E finita come ci si aspettava da tempo e nel peggiore dei modi possibile, con l’onta orribile della mafia nella gestione politico/amministrativa del grosso centro alle porte di Catania. L’amministrazione di Misterbianco del sindaco Di Guardo non ha resistito all’arresto del suo vice sindaco Carmelo Santapaola. Ce ne eravamo occupati nel novembre 2018 e probabilmente ci sono ancora parecchi punti da chiarire.

È la 5° seduta del secondo governo Conte a mettere la parola fine all’ultimo tormentato anno dell’amministrazione di uno dei più longevi sindaci d’Italia, Nino Di Guardo.

Evidentemente la relazione della commissione d’accesso prefettizia, insediata dopo l’arresto per mafia del vice sindaco Carmelo Santapaola, deve essere stata devastante per indurre il neo ministro dell’Interno Luciana Lamorgese a proporre la sanzione più grave che è stata immediatamente accolta dall’intero Consiglio.

Di Guardo ha reagito con un post sulla sua pagina FB, definendo la decisione del governo “Un crimine di Stato”e proseguendo: “Oggi il Consiglio dei Ministri, con un’accusa infamante e inverosimile, ha sciolto il Consiglio comunale di Misterbianco per infiltrazioni mafiose.
Sono indignato! Con quest’atto incomprensibile le autorità statali umiliano e mortificano uno dei più virtuosi comuni siciliani, esempio di legalità e buongoverno.
Non conosco ancora i contenuti della relazione con la quale il prefetto di Catania ha avanzato la proposta di sciogliere il Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Credo, però, che il prefetto, nel suo agire, sia incorso in un clamoroso abbaglio. Dico questo perché, sotto la mia sindacatura, nessuna azione amministrativa è stata condizionata da forze esterne e nessuna cosca mafiosa ha messo piede o ha trovato accoglienza o connivenza nel mio comune.
Il decreto di scioglimento del Consiglio mi appare perciò come un’insopportabile provocazione, uno scandalo che grida giustizia, al quale reagiremo con assoluta determinazione per tutelare il buon nome e la dignità di una comunità ferita e oltraggiata ingiustamente.
Oggi è un triste giorno per Misterbianco.
Paradossalmente, lo scioglimento del Consiglio di Misterbianco per infiltrazioni mafiose obbedisce alla logica del potere mafioso. Si è voluta spegnere una voce istituzionale che inflessibilmente si è levata contro la mafia e il malaffare. Ne godranno certamente alcuni squallidi personaggi politici e qualche potentato economico avvezzo alla corruzione.
Ma non si illudano. Noi, in ogni caso, non demorderemo e continueremo, come sempre, la nostra battaglia per una Misterbianco civile, progressista e libera da ogni condizionamento.
Lascio il mio comune con i conti perfettamente in regola, con numerosi progetti e iniziative che mi auguro saranno portati avanti per il bene della mia città e con un corpo impiegatizio preparato ed efficiente che saluto e ringrazio.
Per quanto mi riguarda non ho rimpianti perché ho servito la mia città fino in fondo con impegno, passione e onore.”

Anche noi aspettiamo di conoscere i dettagli della relazione prefettizia e magari qualche ulteriore spunto dalle indagini effettuate dalla magistratura, perché se il contesto è così compromesso da portare ad uno scioglimento per mafia, è doveroso chiarirne tutti i contorni, che al di là degli esiti penali che hanno tempi e percorsi diversi, è oggi più che mai necessario aprire gli occhi: tutti.