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SE PONTIFICANO GLI INDAGATI E PRESENZIANO GLI IMPUTATI

La “particolarità” della scelta del cardinale Sepe, indagato per corruzione e discusso per strani rapporti con ambienti pericolosi, l'avevamo segnalato sin dall'inizio.

 

La figura del Cardinale di Napoli balzò agli onori della cronaca (anche giudiziaria) dopo un documentato servizio della trasmissione de La7 Piazza Pulita. I personaggi coinvolti: Nicola Cosentino, deputato PDL campano con diverse richieste d'arresto sulle spalle e considerato dalla procura addirittura come il rappresentante del feroce clan camorristico dei Casalesi ed il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, già potentissimo capo di Propaganda Fide, gestore dell'immenso patrimonio immobiliare della curia romana e per tale incarico definito il “Papa Rosso”.

 

Da Propaganda Fide, secondo le risultanze dell'indagine e riferite da Piazza Pulita,  acquistò una casa in via Monte Zebio, nel prestigioso quartiere Prati di Roma, il discusso deputato e sottosegretario PDL Nicola Cosentino. Un magnifico appartamento al sesto piano composto di 7 vani e mezzo. Prezzo: 630mila euro, poco più della metà del valore di mercato, sostiene Piazzapulita. La casa, secondo la trasmissione targata La7 "risulta intestata a Maria Costanza Esposito, moglie dell’onorevole Cosentino, e tuttora pagata con un mutuo intestato a entrambi i coniugi".

Nick l'Americano (così viene appellato Cosentino) ammette che la casa è sua, ma è stata acquistata "ad un prezzo congruo rispetto alle valutazioni di mercato di sette anni fa". L'appartamento, continua, gli fu segnalato non da Sepe ("Lui non ne sa nulla"), ma da Peppe Corbo, ex assessore comunale dc, ex presidente del consorzio idrico di Caserta, coinvolto nelle inchieste sulla tangentopoli casertana agli inizi degli anni ’90 e amico di gioventù di Sepe. E fu tutto regolare, assicura Nick.

In realtà è proprio  Corbo, che conosce bene e da tempo Sepe, a chirire meglio il contesto ed il ruolo del cardinale ("abbiamo trascorso assieme gli anni della gioventù nel Seminario Romano, siamo rimasto molto amici" "Non vi è stato un politico, un ministro, un parlamentare appena eletto che non si sia rivolto a sua eminenza Sepe quando stava a Roma per ottenere una sistemazione", dice Corbo al Corriere.

Ma non ci si ferma qui negli inquietanti intrecci.  

 

Non è infatti la prima volta che le strade di Cosentino e di Sepe si incrociano. E' già successo nelle carte dell'inchiesta sull'Eco4, la società per lo smaltimento dei rifiuti controllata dai fratelli Orsi, imprenditori, dai Bidognetti e, secondo i pm napoletani, da Nicola Cosentino e Mario Landolfi. Nel novembre 2009, per l'allora sottosegretario fu chiesto l'arresto, ma la richiesta fu respinta dalla Giunta per le autorizzazioni. Nella ricostruzione dei magistrati, e nelle parole di diversi pentiti, la Eco4 era usata per fare "massicce assunzioni" (fino al 70% del personale) di "personale inutile e talvolta del tutto inoperoso" quando si avvicinavano le elezioni o per piazzare gli "amici dagli amici", persone "che potevano tornare utili in ragione del ruolo professionale o politico rivestito", come si legge nell'ordinanza del gip. Le assunzioni nella Eco4 "rappresentavano la contropartita che i protettori politici richiedevano e puntualmente ottenevano dagli imprenditori mafiosi". (In cambio, è la tesi accusatoria, Cosentino, e Landolfi, anche lui chiamato in causa dai pentiti, avrebbero contribuito a realizzare un ciclo dei rifiuti "provinciale", da gestire in proprio, alternativo a quello che era impegnato a realizzare in quei mesi il Commissariato di governo).

 

Michele Orsi, uno dei due fratelli imprenditori, arrestato e poi assassinato dal gruppo di Giuseppe Setola il primo giugno 2008,  fa mettere a verbale lo scambio tra il politico di Casale e Sepe. "Cosentino - racconta Orsi ai pm - ci richiese l’assunzione di due nipoti del cardinale Sepe, da noi regolarmente attuate". Lo "sconto" per l'appartamento di Prati concesso a Cosentino, si potrebbe pensare, sembra essere la restituzione del "favore" da parte di Sepe per l'assunzione dei nipoti.

Naturalmente il cardinale smentisce tutto e minaccia querele che però non risulta abbiano avuto seguito.

 

Il cardinale “pontificante” risulta coinvolto anche nell'inchiesta sulla cricca della protezione civile”, infatti ben prima che Corbo confermasse al Corriere del Mezzogiorno la disponibilità del cardinale verso i politici, il nome di Sepe era già stato tirato in ballo in merito a trattamenti di favore nella gestione degli immobili di Propaganda fide. Dell'arcivescovo, che è indagato per corruzione dalla Procura di Perugia nell'inchiesta sulla cosiddetta "cricca" dei Grandi eventi, aveva parlato Guido Bertolaso, dicendo ai pm perugini che era stato lui a indirizzarlo nel 2003 al professor Francesco Silvano, collaboratore di Propaganda Fide, che poi gli mise a disposizione l’appartamento di via Giulia a Roma. Il Corriere, nel giugno 2010, chiosava così: "Tre anni dopo, nel 2006, il cardinale, allora prefetto di Propaganda Fide, fu allontanato da Benedetto XVI alla scadenza del primo quinquennio: una cosa 'inconsueta', si fa notare, visto che il predecessore era rimasto sedici anni e tutti gli altri prefetti del Novecento erano andati ben oltre il primo mandato, salvo un caso di morte prematura".

Ed arriviamo ad oggi, ad una delle feste più importanti della cristianità.

 

Il solenne pontificale non dura molto, preceduto dalla solita ricostruzione storica, dal tanto giusto quanto scontato elogio della nostra Santa Bambina per poi scivolare nel classico (ormai obeso e grottesco in bocca di chi sprizza salute, opulenza e privilegi da ogni poro) grido di dolore per chi soffre per la mancanza di lavoro e nell'immancabile refrain contro le organizzazioni criminali che soffocano le istituzioni (appunto).

 

In apertura il cardinale aveva solennemente ringraziato, per averlo invitato, il sindaco di Catania “dottor Raffaele Stancanelli”, già assessore di Cuffaro e attualmente imputato (dopo alcune singolari archiviazioni in altre indagini) per lo scandalo servizi sociali in un processo le cui prossime udienze sono state stranamente subito rinviate a oltre otto mesi, cioè ai limiti della prescrizione e, pare, in controtendenza con le statistiche di attività del collegio giudicante. Ce ne occuperemo a breve.

 

Alla fine, il punto più alto del solenne pontificale è raggiunto dal cardinale quando denuncia il richio di “carestia della speranza”, affezione patologica di un popolo che non crede più in niente e si abbandona alla disperazione.

Chissà perchè?!

Pierluigi Di Rosa

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Istituzioni devastate e grottesche. Seduti di fronte il Cardinale indagato Crescenzio Sepe e il sindaco imputato Stancanelli. La “carestia della speranza”. Appunto
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Pierluigi Di Rosa


8 commenti

  1. pietro
    grazie amici di sudpress,grazie a voi che esistete a catania perchè come tutti sanno l’informazione per decenni è stata controllata dal dott. ciancio che quando erano piccoli,faceva giocare i suoi figli con una pecora,convincendoli che i lettori siano tutte pecore,credendo che tutti noi siamo deficienti.l’unica cosa che mi dispiace è che nel suo staff ci sia la dott. michela giuffrida,che ritengo una bravissima giornalista.dalla mia esperienza ritengo che sete bravissimi e ciò si chiama libera informazione
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  2. Giuseppe Condorelli
    No, Eminenza Reverendissima, per fortuna non c’è ancora carestia della speranza, ed i tanti lettori che partecipano al dibattito su questo unico libero giornale ( un altro giornale on line ha più volte censurato miei interventi su Tony del Monti a proposito di articoli sullo stesso ) lo dimostra. Nessuno di noi scriverebbe o parlerebbe se non nutrisse la speranza di un cambiamento. Se carestia c’è, questa riguarda i politici degni di tal nome, cioè i politici onesti; e se mi permette qualche carestia c’è anche di Prelati che seguano pedissequamente gli insegnamenti del Santo Vangelo. Chi scrive non è un materialista storico, ma un cattolico praticante che però vede e sente, e riflette su quello che ha visto e sentito. Se le accuse che Le vengono fatte contenessero anche un minimo di verità, Sua Eminenza Reverendissima sarebbe un pessimo rappresentante della Chiesa e dovrebbe ritirarsi a meditare sui Suoi peccati, magari guardando tra una meditazione e l’altra la fiction televisiva Don Matteo che con semplicità mostra l’essenza del ministero sacerdotale.
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  3. EmilLask
    Lino Schio, poni due questioni di diverso rilievo ma meritevoli entrambe di un breve approfondimento.
    Comincio dalla questione più semplice: dove sarebbero i santi, o gli aspiranti santi, tra i soggetti in questione?
    Nessuno scherza con i santi, per la semplice ragione che i santi sono stati testimoni che hanno subordinato i meschini interessi personali al bene comune che hanno amato il prossimo al di sopra di ogni opportunismo, che si sono distinti per la pratica delle virtù eroiche e non per le chiacchiere.
    La questione più delicata è quella delle pietre. Purtroppo nel comune sentire si è ormai radicata la credenza che essendo tutti peccatori e sussistendo il sacramento del perdono sia possibile fare quel che pare e poi pentirsi e ricominciare a fare quel che pare.
    Non è così. Permanere in una condizione di peccato dopo la confessione annulla di fatto ogni beneficio del sacramento. Anzi, aggiunge peccato a peccato.
    Se poi per lanciare la prima pietra si intende la presunzione di potere disporre della vita e della morte di altri in nome di una verità non praticata, ma soltanto professata verbalmente (i sepolcri imbiancati) , allora è proprio all’interno della chiesa che bisognerebbe guardare e vedere quanti lanciatori di pietre dovrebbero vergognarsi.
    Per il resto, la denuncia è un atto di superiore moralità, che non assolve chi lo pratica, ma aiuta una intera comunità a diventare migliore. Pensieri, parole, opere, omissioni, non sono un ammasso informe privo di gerarchia. Senza distinguo si rischia di urlare al bambino che ha disubbidito alla mamma e tacere davanti alla pratica del malaffare.
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  4. lino schio
    Caro amico,
    la mia era solo una battuta per sdrammatizzare un articolo molto duro.
    Vedo che ormai ci prendiamo troppo sul serio…ogni tanto un pò di ironia non guasta.
    Non era mia intenzione accendere una polemica.
    Alla prossima
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