Certo che nelle ultime settimane di mandato il presidente della regione Rosario Crocetta se ne sta togliendo sassolini, anzi veri e propri macigni, da entrambe le scarpe. Dopo aver smascherato Orlando sulla incapacita di formare le liste a sostegno del suo stesso (ex) candidato Micari, oggi sgancia la bomba atomica su Catania. Non solo toglie ad Enzo Bianco la bramata fascia blu di Sindaco Metropolitano Intergalattico Assoluto con tanto di Portavoce e Super Esperto, ma decide di scegliere un commissario che più sgradito non si può, addirittura una vittima eccellente del suo stesso dispotismo che lo ha trasformato di fatto in arcinemico (che smentirà ma noi lo sappiamo). Si tratta del dirigente regionale Salvo Cocina, già dirigente al comune di Catania che Bianco costrinse con metodi bulgari alle dimissioni perché “colpevole” di voler applicare quello che la legge gli imponeva. Vicenda complicata finita in procura dove se ne è persa traccia. Siamo in attesa del solito comunicato del solerte ufficio stampa del comune che allegherà come sempre le immagini (magari video) del passaggio delle consegne. Da archivio.

Contrappasso da manuale: Bianco caccia Cocina dal comune di Catania e Crocetta caccia Bianco dalla Città Metropolitana con…Cocina.

Altro che Camilleri.

Infatti, seppur con un mese di ritardo dall’entrata in vigore della legge, il presidente Crocetta si è finalmente deciso a rispettare l’ultima riforma delle ormai ex province che il parlamento regionale ha deciso di resuscitare a dispetto della normativa nazionale che, dal canto suo, è riuscita ad essere ancora più confusionaria della nostra.

Avevamo anticipato che l’effetto più immediato di questa riforma sarebbe stata l’immediata decadenza dei tre super sindaci metropolitani di Catania, Palermo e Messina che si erano ritrovati per oltre un anno a capo di enti bancomat ai quali nessuno li aveva eletti, utilizzandoli, come nel caso catanese, a loro piacimento e senza mai consultare gli altri 57 sindaci della “metropoli”se non per la foto di rito, imponendo propri consulenti ed esperti che adesso decadono con loro.

La reazione dei super sindaci, Bianco, Orlando e Accorinti, all’approvazione in extremis di questa legge che gli scippava il giocattolo è stata particolarmente furiosa, arrivando ad indire provocatoriamente le elezioni con le regole di una legge che di fatto era già stata abrogata dalla nuova riforma: pasticci su pasticci.

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare innanzi alla Suprema Corte la riforma siciliana per le difformità con la legge nazionale che le provincie le ha abolite, dimenticando però che la bocciatura del referendum di dicembre ha lasciato alle provincie quel rango costituzionale che rende paradossalmente più conforme la normativa siciliana a quella del resto d’Italia: sarà interessante il verdetto.

Verdetto però che chissà quando verrà ed intanto mantiene in vigore l’efficacia della legge, consentendo a Crocetta, che ormai ha commissariato tutta la Sicilia salvo qualche condominio montano del peloritano sol perché gli sono finiti gli amici, di assestare un sonoro ceffone al compagno di partito Enzo Bianco.

Infatti, tra tutti i dirigenti in forza alla regione va a scegliere quello che con il sindaco ha avuto lo scontro più duro ed anche più subdolo, con tanto di telefonate rimaste misteriose ma narrate dal contenuto più che infuocato.

Salvo Cocina, ingegnere catanese, in atto dirigente regionale con la responsabilità del settore della raccolta differenziata dei rifiuti ed a lungo capo della protezione civile siciliana, è stato per un breve periodo chiamato a ricoprire il delicato ruolo di dirigente del settore Ecologia del Comune di Catania.

Uno dei settori più delicati dell’amministrazione Bianco, quello per intenderci che non riesce a redigere un bando accettabile per il servizio rifiuti, “costringendo” a continue proroghe di un appalto da centinaia di milioni: misteri catanesi.

Cocina entrò in rotta di collisione con il sindaco allorché prese atto che chi gestiva l’appalto non riusciva a raggiungere i limiti della raccolta differenziata prescritti dal capitolato, oltre che dalla legge, e determinò l’applicazione delle previste sanzioni milionarie.

Bianco, ancora da comprendere le motivazioni, decise che quelle sanzioni non andavano applicate ed emise una nota che di fatto ne impose la sospensione.

Seguirono telefonate, questa la narrazione, finite in procura con l’ipotesi che fossero particolarmente minacciose e tendenti ad indurre un pubblico funzionario a compiere atti di unpubblico ufficio contrari alla sua volontà. Ipotesi pesante che finì all’attenzione della procura di Catania e poi nei suoi tanti cassetti.

Fatto sta che dopo qualche settimana Cocina decise di mollare il rognoso incarico tornandosene in regione.

Almeno sino ad oggi.

Adesso torna nientemeno da Commissario proprio dell’ente gestito da Bianco.

Tanti auguri perché è ormai noto che troverà parecchie macerie, a cominciare dal disastro, causato ed aggravato, della Pubbliservizi.

Attendiamo le immagini del passaggio di consegne e l’immancabile foto ricordo: accettiamo scommesse su chi sarà il più sorridente, Crocetta escluso che se la fuma.