“La sperimentazione voluta dal Miur per la riduzione a quattro anni del ciclo di studi nei licei e negli istituti tecnici è una vera e propria sciagura, sia per gli studenti che per il personale della scuola. Se dovesse entrare a regime solo in Sicilia sarebbero a rischio circa 4 mila posti di insegnamento sui 20 mila attualmente funzionanti presso le scuole secondarie superiori. Ripercussioni anche sul personale Ata”. Così Graziamaria Pistorino, segretaria della Flc Cgil Sicilia, commenta il giudizio positivo espresso qualche giorno fa dall’assessore all’Istruzione e alla Formazione professionale della Regione Siciliana, Roberto Lagalla, in merito alla sperimentazione voluta dal Miur.

Sui 100 istituti inizialmente coinvolti a livello nazionale dal progetto pilota quattro sono siciliani: il liceo Gonzaga di Palermo, lo scientifico Ruiz di Augusta, il classico Ruggero Settimo e il liceo scientifico Sebastiano Mottura di Caltanissetta. Inoltre, il Ministero vorrebbe estendere la sperimentazione ad altre 92 scuole. Su questo saremo chiamati ad esprimere il nostro parere, nell’ambito del Consiglio superiore della pubblica istruzione, il 18 gennaio prossimo.

“In questo modo – spiega – si assottiglia il percorso educativo e formativo dei nostri ragazzi, nonché dell’organico attuale. Il governo avrebbe potuto benissimo accorciare l’età scolastica in uscita e allungare quella in entrata, rimodulando in modo coerente l’intero corso di studi, ma non lo ha fatto. Altro che innovazione, siamo di fronte ad un’operazione priva del benché minimo valore scientifico dal punto di vista pedagogico-didattico. Questa sperimentazione appare più come il malcelato tentativo di ridurre la spesa a scapito della quantità e della qualità dell’offerta formativa”.

“Un tradimento, a nostro parere, del diritto all’istruzione sancito dalla nostra Costituzione, proprio nell’anno del 70° anniversario della sua nascita. Per questo come Flc Cgil – aggiunge Pistorino – abbiamo chiesto l’annullamento in via giudiziaria dei provvedimenti del Miur”.

“La strada da seguire – conclude – è diametralmente opposta a quella tracciata dal Ministero. In una terra complessa come la Sicilia abbiamo più volte ribadito l’estremo bisogno di ampliare il tempo scuola e il tempo pieno, non di ridurlo. Ci auguriamo, pertanto, che l’assessore Lagalla riconsideri le sue posizioni e si faccia portavoce a Roma delle perplessità condivise dalla maggioranza degli studenti e del personale della scuola”.