Nuova maxi operazione coordinata dalla Procura di Catania, insieme a quella di Gela e svolta da Carabinieri e Polizia, volta a disarticolare una associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di vari delitti contro la pubblica amministrazione, come quelli di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e di frode nelle pubbliche forniture, nonché i delitti di estorsione e di maltrattamenti. Gli arrestati facevano dunque parte di una organizzazione che gestiva diverse cooperative e associazioni attive nell’opera socio-assistenziale di minori extracomunitari non accompagnati, persone diversamente abili ed anziani, allo scopo di accumulare, massimizzandoli, i profitti economici che, poi, venivano reinvestiti in altre lucrose attività imprenditoriali

Le condotte illecite consistevano nell’eludere metodicamente ed in modo fraudolento, l’osservanza degli obblighi contrattuali stipulati con vari enti della pubblica amministrazione, condotte che si concretizzavano poi, nel somministrare ai minori cibo di scarto, non garantendo loro condizioni igienico sanitarie adeguate e non fornendo la dovuta assistenza tramite personale qualificato. Nessun medico o infermiere ne psicologo o mediatore culturale, al punto che erano spesso gli stessi migranti a provvedere da sé.

Le asociazioni e cooperative però percepivano egualmente i 35 euro giornalieri per gli adulti e 45 euro per i minori. Ma venivano spesi in base alle indagini effettuate da magistrati e forze dell’ordine, soltanto pochi euro al giorni per provvedere ai pasti e all’assistenza normale, utilizzando materiale di scarto come vecchi materassi raccolti dalla spazzatura, su cui molti degli assistiti si rifiutavano di dormire, preferendo il pavimento.

Inoltre, il gruppo, al cui vertice c’era Pietro Marino Biondi, classe 1956, e Gemma Iapichello, classe 1976, in particolare, si basava sull’assunzione in diverse cooperative, dei parenti dei funzionari pubblici addetti al controllo del settore, per un vantaggio di tutti.

Questi i nomi degli altri fermati dai Carabinieri:

CHYLEWSKA Hatarzyna Eugenia, detta “KASIA” cl.’80, ai domiciliari.
DI FRANCA Natale, cl.‘59; ai domiciliari.
DUCA Paolo, cl.‘68; ai domiciliari.
FAVATELLA Clara, cl.‘82; ai domiciliari.
FOTI Giuseppina, cl.‘72; ai domiciliari.
GIANNONE Alessandro, cl ‘83; ai domiciliari.
IAPICHELLO Gemma, cl.’76, tradotto carcere Catania Piazza Lanza.
PALUMBO Giuseppe Maria, cl. ‘57; ai domiciliari.
PASQUALINO Liliana Giuseppina, cl.‘63; ai domiciliari.
POLITI Francesca Provvidenza, cl.‘85; ai domiciliari.
VENTIMIGLIA Francesca, cl.’61, ai domiciliari.

Le indagini, dirette dalla Procura Distrettuale hanno avuto inizio nel giugno 2017, poco dopo l’inizio di quelle portate avanti a Gela, partite da una manifestazione di protesta di migranti che lamentavano condizioni tremende a Villa Daniele, dove erano appunto ospitati, il 18 maggio 2017.

Successivamente i due filoni si sono congiunti, perchè sovrapponibili a causa degli stessi soggetti indagati,. Le prove raccolte da Carabinieri e Polizia hanno consentito di accertare quanto accadesse all’interno delle strutture ed i guadagni enormi ottenuti sfruttando le sofferenze altrui.

Ed infatti gli introiti erano ingenti, oltre 20 milioni di euro, per attività che andavano avanti da tempo ed erano svolte in modo certosino e preciso da tutti gli appartenenti al gruppo, ognuno con il proprio ruolo nell’amministrare appunto queste cooperative e associazioni attive nell’opera socio-assistenziale di minori extracomunitari non accompagnati, persone diversamente abili ed anziani, allo scopo di accumulare, massimizzandoli, i profitti economici che, poi, venivano reinvestiti in altre lucrose attività imprenditoriali.

In particolare c’era poi l’ausilio dei dipendenti pubblici, Natale Di Franca e Paolo Duca, dipendenti dell’INPS di Catania e Sondrio, che allo scopo di ottenere illeciti profitti e/o vantaggi (consistenti per Di Franca in ulteriori benefici per persone a lui vicine e dipendenti di una cooperativa riconducibile al sistema “BIONDI” e per Duca, la riassunzione della moglie in una delle associazioni di Sondrio sempre legate a Pietro Marino) compivano vari atti contrari ai propri doveri d’ufficio, come favorire e trattare con priorità le pratiche di gestione delle associazioni e/o informare Biondi e i suoi collaboratori, riguardo all’imminente esecuzione di controlli o ispezioni, nonché tralasciando di applicare le sanzioni previste per le infrazioni rilevate durante le verifiche compiute.

Biondi, Giannone, Palumbo e Francesca Ventimiglia, sempre nell’ambito delle cooperative e associazioni, maltrattavano gli ospiti a loro affidati; davano loro pochi vestiti, pietanze scadenti e avariate, letti infestati da parassiti, approfittando del fatto che questi fossero minori e quindi meno propensi a ribellarsi.

E ancora, è stato accertato come Biondi e Favatella avessero tentato di estorcere 400,00 euro da un giovane extracomunitario loro ospite, in cambio di un contratto di lavoro presso le cooperative da loro gestite, contratto che avrebbe consentito al giovane di ottenere il permesso di soggiorno e, quindi, la possibilità di rimanere in Italia evitando, di fatto, la sicura espulsione dal territorio Italiano. Ma anche i lavoratori assunti all’interno in molti casi venivano sfruttati, sottopagati.

Il sequestro preventivo delle cooperative e associazioni riguarda l’Associazione Solidarietà 2000, la Cooperativa Comunità Per Vivere Insieme, la Cooperativa Onlus Pianeti Diversi, la Cooperativa Progetto Vita Onlus, la Cooperativa Comunità Il Quadrifoglio Onlus, la Cooperativa Alba, la Cooperativa Le Fata Dell’arcobaleno, l’Associazione Albero Della Vita. Tutte insieme sono state valutate a livello patrimoniale con un valore di circa 3 milioni di euro per un giro di affari di circa venti milioni appunto. Soldi che venivano reinvestiti per arricchimenti personali, grazie alla sofferenza degli indifesi e degli inermi.