Oltre quattromila euro di spese legali. E’ quanto dovrà sborsare la Sidra spa, almeno fino adesso, per una vicenda che definire assurda è poco. Ce ne eravamo occupati a gennaio scorso. Un risarcimento in una causa di diritto amministrativo che naturalmente pagano i cittadini e che si sarebbe potuto evitare. Ma non solo

L’azienda, che gestisce acqua e depuratore a Catania e condannata a pagare dal Consiglio di Giustizia Amministrativa, dovrà anche agire attenendosi “a canoni di trasparenza e non discriminazione, che nella presente vicenda -si legge nell’ordinanza del Cga- per contro, essa risulta avere violato incorrendo nei denunziati vizi di contraddittorietà e disparità di trattamento”. Insomma la Sidra, società partecipata al 100% dal Comune di Catania, avrebbe agito senza trasparenza e utilizzando i classici “due pesi e due misure”. E per una società pubblica, che gestisce beni pubblici e ha l’obbligo di essere imparziale, “super partes”, pare che non sia stato così.

Al Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo aveva fatto ricorso la ditta Spina Ambiente che si era vista rifiutare, dalla Sidra, una richiesta di versamento dei cosiddetti bottini, vale a dire i liquami che la ditta raccoglie in alcuni condomini catanesi non allacciati alla condotta fognaria.

La Spina Ambiente, che regolarmente è iscritta all’apposito albo regionale, lo scorso dicembre, si era vista passare davanti un’altra sua concorrente alla quale invece, appena il giorno prima aveva ricevuto l’assenso dalla Sidra.

Il diniego era stato motivato con il fatto che l’impianto di Pantano D’Arci è vecchio, senza manutenzione e di lì a poco avrebbe ridotto a tutte le ditte ammesse, la quantità di liquami da scaricare.

Nella lettera spedita il 3 gennaio successivo, addirittura la Sidra scrive  di aver “escluso la stipula di nuove convenzioni per il conferimento di reflui e dall’altro” e di avere “programmato una progressiva riduzione degli apporti, che coinvolgerà anche contratti attualmente in corso”.

La ditta in questione sarebbe quindi rimasta esclusa, dopo centinaia di migliaia di euro spesi in investimenti, compreso l’acquisto di due autobotti.

Nel frattempo, tra un rigo e l’altro la Sidra si contraddice affermando che: “Sidra assicura costantemente, con la massima attenzione e cautela, tutti gli interventi necessari per garantire uno scarico finale conforme ai limiti di legge per la tutela dell’ambiente”

L’articolo 2597 del codice civile recita che “chi esercita un’impresa in condizione di monopolio legale (la Sidra è l’unica a gestire reflui a Catania) ha l’obbligo di contrattare con chiunque richieda le prestazioni che formano oggetto dell’impresa, osservando la parità di trattamento“.

Il che significa che la Sidra dovrebbe concedere a tutte le ditte che hanno l’abilitazione, iscritte negli appositi albi della Regione, l’autorizzazione, salvo ridistribuire le risorse disponibili in maniera equa tra tutti gli autorizzati.

La cosa che non chiara è perché la Sidra abbia creato tutti questi problemi ad una sola azienda quando invece, se il quantitativo da raccogliere è sempre quello, come stabiliscono le normative regionali e nazionali, perché allora non dare la possibilità a più ditte di lavorare?

“Questa è la tesi che abbiamo sostenuto da sempre, citando leggi e decreti regionali, e la Sidra lo sapeva -spiega l’avvocato Gaetano Tafuri, legale della Spina Ambiente- quindi l’azienda del Comune ha voluto fare opposizione pur sapendo di ledere un diritto, quello della mia assistita a versare i bottini a Pantano D’Arci, avendo tutto in regola. La Sidra, come ha sancito il Cga, ha anche agito con disparità, negando il principio della parità nei trattamenti e della libera concorrenza. Adesso dovrà sborsare questi soldi, con buona pace dei cittadini che devono sapere dove vanno i loro soldi”.