Il caso fatto esplodere da Sudpress della chiamata dell’ex assessore della giunta Bianco Orazio Licandro quale professore ordinario per insegnare Diritto Romano a…Lettere esce dalle pagine del giornale e finisce, almeno per ora, direttamente alla Procura della Corte dei Conti per iniziativa dell’on. Simona Suriano: “La strampalata nomina del professore Orazio Licandro, nell’Ateneo catanese rappresenta un danno erariale”.

La deputata nazionale del Movimento Cinque Stelle Simona Suriano – informa un comunicato ufficiale – ha presentato un esposto alla Corte dei conti della Regione Siciliana per danno erariale, in merito alla nomina del professore Orazio Licandro come docente di prima fascia in Diritto romano e diritti dell’antichità, del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania.

Secondo la parlamentare del Movimento, che nell’agosto scorso aveva inviato all’Autorità Nazionale Anticorruzione una segnalazione in merito al bando, ritenendo singolare la conduzione dello stesso, “già la motivazione addotta dal Consiglio di dipartimento, per giustificare la chiamata di un posto di ordinario di Diritto romano (per una spesa superiore a 120 mila euro annui), ci è sembrata alquanto singolare e abbastanza stringata, alludendo a vaghe e generiche “modifiche ordinamentali introdotte nella magistrale in Filologia classica”, spiega la deputata catanese.

“Ebbene, né la ‘Presentazione del corso’, né la ‘Offerta programmata’ del corso di laurea magistrale in Filologia classica prevedono un qualsiasi riferimento al diritto romano e al settore scientifico-disciplinare Diritto romano e diritti dell’antichità”, continua la Suriano.

“Inoltre se il dipartimento di Scienze umanistiche avesse voluto davvero sperimentare, per inspiegabili ragioni, l’introduzione, mai immaginata finora, né a Catania, né in altri atenei, di un insegnamento di Diritto romano nell’ambito del corso di laurea magistrale in Filologia classica, avrebbe potuto avvalersi della collaborazione di ben otto docenti di Diritto romano già di ruolo presso l’ateneo catanese, tratto dalla banca dati ufficiale del Cineca”.

“Nonostante gli otto docenti afferiscono tutti (secondo logica!) al dipartimento di Giurisprudenza sembra che non ci sia stato nessun atto di interpello e che siano stati proprio tenuti fuori pur potendo svolgere, senza ulteriori aggravi di spesa, l’insegnamento delle 36 ore richieste”.

“In definitiva, non pare in alcun modo dubbio il danno arrecato all’erario per complessivi 120 mila euro, annui e per non si sa quanti anni, per 36 ore di Diritto Romano a Lettere che avrebbero essere potuto essere svolte gratis da docenti che sembrano svolgere solo parte delle ore per le quali sono già pagati, con l’aggravante che l’introduzione di tale insegnamento risulta altresì singolare”, conclude la deputata del Movimento Cinque Stelle.