuova struttura sportiva all’avanguardia che ospita anche i colleghi del maschile.

Le giovani calciatrici sono felicissime del nuovo campo da gioco, degli spogliatoi riscaldati e di allenarsi in un luogo così importante. “Allenarsi e giocare in una struttura del genere dà tanti stimoli, è un piacere anche per chi viene a vederci e per gli avversari, che ci fanno sempre i complimenti” afferma Peppe Scuto, mister e dirigente del Femminile Catania.

Purtroppo però il calcio femminile non può ancora essere una professione. “Mamma da grande voglio fare la calciatrice” continua ancora a suonare come una frase senza senso.

“Gioco con questa squadra- aggiunge Desy– da quando ancora si chiamava Camaleonte e sono rimasta fino ad adesso. Indossare la maglia della mia città è un’emozione indescrivibile, ricordo ancora la felicità del giorno in cui abbiamo vinto la coppa Sicilia o quando siamo saliti in serie B. Il calcio è la mia passione, mi ha dato tanto, ma devo pensare al mio futuro, per giocare non sono pagata e non ho neanche un rimborso spese. Il prossimo anno credo che andrò a Milano.”

Quello di voler fare la calciatrice resta solo un sogno per Desy e per tutte le ragazze che finora hanno provato a sfondare nel mondo del calcio. Le atlete si allenano 4 volte a settimana e non hanno nulla da invidiare ai colleghi maschi. Secondo il mister “la differenza tra il calcio maschile e quello femminile sta solo nella velocità della corsa e dei tempi di reazione. Tecnicamente ci sono donne, come la nostra Marem, allo stesso livello dei professionisti uomini.”

“Ho visto ragazze fortissime giocare fino a tardi, disposte a dormire in campo, abbandonare già a 18 anni il loro sogno perché hanno capito che con il calcio non si arriva da nessuna parte” aggiunge Scuto che dopo 9 anni di calcio femminile sa ormai come vanno le cose e per questo punta sulle più giovani. L’età media della squadra è infatti 20 anni.

Secondo Giuliana Cinnirella, centrocampista del Catania, la differenza tra il calcio maschile e il calcio femminile sta tutta nell’hinterland economico che ruota intorno agli uomini e da cui le ragazze sono ingiustamente escluse. “Il problema non sta più nella mentalità chiusa della comunità. Ormai anche i ragazzi, che fino a ieri non volevano accettare di essere battuti da una ragazza, hanno capito di che pasta siamo fatte e giochiamo con loro senza alcun timore” commenta Nadia Leonardi, difensore della squadra. “Adesso sono soprattutto le madri a chiamarmi e ricevo sempre più telefonate, mentre prima, solo sporadicamente, mi contattava qualche padre che voleva far giocare sua figlia a calcio” aggiunge Peppe Scuto.

“Le differenze oggettive ci sono e sono innegabili- dichiara Desy Puglisi, classe 1991, giocatrice che quest’anno ha deciso di non allenarsi per completare i suoi studi- ma non risiedono né nella stazza fisica né nella parte tecnica. Tutta la disparità sta nei sacrifici che una donna fa per riuscire a giocare: i pregiudizi della gente, i genitori contrari, i salti mortali a lavoro. Impossibile elencarli tutti. Fortunatamente noi donne abbiamo talento nel riuscire a fare bene tutto.”

I sacrifici non sono solo lavorativi, per tutte il calcio è vita, passione e dedizione. La diagnosi di un forame ovale perbio (detto “buco al cuore”) all’età di 22 anni non ha impedito alla Puglisi di partecipare ad altri 4 campionati.

Tutto cuore e carattere anche la carriera di Agata Santangelo, 30 anni ex centrocampista del Catania che ha iniziato a giocare in serie A con il Gravina. Dopo la scoperta di un angioma al ginocchio seguita da biopsie e interventi tra Bologna e Modena i dottori le sconsigliano di continuare a giocare. Lei, però non riesce a smettere, “Giocare è l’unica cosa che mi rende felice, l’unica cosa che mi fa sentire davvero viva e non permetterò ad una stupida malattia di vincere contro la mia passione più grande”.

Queste ragazze incontrano ogni giorno milioni di difficoltà. Il primo è quello di trovare una squadra. A Catania e provincia ci sono solo due squadre di calcia a 11 femminile e nelle zone di Siracusa e Ragusa neanche una!! Trovata la squadra, le giocatrici, devono riuscire a conciliare i turni lavorativi con gli orari degli allenamenti allora molte preferiscono dedicarsi al calcio a 5 con campionati meno impegnativi come il CSI.

Per far crescere le ragazze  e permettere loro di giocare, il principale progetto del Catania Femminile per il prossimo anno è la creazione di una scuola calcio femminile. Ciò dovrebbe permettere, oltre al lancio di nuovi innesti in prima squadra, la creazione di una seconda squadra in serie C, una squadra under 15 e una under 12. Non mancano nemmeno le collaborazioni con le società straniere. Proprio in questo periodo il femminile Catania ospita una squadra della Georgia e i due gruppi si allenano insieme.

Insomma grande ottimismo per il futuro grazie alla collaborazione con il Calcio Catania. La nuova realtà potrebbe essere da traino per tutto il calcio femminile siciliano e forse tra un paio d’anni le ragazze potranno avere la visibilità che meritano.