Sono Antonino Paratore di 70 anni e suo figlio Carmelo, 36 anni, proprietari fra l’altro del lido “Le Piramidi” della Plaia adesso sequestrato dal Gico della Gdf, i due imprenditori arrestati questa mattina dai Carabinieri del Comando provinciale di Catania coordinati dal comandante Francesco Gargaro, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro. I dirigenti regionali coinvolti sono Mauro Verace, di 60 anni posto agli arresti domiciliari e Gianfranco Cannova, già arrestato a Palermo nel corso di un’operazione, nel 2014 relativa alla vicenda Oikos. L’INTERVISTA AL PROCURATORE CARMELO ZUCCARO

Oltre a loro l’arresto è scattato per altre tredici persone, alcune detenute e altre poste ai domiciliari. Tutti sono accusati, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina con l’aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione per atto contrario ai veri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e traffico di influenze illecite. Sono stati inoltre posti sotto sequestro dagli uomini della Guardia di Finanza di Catania guidati dal comandante Roberto Manna, imprese e beni per 50 milioni di euro.

I due imprenditori Paratore, legati e prestanome del boss mafioso attualmente detenuto Maurizio Zuccaro, nipote di Nitto Santapaola, secondo gli inquirenti, smaltivano i rifiuti dell’Ilva di Taranto in una discarica di loro proprietà nel comune di Melilli, nel siracusano, in forza di un contratto siglato nel marzo del 2015. Contratto che non avrebbero potuto stipulare ma firmato lo stesso, in totale disprezzo delle regole imposte da una conferenza di servizi a cui partecipò, nel 2007, anche la Regione Siciliana, che vietava espressamente che in un’area a fortissimo rischio ambientale si potessero smaltire rifiuti provenienti da altre zone. E non solo. Gli inerti smaltiti venivano “declassati” cambiando i codici, in maniera da poter risultare come rifiuti già trattati chimicamente e quindi rientranti nell’ambito delle regole.

Antonino Paratore allora era amministratore unico della società e responsabile della Paradivi Servizi, che si occupa di trasporto e smaltimento rifiuti, ed è fornitore delle multinazionali del petrolio del polo industriale siracusano..

In realtà, a “coprire” il tutto, c’erano dirigenti e funzionari regionali, in particolare Mauro Verace e Gianfranco Cannova, quest’ultimo arrestato già nel 2012 a Palermo, che riuscivano non solo a far omettere i controlli, ma anche a rilasciare le autorizzazioni necessarie per far proseguire la Cisma nei suoi loschi traffici.

Addirittura Verace fu anche nominato consulente della procura di Siracusa rilasciando quindi attestazioni sulla quale si basarono anche accertamenti dell’Arpa di Siracusa che aveva segnalato più volte le violazioni alle normative ambientali da parte della Cisma.

Tra gli arrestati anche Salvatore Salafia, dirigente del Comune di Melilli che rilasciava concessioni e nulla osta nonostante non ci fossero progetti da parte della Cisma, gli inquirenti almeno non ne hanno rinvenuto neanche uno. Grazie a Gianfranco Cannova, almeno fino al 2014, anno del suo arresto, l’attività di smaltimento è proseguita indisturbata con danni ambientali ingenti. Tra l’altro, la Cisma, grazie a queste connivenze, era riuscita anche ad ottenere l’autorizzazione per un secondo bacino di smaltimento rifiuti, cosa che gli ha permesso di guadagnare cifre enormi, oltre che a provocare ulteriori danni all’ambiente.

Il lido “Le Piramidi”, posto sotto sequestro, nel quale sono stati assunti diversi parenti del boss Zuccaro, in base a quanto riferito stamane in conferenza stampa, serviva soprattutto a riciclare il denaro sporco, proveniente da  tutte le attività illecite del gruppo. Poste sotto sequestro, oltre alla società “Cisma ambiente spa” naturalmente, anche la “Paradivi servizi srl”, e la “Siram srl” oltre a quote riconducibili a Giuseppe e Giovanni Amara di 49 e 44 anni, della società Gespi.

Le indagini dell’operazione “Piramidi” chiamata così per via del lido balneare sequestrato, hanno preso il via da un’indagine del 2012 della Procura di Firenze sulla dispersione in mare di alcuni catalizzatori esausti al largo della Toscana. Catalizzatori provenienti da Priolo e smaltiti proprio dalla Cisma Ambiente con sede a Melilli.

Ad essere posti agli arresti domiciliari stamane anche la trentacinquenne Agata Distefano, Salvatore D’Amico di 46 anni, Maurizio Cottone di 42 anni e Antonio Di Vincenzo di 40 anni, tutti soggetti di fiducia di Antonio e Carmelo Paratore.

Altri arresti sono stati poi effettuati per via di condotte usurarie emerse nel corso delle indagini poste in essere da Salvatore Grillo, 47 anni, nei confronti del gestore della trattoria- pizzeria “Al Tubo” di Acicastello. In particolare, secondo quanto riferito dai pm Raffaella Vinciguerra e Giuseppe Sturiale, il malvivente si faceva promettere e dare dal gestore dell’esercizio interessi usurari in misura superiore al 10% mensile più vari assegni in garanzia dell’importo complessivo di 30.000 euro, quale corrispettivo di una serie di prestiti in denaro contante per 23.600 euro (a fronte della pretesa restituzione del capitale pari ad Euro 30.000). Salvatore Grillo è accusato anche  di estorsione a seguito di condotte violente ed intimidatorie compiute nei confronti di Giuseppe Grasso per la restituzione del credito. Giuseppe Verderame 53 anni e Simone Piazza di 31, sono accusati del medesimo reato, aggravato dal metodo mafioso, perché costringevano Giuseppe Grasso a versare loro 200 euro al mese al fine di assicurare la “protezione” alla pizzeria “al Tubo”, scalzando di fatto Salvatore Grillo e impedendogli di ripresentarsi per ulteriori richieste di restituzione dei prestiti usurari.