Beni per un valore di oltre 12 milioni di euro riconducibili a Giuseppe Guglielmino, 43 anni, finito in carcere nell’ambito dell’operazione Penelope dello scorso gennaio, organico del clan Cappello-Bonaccorsi, sono stati sequestrati dalla Polizia di Stato di Catania nell’ambito di un’operazione antimafia della Squadra Mobile e della divisione Anticrimine guidate da Antonio Salvago e Ferdinando Buceti. Un criminale “imprenditore” scaltro e infaticabile Giuseppe Guglielmino, pronto a fare business con la ‘Ndrangheta e con la Camorra, capace di presenziare a sei-sette incontri al giorno tra Calabria e Campania pur di non perdere un contatto e un affare VIDEO – AGGIORNAMENTO, NOTA DELL’AVVOCATO DI MICHELE GUGLIELMINO “IL MIO ASSISTITO NON E’ MAI APPARTENUTO AL CLAN CAPPELLO”

Così lo hanno definito gli inquirenti nel corso di un incontro presieduto dal questore Giuseppe Gualtieri, con a fianco i due maggiori artefici dell’operazione, Antonio Salvago capo della Squadra Mobile e Ferdinando Buceti responsabile della sezione anticrimine.

Hanno dovuto faticare non poco gli inquirenti per poter arrivare a questi beni, in realtà solo fabbricati e qualche mezzo, intestati fittiziamente a terzi ma riconducibili a Giuseppe Guglielmino che li aveva acquistati con i proventi delle attività illecite nella gestione dei rifiuti, settore particolarmente remunerativo.

Le aziende sequestrate penalmente e in attesa di confisca definitiva, sono conosciute perché già colpite da provvedimenti restrittivi nello scorso gennaio in occasione dell’operazione “Penelope”: sono la Geo Ambiente di Belpasso, la Consulting Business di San Gregorio, la Clean Up di Motta Sant’Anastasia, la Eco Logistica di Aci Sant’Antonio, la Eco Business di Siracusa e la Work Uniform di Catania.

Un uomo attento Guglielmino, a tal punto da fare in modo che i sequestri non abbiano riguardato, ma le indagini ancora continuano, nessuna villa o appartamento hollywoodiano, niente lusso, solo un paio di auto più grosse (un’Audi S3 turbo e una Mercedes) e poi una Fiat 500, una Punto, un’Alfa Romeo e vari autocarri.

“Non amava ostentare -ha sottolineato Buceti- Guglielmino dimostrava il proprio potere in maniera diversa, estendendo il proprio raggio d’azione a tutta Italia tramite una fitta rete di accordi con altri clan mafiosi del Sud. Per questo abbiamo chiesto per lui la sorveglianza speciale in carcere e che sarà determinata con un procedimento a parte. Un uomo spregiudicato dalla versatilità imprenditoriale che però falsava l’economia perché si presentava alle gare d’appalto con ribassi che non potevano essere offerti dagli imprenditori sani”.

“Le aziende -continua Buceti- adesso saranno guidate da un amministratore giudiziario e a chi accusa il fatto che potrebbero essere demolite, rispondiamo dicendo che a contrario queste imprese verranno purificate dal marciume e potranno continuare a svolgere la propria attività nella legalità”.

“Guglielmino -ha aggiunto Salvago- è imparentato con esponenti di spicco del clan mafioso dei Cappello-Bonaccorsi, essendo il convivente della figlia di Orazio Pardo, noto esponente al vertice del sodalizio e cugino di Salvatore Trepiccione e Michele Guglielmino dello stesso clan. Egli è stato inoltre coinvolto nell’associazione a delinquere di stampo mafioso e bancarotta fraudolenta”.


Riceviamo da Salvatore Cannata, legale di Michele Guglielmino una nota in cui il penalista chiede una rettifica a quanto pubblicato riguardo al suo assistito poiché, afferma, “Sebbene il sig. Guglielmino Michele presenta dei precedenti penali, gli stessi sono datati nel tempo (primi anni 2000) e in nessun modo collegati alla consorteria mafiosa denominata “Cappello”. Lo stesso né in passato né mai ha fatto parte, avuto legami, gravitato o avuto qualsivoglia cointeressenza con la suddetta associazione mafiosa. Appare evidente, dunque, che tali notizie siano assolutamente destituite di fondamento”.

Pubblichiamo quindi la rettifica specificando che le informazioni contenute nell’articolo ci sono state fornite da una fonte istituzionale che è la Questura di Catania, anche attraverso un comunicato stampa diffuso nel corso della conferenza stampa con i giornalisti.