È uno dei momenti più attesi della festa di Sant’Agata, il canto delle monache di clausura benedettine di via Crociferi che viene ormai da anni tradizionalmente preceduto dall’omelia di monsignor Gaetano Zito, Vicario Episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Catania. Quest’anno, fra le righe dell’intervento istituzionale, mons. Zito ha lanciato un forte monito: “Chi è oggi Quinziano?” ricordando che non basta vestire il sacco una volta l’anno per lavare la coscienza da troppe nefandezze. Un messaggio non comodo e per niente scontato in una liturgia in cui troppi pretendono di nascondere le proprie responsabilità, pubbliche e private, ostentando una devozione che rischia di diventare pelosa e strumentale. 

Mons. Gaetano Zito

“Nella Passione di Sant’Agata troviamo lo sguardo di un uomo, Quinziano, che nella giovane Agata vede solo un corpo da possedere con ogni mezzo. È lo sguardo di un uomo incapace a saper vedere la dignità di una giovane donna.

Infatti, leggiamo nel testo che travolto dalla furia passionale, Quinziano fa arrestare Agata… la fa consegnare ad Afrodisia che, fatta esperienza della fermezza dell’animo di lei, riferisce a Quinziano: “È più facile rammollire i sassi e rendere il ferro duttile come il piombo, che distogliere l’animo di questa fanciulla dall’idea cristiana. Le ho perfino offerto gemme ed ornamenti rari, vestiti tessuti d’oro. Io le ho promesso palazzi e ville, le ho messo dinanzi mobili preziosi e schiavi d’ogni sesso ed età. Ma come terra, che calpesta coi piedi, ella invece tutto disprezza”.

Allora Quinziano, di fronte alla fermezza di Agata, acceso d’ira comanda che sia torturata nella mammella e poi che le venga lentamente strappata del tutto.

Che cosa ci ricorda questo episodio? è ancora in grado di attraversare i secoli e arrivare fino a noi con un messaggio? che cosa può insegnarci per il nostro tempo?
Questo brano della narrazione della passione di sant’Agata è per noi quanto mai significativo. Anche nel nostro tempo vivono ancora troppi Quinziano:
è Quinziano chi in una donna vede solo un corpo da possedere;
è Quinziano chi è pronto a comprare il corpo di una donna, specie se immigrata;
è Quinziano chiunque sfrutta e perfino vende la dignità di una donna;
è Quinziano chiunque pensa di essere proprietario di una donna, moglie o figlia che sia;
è Quinziano chiunque non sa vedere e rispettare la dignità di ogni donna;
è Quinziano chiunque pretende di barattare la dignità di una donna con oro e altre cose;
è Quinziano chi non sa difendere con coraggio e con forza la dignità delle donne;
è Quinziano chi organizza luoghi e condizioni in cui la donna è oggetto di piacere;
è Quinziano chiunque usa metodi e occasioni di scambio;
è Quinziano chi usa mezzi illeciti, o anche apparentemente leciti, e causa sofferenza.

Dio non voglia che sotto il sacco bianco della devozione a sant’Agata vi siano anche qui dei Quinziano!
Ti chiediamo perdono, o Signore, per tutti coloro che sono stati Quinziano.

E cosa il brano può dire oggi alle ragazze e alle donne di ogni età? Ci consegna la coscienza che Agata ha della sua dignità, di donna e di cristiana. Una ragazza che sa resistere alle molteplici e allettanti opportunità che le vengono offerte e per nessuna cosa al mondo intende rinunziare alla propria dignità di donna. Perfino Afrodisia l’aveva capito:
è Agata ogni ragazza che sa disprezzare le cose per apprezzare la propria dignità;
è Agata ogni donna che sa rispettare se stessa;
è Agata ogni donna che sa resistere alla voglia di possedere e svende se stessa;
è Agata ogni ragazza che sa rispettare il proprio corpo e i tempi della propria crescita;
è Agata ogni donna martire, cioè testimone della libertà e della verità;
è Agata ogni donna che ha il coraggio di difendere un’altra donna;
è Agata ogni donna cristiana che sa vivere guidata dal Vangelo di Gesù;
è Agata ogni donna che non cerca opportunità a qualsiasi condizione;
è Agata ogni donna che sa denunziare la prevaricazione, la menzogna e la violenza;
è Agata ogni ragazza, ogni donna che sa opporsi ai Quinziano del nostro tempo.

Dio non voglia che sotto il sacco bianco della devozione a sant’Agata vi siano anche qui delle Afrodisie!
Ti chiediamo perdono, o Signore, per tutte coloro che sono state Afrodisia.

Sant’Agata, aiuta i nostri giovani, gli uomini di Catania, a scoprire la bellezza e la grandezza della dignità di uomini rispettosi della dignità delle donne. Sant’Agata aiuta le nostre ragazze, le nostre donne a saper essere rispettose della loro nobiltà femminile.
Tu hai provato a farlo capire a Quinziano: continua a farlo capire agli uomini di Catania del nostro tempo, perché comprendano cosa significa essere uomini.
Tu che hai difeso, a costo della vita, la tua dignità di donna e di cristiana: continua ad insegnare cosa significa essere donna, quale sia la vera libertà e la ricchezza della dignità alle donne di Catania del nostro tempo.

La festa non ci fa celebrare un femminicidio, come qualcuno ha preteso di affermare. La festa è modalità solenne ed esteriore della memoria da mantenere sempre viva dell’esemplarità di vita cristiana, di forma sublime della dignità della giovane catanese Agata e del suo martirio, come lei stessa ha affermato a Quinziano: «Io confesso Cristo con le labbra e con il cuore, non cesso giammai di invocarlo».

Lo sguardo… sì! Guardiamolo il volto di sant’Agata…! Lo sguardo di sant’Agata ci insegni a saper guardare e saper apprezzare la dignità nostra e degli altri, a saperla difendere in noi e negli altri…
Ogni anno in questi giorni apprezziamo la bellezza del suo volto, del suo sguardo… questa bellezza ci è consegnata perché possa splendere lungo le strade della nostra città, sul volto di uomini e donne che sanno rinunziare ai pensieri e agli atteggiamenti di Quinziano e di Afrodisia, per far risplendere Catania della bellezza di sant’Agata, che è riflesso della bellezza di Dio, che ci esorta ad avere il coraggio di lasciarci illuminare dal Vangelo per essere luce di Gesù e rendere bello il volto della città di Agata, il volto della nostra città.”

L’intervento integrale di mons. Gaetano Zito Festa Sant’Agata 6 febbraio 2018