Si chiama “Trasparenza e merito – l’Università che vogliamo”,  è un’associazione non profit costituitasi a Roma il 10 Novembre 2017 che conta già oltre 450 associati tra docenti universitari di tutta Italia, a testimonianza delle proporzioni assunte dal fenomeno della mala gestio dei concorsi. Tra i fondatori il ricercatore Giambattista Scirè, protagonista di una lunga battaglia giudiziaria durata 6 anni con l’ateneo catanese che gli scippò un concorso e non gli riconobbe ragione neanche dopo diverse sentenze. Con lui diverse altre vittime dei vari baronati. Dietro quello che si legge sulle cronache e negli atti giudiziari, ci sono le storie personali di decine di persone, intere famiglie, che vengono distrutte dall’arroganza di un potere baronale teso solo a mantenere se stesso mortificando talenti in danno di tutta la comunità. Ma c’è chi comincia a reagire, raccogliendo l’invito della Procura a denunciare: l’unica strada per spezzare meccanismi che si autoalimentano avvelenando l’intera società.

Mentre molti, troppi, subiscono  l’arroganza e la violenza di veri e propri sistemi criminali che usano metodi non dissimili dalle cosche mafiose,

Si legge in apertura del sito dell’associazione: “Vuole rappresentare un punto di riferimento per coloro che intendano contrapporsi ad episodi di irregolarità nei concorsi universitari, con particolare riferimento alle procedure di assunzione e di progressione di carriera del personale docente, in modo da evitare il loro isolamento.”

L’Amministratore e Portavoce dell’Associazione è Giambattista Scirè, gli Associati Fondatori sono Pierpaolo Si­leri, Giambattista Scirè, Adamo Domenico Rombolà, Paolo Voci, Antonella Fioravanti, Cecilia Scoppetta, Associati aggiunti sono Agnese Rapposelli, Alice Baradello, Anna Maria Monteverdi, Nuccio Chiricolo, Giuseppe Cavallaro e Antonio Zuorro.

Tutti docenti e ricercatori vittime delle mafie universitarie, il più delle volte vincitori di concorsi riconosciuti da sentenze giudiziarie che tuttavia non vengono quasi mai applicate e quando lo vengono hanno per conseguenze ritorsioni degne dei peggiori criminali.

Lo scopo dell’associazione è “rappresentare un punto di riferimento, di ascolto e di supporto per tutti gli studiosi – dottorandi, assegnisti di ricerca, ricercatori e docenti, i quali, anche non iscritti – intendano reagire ad episodi di “mala-università; offrire, a tutti coloro i quali intendano rivolgersi alle competenti sedi giurisdizionali (ammini­strative e penali), consigli qualificati, consapevoli e di esperienza sulle più efficaci e meno dispendiose iniziative da intrapren­dere; rappresentare i più gravi episodi di “mala-università” presso tutte le competenti istanze politiche e presso i mezzi di informazione, invitandoli e spronandoli a voler assumere, rispetto ad essi, chiare cen­sure sul piano politico-amministrativo e sul piano dell’etica pubblica, del tutto indipendentemente dall’eventuale rilevanza penale (e, più in generale, giudiziaria) dei singoli episodi; proporre direttamente – sussistendone i presupposti processuali della legittimazione e dell’interesse – ricorsi in sede di giustizia amministrativa, nonché presentare esposti o denunce in sede penale, sempre in relazione ad episodi di “mala-università”; accreditarsi come soggetto interlocutore con tutte le competenti istanze politiche sulle problematiche concernenti il reclu­tamento e la progressione in carriera dei docenti universitari, con particolare riferimento a proposte di riforma dell’attuale sistema universitario.”

Nella sezione del sito dedicata alle “Testimonianze” ne sono raccolte ben 15 che a leggerle si resta basiti: sembrano trame di film degli orrori.

La prima è proprio quella di Giambattista Scirè, studioso di Vittoria laureatosi  in Storia contemporanea all’Università di Firenze, dopo essersi addottorato in studi storici per l’età moderna e contemporanea, è stato assegnista di ricerca al dipartimento di studi storici e geografici di Firenze. I suoi interessi si rivolgono in particolare all’Italia del secondo dopoguerra, al rapporto tra cattolici e laici e tra intellettuali e politica, al versante di diritti civili e alla storia della globalizzazione. Proprio lui, dopo aver vinto, a seguito di un ricorso alla giustizia amministrativa, un concorso per ricercatore all’Università di Catania, ha dato vita con colleghi di tutta Italia vittime di analoghe persecuzioni, il 10 novembre 2017, all’associazione Trasparenza e merito. L’università che vogliamo.

Si legge sul sito, per come riportato dal quotidiano “La Repubblica”: “43 anni, siciliano di Vittoria, gli è stato scippato un posto da ricercatore e docente (per tre anni) all’Università di Catania. Storia contemporanea nella sede distaccata di Ragusa.
La commissione insediata a Lingue, nel dicembre 2011, gli ha preferito un’architetta. Il Tar e poi il Consiglio della Giustizia amministrativa (omologo del Consiglio di Stato in Sicilia) hanno riconosciuto che quel concorso era stato artefatto attraverso “una decisione illogica e irrazionale” e hanno imposto un risarcimento all’ateneo.
Dopo sei anni e tre rettori, però, Scirè non ha ottenuto il posto che gli spettava, solo una sostituzione di quattro mesi. L’ex ministra dell’Istruzione e dell’Università Fedeli ha salomonicamente risposto: “L’ateneo di Catania sta ottemperando” e il rettore in carica, Francesco Basile, dice: “Per Scirè dovremo trovare un riconoscimento formale”. Il Tribunale di Catania ha condannato in primo grado i tre membri della commissione: abuso d’ufficio. L’ateneo, che di recente e in ritardo di anni, ha emanato il decreto che lo riconosce vincitore, non si è costituito parte civile al processo, ma avrebbe chiesto il risarcimento del danno erariale ai membri della commissione. Il viceministro con deleghe all’Università Fioramonti ha chiesto chiarimenti con una lettera ufficiale.”

Non meno allucinanti le altre storie raccontate, con docenti e ricercatori vittime di linguaggi, minacce, estorsioni indegne di un paese civile.

Un sistema da riformare da cima a fondo perché se l’Italia intera è ridotta com’è, per non dire Catania, è anche colpa di quello che accade nelle nostre università, dove corruzione, privilegi e nepotismi sono accolti, per dirla col De Sanctis (1870), “come necessità sociale irrinunciabile, l’apatia come ultima degradazione di un popolo corrotto.”

Ma c’è chi non ci sta!