“Il Comune e la Città metropolitana prendano esempio da Napoli”.

Nello scorso mese di maggio il comune di Napoli approva una delibera con la quale si tagliano i bonus agli stipendi dei dirigenti, dei quadri e dei dipendenti di primo livello delle partecipate di proprietà dell’amministrazione partenopea. Un segnale importante, in un particolare momento di crisi per questo genere di aziende, con l’abbattimento dei costi previsto anche sui compensi degli amministratori, quello che ha voluto dare l’ente comuale campano che, tra l’altro, è stato uno dei primi ad operare una così corposa riduzione mentre a Catania, invece, è ancora tutto fermo come denuncia il segretario generale territoriale della Ugl Giovanni Musumeci: “E’ uno scandalo in piena regola quello che si sta continuando a perpetrare nella nostra città, dove la Pubbliservizi è praticamente sull’orlo del fallimento, l’Amt è in piena emergenza economica, la Multiservizi non naviga in buone acque e le altre società viaggiano sul filo del rasoio. In tutto ciò le amministrazioni degli enti partecipanti fino ad oggi continuano a dormire profondamente, mentre dovrebbero operare per imporre degli indirizzi precisi in materia di gestione finanziaria, così come prevede la normativa che risale al 2010. Inutile quindi fare la caccia alle streghe sui percettori di superminimi o di adeguamenti vari quando poi, nei fatti, a priori non si applica in toto quanto è previsto dalla legislazione vigente. Ad oggi, dunque, è in corso un grave danno per l’economia di queste aziende e, di riflesso, delle pubbliche amministrazioni proprietarie, in quanto si stanno continuando ad elargire emolumenti aggiuntivi che producono stipendi tali da raggiungere cifre in alcuni casi pari a 12 mila euro mensili. Basti pensare che solo a Catania multiservizi 3 dirigenti pesano sulle casse circa 500 mila euro l’anno ed a Pubbliservizi ci sono altrettanti quadri che in 12 mesi complessivamente guadagnano una somma simile! Una vera e propria vergogna – aggiunge il leader del sindacato – se pensiamo che i presupposti normativi per un serio risparmio ci sono da tempo e la politica tutta ci ha dormito su. Si è operata una discriminazione nei confronti dei cittadini contribuenti a causa dell’enorme spreco di risorse, ma soprattutto a nocumento dei tanti lavoratori che, invece, non hanno potuto godere di questi lauti benefit concessi in aggiunta allo stipendio. Questo danno erariale non può proseguire, il Comune e la Città metropolitana prendano immediatamente esempio da Napoli! Per questo, come organizzazione sindacale, nei prossimi giorni invieremo ai due enti locali catanesi ed ai Comuni della provincia interessati dalla problematica, una bozza di proposta di delibera da sottoporre all’attenzione degli amministratori che, così, non avranno più alibi per procrastinare un simile scandalo. Chiederemo, infine, all’assessore regionale delle autonomie un immediato intervento per intimare a questi enti di provvedere all’applicazione di una legge che ristabilisce equità e garantisce un recupero di somme non indifferente per la salvezza di queste famigerate aziende.”