Diamo l’apertura del giornale di questa domenica d’agosto ad un tema che potrebbe apparire desueto: le Scuole di Politica, essenziali fucine di classe dirigente sino agli inizi degli anni ’90, poi improvvidamente soppiantate da tecniche di marketing da supermercato: e i risultati li vediamo! Cominciamo quindi con la segnalazione del direttore della nostra consorella Sudstyle, Aldo Premoli, che ne ha individuata una a Palermo cui vogliamo, senza conoscerne i promotori, concedere un credito di visibilità perché è importante che sulla Politica, le sue dinamiche, le sue regole, le sue prospettive, la sua insostituibile funzione, si accenda l’attenzione delle giovani generazioni e se proprio dai giovani, come in questo caso, viene l’iniziativa, è certamente ben venuta. (PDR)

Qualcuno ha deciso di creare una Scuola politica, a Palermo dal 3 all’8 settembre a Palazzo Butera. Aperta a tutti, ma pensata per gli under 35. Quel qualcuno è Dario Nepoti, un giovanotto di 29 anni senza tessere in tasca che non si è mai nemmeno affacciato a una lista civica. Padre milanese, madre palermitana, studi universitari alla Facoltà di Scienze politiche a Milano, è rientrato in Sicilia ma continua a mantenere buoni rapporti con il milieu dove si è formato, così buoni che alcuni dei suoi “vecchi” docenti faranno parte della compagine di intellettuali e artisti pronta a dare il via all’esperimento.

A Milano – chiarisce subito Dario Nepoti – ho fatto esperienza politica nelle associazioni studentesche universitarie e lì ho capito che essere contro sempre e comunque finisce col produrre una sola cosa: la solitudine.”

Rientrato a Palermo Nepoti ha seguito con grande attenzione l’ultima campagna elettorale sostenuta da Leoluca Orlando, una prova che lo ha portato a riflettere su come l’impianto della politica sperimentato nella capitale lombarda – fatto di media e social network – qui non poteva funzionare in alcun modo.

“Orlando ha fatto la sua campagna elettorale camminando per la strada e confrontandosi vis-à-vis – ma forse sarebbe meglio dire affrontando col proprio corpo – la gente della sua città: taccuino alla mano dove annotava problemi concreti, da risolvere uno per uno”

Dopo questa esperienza, la riflessione sulla necessità di un cambiamento negli schemi utilizzati dalla politica attuali si è fatta più urgente: “I miei coetanei sono totalmente disamorati nei confronti della politica, convinti che tutti i mali derivino dalle cattive pratiche che la generazione dei loro padri e dei loro nonni hanno utilizzato per governare questa nazione. Ma è altrettanto vero che la mia generazione non sa come si intraprende un’azione politica, quali siano le regole per impossessarsene e magari cambiarla: se non conosci il gioco degli scacchi non puoi giocarci.”

Appeso al muro del Palazzo di Via Vittorio Emanuele, esattamente di fronte alla Cattedrale di Palermo, dove ha sede il suo Studio Gibel, lo spazio multidisciplinare creato con amici di sempre come Delfino Sito Legnani, Oli Bonzanico e Francesco Venezia Nepoti tiene una piccola foto di Ayrton Senna.

Che c’entra Senna?

“Senna è una grande fonte di ispirazione, un grandissimo talento naturale, che però conosceva il significato della parola fatica, un concetto che la mia generazione frequenta poco, ci si illude di avere tutto a portata di mano… stiamo perdendo il legame con la realtà. La fatica, il fare fatica intorno alle cose resta invece imprescindibili”.

E ancora da Ayrton Senna viene un’altra ispirazione.

“Dopo la caduta del muro di Berlino, la politica tradizionale sembra aver perso contatto con la nuova dimensione globale delle cose. Il mondo si è trasformato complice l’adozione di tecnologie di derivazione militare come il web che ha reso possibile il mutamento stesso delle variabili spazio/temporali a cui eravamo abituati in precedenza. Molti tra gli attori attuali della scena politica sono come piloti che nel venire promossi dalla formula tre alla formula uno si ostinano a gareggiare con la vecchia macchina: sono da ostacolo a chi va molto più veloce e gareggia davvero per vincere.”

Da qui è nata l’idea di creare la scuola politica qui in Sicilia da dove molti altri suoi coetanei – almeno quelli che possono – pensano di andarsene.

“Perché la Sicilia rappresenta un luogo di transito e contaminazione al centro del Mediterraneo, è un punto strategico di un asse geopolitico: le sue coste rappresentano il margine estremo di un continente, quello europeo, in fortissima evoluzione.”

La Scuola che Nepoti ha messo in piedi a Palermo nella sua edizione del prossimo settembre sarà solo un primo laboratorio, che dovrebbe germogliare in un vero e intero anno accademico entro il 2020. Nel programmarla un ruolo di primo piano è stato riservato ad artisti e architetti. Perchè?

“Ho chiesto loro di svolgere una funzione insieme narrativa e pratica: l’artista percepisce la società, la vede, la osserva per poi compiere quel gesto che lo porta a creare l’opera, ecco questo processo dalla percezione all’opera è simile al gesto che porta un politico a produrre un azione o una legge. Questa capacità va imparata nuovamente. Il metodo che persegue un artista può essere un ottimo esempio operativo.”

Risulta dunque coerente che i problemi posti al centro della settimana di conversazioni della Scuola politica Gibel risultino eccentrici rispetto a quelli di una classica (o forse meglio usare il termine obsoleta?) scuola di partito.

Mutazioni ecologiche, il ruolo dell’arte e della bellezza, la rivoluzione digitale, la distribuzione delle risorse e l’essenza stessa dei concetti di spazio e confini. Sono alcuni dei temi affrontati con metodo immersivo.

Tutto insieme, tutto contemporaneamente per cinque giorni di talk e laboratori che forniranno agli iscritti strumenti per leggere la realtà ed immaginarne una diversa.

Ogni mattina si partirà da un racconto, per approfondirne i significati nel corso della giornata. Arte (Luca Trevisani), Geografia urbana ed economia politica ( Matteo Bolocan GoldesteinPetros PetsimerisCarlo Salone), Scienza della politica (Nicola Pasini), Politica internazionale (Luca Bellocchio), Agronomia (Giuseppe Barbera), Ambiente (Gianni Silvestrini)…I pomeriggi saranno centrati su pratiche attive svolgere in campo aperto come rielaborazioni delle più rilevanti tra le tematiche discusse. Alle “conversazioni notturne” sono riservate agli interventi di nomi di spicco del panorama politico e culturale siciliano e non tra cui Ilda Curti, Leoluca Orlando, Matteo Vegetti e Marco D’Eramo.

La Scuola politica Gibel a Palazzo Butera, Palermo: dal 3 all’8 settembre.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”, collabora con “East-West” Ha pubblicato libri di saggistica e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.