Tredici le persone sottoposte agli arresti domiciliari. I reati contestati sono: associazione a delinquere finalizzata all’organizzazione e alla raccolta illegale di gioco d’azzardo on line in Italia e all’estero. Sequestrati 46 esercizi commerciali, 15 solo a Catania

Operavano, in assenza delle autorizzazioni statali, attraverso una rete capillare di agenti commerciali e punti di raccolta diffusi su tutto il territorio. Le persone indagate per associazione a delinquere sono in tutto 107. In particolare 13 sono le persone sottoposte agli arresti domiciliari , 46 quelle interessate da sequestro preventivo dei loro esercizi commerciali e 48 invece quelle a cui sono state notificate avvisi di garanzia.

Le indagini, avviate dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania con il coordinamento del Servizio Centrale di Roma, ha permesso di verificare come 7 siti web di scommesse on line operassero in assenza dell’autorizzazione dell’Amministrazione Autonoma del Monopolio di Stato, con piattaforme di gioco site a Malta.

“Sono stati verificati e individuati 7 siti- comunica Marcello La Bella, dirigente della Polizia Postale- che agivano anche sul territorio italiano senza le previste autorizzazioni. Da questi siti è partita un’attività di intelligence che è stata utile per capire chi gestiva le piattaforme. E’ stata delineata una vera e propria rete capillare che partiva da chi aveva una piattaforma per poi arrivare ai veri e propri agenti di vendita (gli attuali indagati). Da tutte queste attività si sono delineate due grosse organizzazioni.”

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Agli arresti domiciliari sono stati posti  i promotori e gli organizzatori delle due organizzazioni. In particolare, per la prima, la misura ha riguardato Francesco Airò, 37enne con precedenti specifici, di recente tratto in arresto per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo attività scommesse unitamente ad esponenti di consorterie mafiose camorristiche del salernitano- imprenditore titolare di società a Malta- Antonino Impellizzeri, ex imprenditore catanese destinatario di provvedimento di confisca di beni connessa a misure di prevenzione, Gabriele Impellizzeri, disoccupato di 30 anni ed ex titolare di centro scommesse, Vincenzo Provenza,  Michele Vigiano, di Foggia, Gaetano Terrana, operaio edile palermitano– con precedenti per associazione a delinquere finalizzata a reati contro il patrimonio.

Per la seconda invece ai domiciliari sono finiti Riccardo  Tamiro, con precedenti specifici (esercizio abusivo attività gioco e scommesse ed esercizio gioco d’azzardo) – imprenditore, Antonio Riccardi, Marcoantonio Patti, impiegato catanese di 30 anni, Giovanni Arba, di Cagliari, Ivan Scalesi, Giuseppe Cicalese, disoccupato, Ignazio Casapinta, disoccupato.

L’attività investigativa, avviata sul web, è stata svolta attraverso monitoraggi e attività di ricerca e poi proseguita con intercettazioni telefoniche e telematiche, pedinamenti e appostamenti. Proprio attraverso ciò è stato possibile capire come funzionasse il sistema delle organizzazioni criminali. Esisteva di un vertice che si avvaleva di veri e propri “agenti” sul territorio. Vi era un numero vastissimo di soggetti che operavano e guadagnavano con questo fenomeno. 

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Oltre che a Catania, le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite a Ragusa, Messina, Siracusa, Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Trapani e poi ancora a Cosenza, Cagliari, Foggia, Brindisi, Milano, Napoli, Salerno, Caserta, Avellino, Roma e Venezia.

Per quanti riguarda la Sicilia, il numero degli esercizi commerciali sottoposti a sequestro, poiché ritenuti clandestini, è pari a 46. Solo a Catania ne sono stati sequestrati 15, 6 a Palermo, 2 a Ragusa e 1 a Siracusa, Messina, Caltanissetta e Trapani.

Nel corso delle indagini, inoltre, sono emersi contatti di alcuni associati anche con un ex ispettore della polizia maltese che si occupava di criminalità economica, di recente arrestato nell’ambito di un’altra operazione. Il numero di affari interrotto grazie all’operazione è di diversi milioni di euro al mese. L’enorme fiume di denaro, illecitamente accumulato, veniva poi sapientemente riciclato attraverso la polverizzazione di operazioni sul web al fine di far perdere le tracce. 

In una conversazione registrata uno degli organizzatori parlando al telefono con altro complice diceva “….ascolta …..a oggi battiamo dieci milioni…. Abbiamo 12.000 agenzie ….non è che abbiamo un’agenzia solamente…. Non è il problema per noi i 100 euro….noi facciamo … anche 100.000 euro di bonifici al giorno….”

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